| Progetto Novecento
Cile
1970- 1973
Cominciamo l'analisi dei documenti da un testo ufficiale del Senato degli Stati Uniti, un rapporto stilato per conto della Commissione Servizi segreti per l'approvazione del bilancio del 2000, il cosiddetto “Rapporto Hinchey”.
Ma prima di cominciare, al fine di comprendere meglio i meccanismi che hanno portato alla diffusione di tutte queste informazioni un tempo assolutamente riservate, citeremo la pagina di una giornalista cilena, Patricia Verdugo, autrice di un fondamentale saggio storico-biografico su Salvador Allende: «perché non si pensi che stiamo muovendo un'accusa non basata su fatti, mettiamo in chiaro quali sono le fonti. Gli Stati Uniti funzionano internamente come una democrazia in cui i poteri dello Stato si controllano l'uno con l'altro per evitare abusi e arbitrarietà. Fu così che, in seguito alle denunce su quanto era avvenuto in Cile, il Senato americano avviò un'indagine approfondita. La commissione d'inchiesta fu presieduta dal senatore Frank Church, dello Stato dell'Idaho, e composta da undici senatori. Il rapporto finale fu pubblicato nel 1975 con il titolo Azioni clandestine in Cile 1963-1973 .
Con il suo rapporto, la Commissione Church permise che si conoscesse come operava allora – in parte – il sistema di spionaggio degli Stati Uniti quando realizzava “azioni clandestine” all'estero. Un sistema molto più complesso di quanto si possa immaginare. Nell'ambasciata degli Stati Uniti a Santiago c'è, ancora oggi, un ufficio della CIA. E sia gli agenti sia gli altri funzionari “alimentano” con i loro rapporti il grande apparato de Servizi segreti americani di cui la CIA è soltanto un braccio. Gli addetti militari formano l'US Military Group (Milgroup) che, a sua volta, informa i servizi segreti del Pentagono, la Dia (Defence Intelligence Agency).
Questi rapporti permettono all'apparato spionistico degli Stati Uniti di elaborare le “valutazioni nazionali dei Servizi segreti” sui Paesi a cui sono interessati. Sulla base di queste “valutazioni”, la Casa Bianca vaglia la politica estera che sarà posta in atto dal Dipartimento di Stato in ogni singolo Paese. E, contemporaneamente, se la Casa Bianca lo ritiene necessario, la CIA propone ed effettua “azioni clandestine” nel suddetto Paese. Di questo, per legge, la CIA deve informare alcune commissioni del Senato, ma non sempre lo fa. Ed è quello che successe in Cile per quanto riguarda la maggioranza delle 53 “azioni clandestine” portate a termine tra il 1964 e il 1973.
La Commissione Church non è l'unica fonte che permette a noi cileni di ricostruire la nostra dolorosa storia. Nel febbraio del 1999, infatti, il presidente Bill Clinton ordinò agli organismi di scurezza nazionale degli Stati Uniti di “rintracciare e revisionare in vista della loro declassificazione tutti i documenti relativi ad abusi di diritti umani, atti di terrorismo e altri atti di violenza politica in Cile” perpetrati negli anni 1968-90. va specificato che Clinton prese la decisione di aprire il forziere dei segreti quando Pinochet era agli arresti a Londra in attesa della decisione del tribunale sulla sua estradizione in Spagna. Tutta sembra indicare che per cercare di porre riparo al danno causato al Cile, la Casa Bianca cercò di addurre prove per la sua incriminazione.
Successe, dunque, che la CIA in occasione delle rime due consegne di documenti declassificati rifiutò di cooperare. I dirigenti dei Servizi sostennero che non erano obbligati a cercare documenti nei loro archivi “operativi”. Ci fu una campagna pubblica a Washington, organizzata da Peter Kornbluh, direttore del progetto “Chile Documentation” degli Archivi della Sicurezza nazionale. E la CIA si vide costretta, allora, a impegnarsi per iscritto a consegnare i documenti.
“Credo che voi abbiate il diritto di sapere cosa successe e come successe”, disse il presidente Clinton ai giornalisti, una frase diretta più ai cileni che ai reporter.
Le grandi penne della CIA lavorarono molte settimane per cancellare tutto quello che era ancora considerato top-secret [per questa ragione, nella traduzione dei documenti, si nota il continuo riferimento a pagine e righe mancanti nel testo originale]. Ma anche così la direzione operativo protestò con il direttore della CIA, George Tenet. La ragione: “i documenti, anche se erano molto censurati, rivelavano troppo”. Tenet disse che era d'accordo e in una lettera ai membri del Congresso spiegò che “questi materiali, nel loro complesso, rivelano un modello di attività da cui si evince il metodo usato dai Servizi in tutto il mondo. Per questo”, concluse, ”ho deciso di trattenere i documenti”.
