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Sotto Osservazione

Organo di controinformazione
Flash dall'Italia e dal mondo

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Articoli firmati selezionati da blog e siti di controinformazione.

Israele

Perché non è più (ma lo è mai stato?) possibile criticare Israele? Che cos'è Israele, se non uno Stato come tutti gli altri, forse un po' più bellicoso di molti altri, certo non perfetto sotto il profilo dei diritti umani e civili? Chi sono coloro che minacciano, protestano e legiferano contro i sempre più numerosi critici dell'ideologia sionista?

Guai a chi tocca Israele - Dal blog «Palestina libera»

Traduzioni mediatiche criminali (1)
Traduzioni mediatiche criminali (2) -
Dal sito «Iran.splinder.com»

Il bilancio della repressione israeliana contro l'Intifada - dal sito «Forumpalestina.org»

Chi sono i "nemici" di Israele? - Traduzione dal sito «kelebek.splinder.com» a cura di «Comedonchisciotte»

Israele e la politica estera degli USA - Una impegnativa analisi di due accademici statunitensi - tradotto a cura di «Comedonchisciotte»

La guerra secondo Israele - Un articolo di Fulvio Grimaldi.

L'Olocausto come risorsa politica - Un articolo di Amira Hass

Strategie israeliane per legalizzare l'occupazione - vedi la traduzione.

L'educazione al razzismo dei bambini israeliani - un articolo della pacifista israeliana Nurit Peled-Elhanan

Il rapporto riservato dell'ONU sul fallimento della diplomazia internazionale - da «Il manifesto»

L'arsenale atomico USA sotto il controllo di Israele - da «Kavkaz Center»

La madre di tutti i pretesti - di Uri Avnery

Israele: l'Iran e altre infamie - di Maurizio Blondet

Bambini palestinesi - un articolo di Gideon Levi (Haaretz)

Israele alla Fiera del libro?

I cristiano-sionisti.

L'assedio di Gaza

L'ONU fermi i crimini di guerra israeliani - La denuncia di Human Rights Horganisations

Ziegler condanna Israele

Israele pretende dai palestinesi il riconoscimento di "stato ebraico" per liquidare il diritto al ritorno dei profughi - da «ForumPalestina» - Sul problema, vedi questa pagina

Rompere l'assedio di Gaza - da «Palestina libera»

Il vertice di Annapolis visto da Gaza - da «OsservatorioIraq»

Quanto durerà Israele? - da «Palestina Libera»

Gaza come il Nicaragua? - da «Hawiyya»

 

Iraq - Afghanistan

Contro chi combattono gli Stati Uniti in Iraq? Contro Al-Qaeda? Contro i terroristi? Contro gli sciiti? Contro i ribelli? Contro gli Iracheni? Contro la resistenza baathista? Contro lo potenze concorrenti sul mercato petrolifero? O combattono "a favore" di qualcosa? Della libertà? Della democrazia? Della pace? Della stabilità in Medioriente? Qualche riflessione, nel silenzio assordante dei nostri organi di informazione, bisognerà pur farla...

L'olocausto iracheno - Traduzione dal sito «www.countercurrents.org» a cura di «Comedonchisciotte»

Ha confessato il colpevole di ogni cosa - Traduzione dal sito «kurtnimmo.com» a cura di «Comedonchisciotte»

Il diritto alla resistenza del popolo iracheno - Scritto dall' Advisory Committee of BRussells Tribunal [Tribunale Bertrand Russel] in consultazione con l' Avv. Karen Parker

La "vera" storia di Saddam Hussein - un articolo originale di Valeria Poletti per «Comedonchisciotte»

Nient'altro che fascismo... - Traduzione dal sito «informationclearinghouse.info»a cura di «Comedonchisciotte»

La democrazia ha esportato un altro muro - dal blog «Baghdad Burning»

La misteriosa morte di David Kelly - Un articolo da «GlobalResearch»

Un altro Nicaragua? - da «luogocomune»

Panico in città - da «luogocomune»

Il governo iracheno nasconde il vero numero dei morti per colera - da «Roads to Iraq»

Va tutto bene in Iraq? - un articolo di Giuliana Sgrena

A che punto è la notte. La vera guerra in Afghanistan - Un articolo di Maso Notarianni

 

Italia

Un Paese a perenne sovranità limitata: a cominciare dagli Asburgo per finire al Vaticano. Un Paese che è il "porto delle nebbie" nel campo della legalità istituzionale e privata. Un Paese che malgrado tutto non è ancora affondato... ma oggi abbiamo davvero l'acqua alla gola più che mai.

Quei patti dimenticati tra Stato e Chiesa - Un articolo di Eugenio Scalfari da «La Repubblica.it»

L'Italia paese pacifista? - Un articolo da «Umanità nova» giornale anarchico

La Chiesa post-conciliare - da «La Repubblica.it»

L'Italia incattivita - un articolo di A. Sofri da «Repubblica.it»

La risposta di G. D'Avanzo: le radici antiche dell'Italia cattiva

L'Italia è una colonia? - Un articolo di Antonella Randazzo

Chi sono i nemici della civiltà per la chiesa di oggi - articolo dal "Corriere della sera"

Il testo del documentario della BBC sulla pedofilia dei preti cattolici (che il Vaticano definisce calunnioso)

L'Italia è una colonia - 2 - da «il Manifesto»

Un altro documentario censurato in Italia - dal sito «predicabeneratzolamale.org»

Un altro caso archiviato: la morte di Guido Calvi - da «etleboro»

Sinistra corrotta - un articolo di M. Travaglio

L'Italia settima nel mondo per spese militari - da «unimondo.net»

Gli abiti firmati del papa - Un articolo da «Il giudizio universale»

L'importanza dell'istruzione in Italia - da «Il manifesto»

La balle di Veltroni - un articolo di Maurizio Pallante

Democrazia e religione - un articolo da «LaRepubblica»

Totò Cuffaro - dal blog «Benny Calasanzio»

Berlusconi assolto definitivamente - da «luogocomune.net»

Di Pietro e l'inchiesta sul G8 - di Gialuca Freda

Rumeni in Italia e criminalità - da «Osservatorio sulla legalità»

La depenalizzazione dei reati contro la costituzione - un articolo di Solange Manfredi

VATICANO: la "religione" degli affari - il pacchetto con tutti gli articoli dell'inchiesta di Curzio Maltese che tanto ha fatto infuriare la curia pontificia

In Italia l'informazione è di regime? - il caso RAI - Mediaset

 

USA - Mondo

Un mondo a sovranità limitata... il problema è che siamo dalla parte dei più forti. Come diceva anche Socrate prima di morire...

L'impeachment del popolo - Un articolo dello storico statunitense Howard Zinn dal sito «Progressive.org»

Ritorna la Guerra fredda? - La nuova politica estera russa dal sito «etleboro.com»

Gli Stati Uniti sono uno Stato criminale? - Il genocidio in Afghanistan da «mwcnews.net»

La Turchia non può essere accusata del genocidio degli Armeni - Ritaglio stampa dall'ANSA

Il peggior massacro mai avvenuto negli USA - un articolo dal San Francisco Chronicle

Il voto elettronico fa vincere le destre? - fonte: Huffington post

Le menzogne su Chavez - fonte: «la patria grande.net»

Un altro devastante piano terroristico sventato - da «luogocomune.net»

Diritto e lavoro in Cina - dal «Manifesto»

La privatizzazione della guerra - da«resistenze.org»

L'amministrazione Bush ammette l'uso della tortura - da «osservatorio sulla legalità»

Quello che i giornali non dicono della Birmania - da «antonellarandazzo.blog»

Le leggi antiterrorismo e l'impero del terrore - un articolo da «Réseau Voltaire»