La CIA, più di un quarto di secolo dopo il golpe militare, non accettò di aprire il suo archivio segreto limitandosi a consegnare circa 300 documenti che in gran parte erano già stati esaminati dalla commissione Church. Immaginate che cosa ci deve essere lì dentro che ancora non ci dà il diritto di conoscere la nostra storia. E dire che la CIA fu sottoposta a una pressione aggiuntiva: per approvare il bilancio dell'anno 2000 la Commissione Servizi segreti del Senato decise di indagare sulle operazioni della CIA in Cile. I risultati di quest'indagine furono riassunti nel cosiddetto Rapporto Hinchey » [P. Verdugo, cit. pp. 35-7].
Consulta il testo originale.
La traduzione italiana a cura degli studenti del Liceo Internazionale Europeo "A. Spinelli" di Torino Alcune osservazioni sui contenuti del documento:
- le conclusioni a cui giunse l'inchiesta del Senato americano tendono a considerare come sincere le risposte della CIA, anche se non come definitive: «La risposta della CIA all' ‘emendamento Hinchey' (vedi sopra) deve essere intesa come un tentativo in buona fede di rispondere alle tre domande in forma non riservata, non come una storia definitiva delle attività USA in Cile negli ultimi 30 anni ».
- è evidente l'intenzione, chiaramente “ideologica”, di distinguere le attività sovversive “coperte” della CIA dalle conseguenze effettive raggiunte col colpo di Stato militare. Si afferma infatti che «non abbiamo trovato informazioni – e lo stesso vale per il Church Committee – sul fatto che la CIA o la Intelligence Community fossero coinvolte nella morte del Presidente cileno S. Allende. Pare si sia suicidato non appena i leader del colpo gli si avvicinarono. Il maggior sforzo della CIA contro Allende risale a prima, al 1970, nel tentativo fallito di bloccare la sua elezione e l'accesso alla presidenza ».
- il rapporto cerca anche di prendere le distanze dal regime dittatoriale di Pinochet e dai suoi numerosi e gravi abusi contro i diritti umani, pur affermando che molti degli agenti cileni al servizio del generale erano pagati dalla CIA.
Il quadro che emerge da questa relazione è dunque “a due facce”: da un lato rende pubbliche con molta chiarezza le reali intenzioni dell'amministrazione dell'allora presidente americano, volte a interferire con ogni mezzo negli affari interni di un Paese straniero al solo scopo di difendere gli interessi economici statunitensi (« l'obiettivo ossessivo – fermamente radicato nella politica del periodo – era di screditare i leader politici di inclinazione marxista, specialmente S. Allende, e rafforzare e incoraggiare i loro avversari in campo civile e militare per impedir loro di prendere il potere » - «… nel loro incontro con Richard Helms, direttore della CIA, e il ministro della giustizia John Mitchell in data 15 settembre 1970, il presidente Nixon e Henry Kissinger ordinarono alla CIA di impedire ad Allende di assumere il potere. Non erano “preoccupati dei rischi”, come testimoniano gli appunti di Helms, secondo cui Nixon e Kissinger ordinarono, oltre ad azioni politiche esplicite, misure per “far sì che l'economia urlasse” »); dall'altro, la relazione sottovaluta costantemente il peso della pressione esercitata dall'agenzia spionistica statunitense sui cospiratori cileni, attribuendo esclusivamente ed essi ogni responsabilità in meritò ai fatti concreti di violenza avvenuti negli anni della lotta politica contro Allende (« Con l'applicazione del piano "Track II", la CIA cercò di istigare un colpo per impedire ad Allende di insediarsi in carica dopo che lui aveva acquisito la maggioranza relativa nell' elezione del 4 settembre, e prima che il Congresso Cileno confermasse la sua vittoria, com'era richiesto dalla costituzione poiché egli non aveva ottenuto la maggioranza assoluta. La CIA stava lavorando con tre diversi gruppi di cospiratori. Tutti e tre i gruppi indicarono chiaramente che qualsiasi colpo avrebbe richiesto il rapimento del Comandante dell'Esercito Rene Schneider, il quale sentiva profondamente che la Costituzione richiedeva che l'esercito concedesse ad Allende di assumere il potere. La CIA fu d'accordo con questa valutazione. Sebbene la CIA avesse procurato le armi a uno dei gruppi, noi non abbiamo trovato informazioni che l'intenzione dei cospiratori o della CIA fosse di uccidere il generale. Il contatto con un gruppo di cospiratori fu presto abbandonato a causa delle sue tendenze estremiste. La CIA procurò gas lacrimogeno, mitra e munizioni al secondo gruppo. Il terzo gruppo tentò di rapire Schneider, ferendolo mortalmente nell'attacco. La CIA aveva precedentemente incoraggiato questo gruppo a lanciare un colpo ma ritirò il supporto quattro giorni prima dell'attacco perché, nella valutazione della CIA, il gruppo non avrebbe potuto effettuarlo con successo »). In altre parole: Nixon voleva l'eliminazione a qualunque costo di Allende, la CIA procurò anche le armi per questo, ma… gli Stati Uniti non sarebbero responsabili del fatto che Allende si sia suicidato durante il bombardamento della sede presidenziale a Santiago del Cile da parte dell'aviazione ribelle. In effetti, è difficile capire quale sia il vero senso di una conclusione di questo tenore.
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