Prove di regime negli USA - DA «Project Censored»

750.000 sospetti terroristi negli USA - dalla Agence France Press

La CIA, l'Afghanistan e la droga - da «ComeDonChisciotte»

A proposito di Pakistan e di Musharraf - da «Znet»

7 nazioni stanno sganciandosi dal dollaro - da «Currency Trading»

Il nuovo Maccartismo USA - da «BaltimoreSun»

Rapimenti e torture Made in USA - ecco il rapporto di Amnesty International

Niente atomica in Iran: parola della CIA - un articolo di M. Mazzucco

 

Che cos'è diventata la nostra "grande stampa", a quali livelli è scesa l'informazione. II puntata.
Quanti in Italia sono a conoscenza del grande movimento di massa che sta agitando la vita politica statunitense? Ci riferiamo al Movimento popolare per la messa in stato d'accusa (impeachment) del presidente Bush e del vice presidente Cheney, per le menzogne sui presunti armamenti iracheni - con la conseguente ingiustificata invasione dell'Iraq - e gli attentati alla libertà civile posti in essere con le recenti legislazioni anti-terrorismo. Vedi la voce di Wikipedia in inglese.
Malgrado da due anni negli USA ci si scontri su questo tema sul piano politico e nella vita pubblica, e che a tutt'oggi siano state raccolte quasi un milione di firme - vedi il sito «impeachbush.org» -  non una riga, non una parola su telegiornali e radio-news, non un accenno o un dibattito su nessuna televisione pubblica o privata in Italia è stato speso per questo evento di portata politica decisiva per il nostro tempo. Basta considerare quanto furore mediatico si scatenò sulla richiesta di Impeachment contro Clinton per la squallida storia della Lewinsky, e il paragone ci chiarirà le idee sul livello di degrado etico e civile che ha raggiunto la nostra casta giornalistica.

Archivio degli articoli - Archivio della rivista

 

Blog amici

Palestina libera - di Vichi Salam(e)lik - di Sherif el Sebaie Antonella Randazzo - Non semplice controinformazione, ma approfondimenti e riflessioni Gennaro Carotenuto.it - Pubblicista e professore di Storia del giornalismo a Macerata
Ziopedia.org - un blog antisionista Perinde ac cadaver - un blog sulla chiesa di oggi Una risata ci disseppellirà - Prendiamola con una risata MediaWatch - Osservatorio sulle menzogne di guerra

 

 

 

 

 

La sezione "Pillole di controinformazione" è da oggi spostata in «Appunti in pillole»

Comunicato di Hana Al Bayaty, Ian Douglas, Abdul Ilah Albayaty, Iman Al Saadoon, Dirk Adriaensens, Ayse Berktay, Matthias Chang, Arundhati Roy, Michel Chossudovsky e Eduardo Galeano

Il 10 marzo 2007 si riunirà a Bagdad una abortita conferenza regionale in cui sarà ancora una volta assente il popolo iracheno e la sua resistenza non sarà rappresentata. Invece una sconfitta occupazione Usa continuerà a tentare di scrivere il destino del popolo iracheno complottando con un non democratico Consiglio di Sicurezza, così come con altri Stati confinanti e della regione presumibilmente invitati da un governo fantoccio.

Che tipo di governo collabora con potenze straniere contro il suo stesso popolo?

Che tipo di governo invita forze straniere ad uccidere la sua stessa popolazione?

Che tipo di governo sostituisce le regolari forze armate nazionali con delle milizie?

Che tipo di governo regala la ricchezza petrolifera della nazione a potenze straniere?

E quale tipo di governo va ad implorare i suoi vicini perché permettano alla sua popolazione di scappare a milioni nei loro paesi?

Qual è il governo che ricompensa gli stupratori?

Qual è il governo che ricompensa gli squadroni della morte?

Quale è il governo che manca così tanto di legittimità da dover “attaccare in forze” per la quarta volta la sua stessa capitale?

Qual è il governo che rapisce, imprigiona e tortura la gente?

Qual è il governo che inventa nuovi eccessi di legge marziale?

Qual è il governo che non risponde delle proprie finanze?

Qual è il governo che degrada senza pudore le infrastrutture civili?

Qual è il governo che non può fornire nemmeno i servizi basilari, quali acqua pulita ed elettricità?

E qual è il governo che non è mai all'interno del paese?

Tale governo è la prova che l'occupazione è la più alta forma di dittatura.

Tutti i popoli del mondo aspirano a una democrazia in cui si suppone sia espressa la loro volontà. Per il quarto anno consecutivo non si è potuta sottomettere la volontà del popolo iracheno. La Resistenza Irachena è democratica per definizione perché è un'insurrezione guidata dalla volontà popolare, ed è progressista per definizione perché difende gli interessi della gente.

L'unica soluzione in Iraq è la sovranità del popolo iracheno.

Solo la nazionale e popolare Resistenza Irachena è capace, ed ha il potere, tanto per la legge internazionale quanto come realtà oggettiva, di stabilire un cammino verso la pace e la stabilità in Iraq e e una fine a questa occupazione illegale.

Noi dobbiamo prevenire ogni nuovo tentativo Usa di imporre un governo servo al popolo iracheno riconoscendo la sua resistenza come sola rappresentanza della volontà del popolo dell’ Iraq.

Ritiriamo il riconoscimento a questo retrogrado governo imposto dall'esterno e riconosciamo la Resistenza Irachena!
Baghdad, 21 Aprile 2007

“Sei giorni fa ero in un convoglio armato che attraversava quelle strade di Bagdad che McCain definisce sicure, quando un inesistente razzo, prodotto proprio qui e non a Tehran, ha colpito un camion che trasportava 15 soldati. Dovemmo fermarci, non potevamo girare perché c'erano vicoli dietro di noi che cercavano freneticamente di scappare in tutte le direzioni, e così vidi quelli che erano i resti strappati di tutti i 15 soldati che, abbrustoliti, imbrattavano la strada. Non era una di quelle cose da guardare, o annusare, dopo colazione o prima di pranzo. Non c'è stata una sola parola di ciò nei nostri media a casa e la lista ufficiale delle perdite, pubblicata su Internet, non citava nessuno di loro. Ce ne sono 15 che non sono mai stati riportati. Un tizio nell’ edificio vicino al mio si occupa della lista delle perdite per trasmetterla negli States, e dice che loro pubblicano un nome su 10. Questo è stato un mese davvero brutto, con più di 300 morti rese note! Questa cifra non copre coloro a cui manca la faccia, o le cui gambe sono finite sopra un tetto a dar da mangiare agli uccellini.

Global Research

Secondo il diritto internazionale dovrebbe essere legale criticare lo stato di Israele?

"On Faith” [“Sulla fede”], una rubrica internet del Washington Post e della rivista Newsweek, ogni settimana pone domande a un panel di più di 50 persone appartenenti al mondo religioso. Una domanda recente è stata “Si può essere critici di Israele e non essere antisemiti?”.
Jonathan Sarna, professore di storia ebraica americana alla Brandeis University ha risposto: “Molto dipende dai motivi della critica. Oggi è facile trovare critici indegni. [...] le loro voci stridule non sono né moderate dall’amore né venate di tristezza. Il loro desiderio è vedere distrutto lo stato ebraico. I critici degni, al contrario, sono più scarsi. [...] le loro parole mescolano la lode al rimprovero. Parlano direttamente, tristemente, e sempre con dolore.”[4]
Eccoci qua. Una domanda tanto evidentemente ridicola che non dovrebbe essere neanche proposta da due giganti mediatici o da chiunque altro abbia una qualche pretesa intellettuale, ma viene proposta per via dell’incessante pressione della lobby israeliana negli Stati Uniti e in tutto il mondo. E riceve poi una risposta appropriatamente ridicola.
Si può esprimere riserve su un decreto papale e non essere anticattolici? Si può essere critici dei pellegrinaggi alla Mecca, che spesso finiscono in tragedia, e non essere antislamici? Si può essere critici della negligenza africana riguardo all’AIDS e non essere razzisti? Perché chiunque nel mondo critichi la guerra degli USA in Iraq deve essere innamorato degli Stati Uniti? Per essere presi sul serio – essere giudicati “degni critici” – devono nella stessa frase offrire qualche sorta di lode per gli Stati Uniti? Dobbiamo giudicare che chi non lo fa desidera vedere distrutto lo stato americano? Chi sta in Palestina e il Libano, e sulle sue teste e sulle sue case cadono le bombe israeliane, può essere un degno critico delle politiche israeliane? Non stanno parlando “direttamente, tristemente, e sempre con dolore”?

W. Blum - The Anti-Empire Report

 Esercitazioni anti-terrorismo

Dal 23 al 27 aprile, reparti di elite dell'esercito eseguiranno Noble Resolve 07, una maratona di quattro giorni di attacchi terroristici simulati in Europa e negli Usa. Includeranno un'esplosione simulata di un'arma nucleare “libera” da 10 kilotoni nel porto della Virginia, contrabbandata da un “paese straniero”.
Questa settimana Dick Cheney ha anche avvertito di una minaccia, “estremamente reale”, di attacco nucleare su una città americana. L'esercitazione Noble Resolve potrebbe essere usata come facciata per un attacco false-flag da attribuire a Iran, Hezbollah, Al-Qaeda o americani compromessi quali Adam Gadahn [il cosiddetto portavoce americano di al-Qaeda n.d.t.]?
Le esercitazioni vengono compiute dalla Joint Task Force Command (JTFCOM), dal Northern Command (NORTHCOM), dal J9 Joint Innovation and Experimentation Directorate, dal bunker di comando della FEMA, dal dipartimento di sicurezza nazionale e dalla polizia della Virginia.
I marines Usa stanno anche per eseguire “Emerald Express 07” in Virginia il 24 aprile come parte del loro pacchetto di esercitazioni Urban Warrior 07.
Importante notare che le esercitazioni “Noble Resolve” sono dominate dal NORTHCOM, il ramo della “difesa nazionale” con base in Colorado e responsabile per l'eventuale imposizione della legge marziale negli Stati Uniti, così come testa di ponte nell'unione tra Usa, Canada e Messico tramite il SPP [Security and Prosperity Partnership of North America n.d.t.].
Allo stesso tempo il J9 Directorate formula diversi scenari terroristici e usa avanzate simulazioni al computer per eseguire esercitazioni e prevedere le reazioni umane; Articoli recenti sottolineano come si stiano usando ambienti virtuali per creare e gestire realistici scenari di guerra che coinvolgono milioni di “persone”. Alcune importanti citazioni dall'articolo:
“Egli afferma che lo scenario della prima fase dell'esperimento inizia con partner internazionali e arriva sino a singole municipalità. Inizia con minacce che si originano in Europa e viaggiano verso gli Stati Uniti”
“Kersh ha detto che mentre lo scenario progredisce, altre agenzie e strati del governo vengono coinvolti”
“Il problema alla fine arriva alla comunità della Virginia con la minaccia che si presenta nel porto ed esplode. Ciò comporterà il lavorare sulla parte del problema consistente nella gestione delle conseguenze”
“Il centro di unione è nei quartieri generali della polizia di Stato ed è collocato insieme al centro delle operazioni di emergenza della Virginia” (cioè: Mount Weather)
“Tutto è coordinato con il Dipartimento della sicurezza nazionale e coinciderebbe con una delle maggiori esercitazioni di tale dipartimento”
Dobbiamo ricordarci che l’agente C.I.A. Philip Giraldi ha avvertito la rivista American Conservative che lo STRATCOM potrebbe lanciare un attacco nucleare contro l'Iran in seguito ad un nuovo attacco contro gli Stati Uniti portato con armi di distruzione di massa.
E che i media russi ed ex membri dell'esercito russo continuano ad avvertire che l'attacco americano e israeliano contro l'Iran è imminente.
Mentre molte esercitazioni vengono compiute ogni mese, Noble Resolve 07, con i suoi scenari “realistici”, arriva proprio in un momento di aumentata tensione geopolitica. Ricorda le esercitazioni del 2005 quando si simulò l'esplosione in South Carolina di un'arma nucleare da 10 kilotoni. C'è chi ipotizza che il generale a quattro stelle Kevin Byrnes, del comando TRADOC di Fort Meade, fu licenziato per aver reso pubblica l'esercitazione.
Non dobbiamo vivere in un costante stato di panico e paura, o fare alcuna irresponsabile previsione su Noble Resolve 07. Ma nei prossimi giorni possiamo mandare questa informazione via mail a blog, apparati di informazione, amici e famigliari, membri del congresso e altri per inoculare un antidoto contro la possibilità che possano essere attivate “squadre canaglia” all'interno della esercitazione.

Titolo originale "Noble Resolve 07: Four days of “simulated” nuclear terrorist scenarios in the US & Europe"
 

Fossi nato in Germania, sarei stato nazista

      Questo è l' unico dei miei racconti di cui conosca la morale. Non è una morale meravigliosa, non credo; si dà soltanto il caso ch' io sappia di quale morale si tratti: noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicché dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere. La mia esperienza personale con i traffici e gli imbrogli dei nazisti è stata molto limitata. A Indianapolis, la mia città natale, c' era, negli anni Trenta, qualche spregevole e chiassoso fascista d' origine americana; mi ricordo che qualcuno mi passò sottobanco una copia di «The Protocols of the Elders of Zion», che avrebbe dovuto essere il piano segreto degli ebrei per la conquista del mondo (...). Dopo un po' venne la guerra e io mi ci trovai dentro; fui preso prigioniero ed ebbi modo di vedere un po' di Germania, dall' interno; intanto la guerra continuava. Ero soldato semplice, esploratore di battaglione, e secondo la convenzione di Ginevra dovevo lavorare per il mantenimento, il che fu un bene, non un male (...). Nella mia squadra di lavoro eravamo circa un centinaio di persone; fummo destinati a una fabbrica che produceva uno sciroppo di malto arricchito di vitamine, per donne incinte (...). La città era graziosa, tutta ricamata, come Parigi, e la guerra non l' aveva neppure sfiorata. Si trattava probabilmente di una città «aperta», che non poteva essere attaccata, visto che non ospitava né centri di raccolta delle truppe, né industrie militari. Tuttavia la notte del 13 febbraio 1945, potenti esplosivi furono sganciati su Dresda da apparecchi inglesi e americani. Non c' erano obiettivi particolari per le bombe. La speranza era di appiccare il fuoco un po' dappertutto e di costringere i pompieri a starsene rintanati sottoterra. Poi sui fuochi avviati furono rovesciate centinaia di migliaia di piccole bombe incendiarie, come semi su di una zolla appena rivoltata (...). E in un attimo: tempesta di fuoco. Tra parentesi, fu il più colossale massacro di tutta la storia d' Europa. Ah sì, e allora? Noi non riuscimmo a vedere il fuoco. Eravamo in un fresco deposito di carne, sotto il mattatoio, insieme con i nostri sei custodi e file e file di mucche, maiali, cavalli, pecore, macellati e squartati (...). La fabbrica di sciroppo di malto era sparita. Tutto era sparito, tranne le cantine dove centotrentacinquemila Hansel e Gretel erano stati cotti al forno come altrettanti omini di pan di zenzero. Sicché fummo messi a lavorare come minatori di cadaveri; sfondavamo i rifugi e ne tiravamo fuori i corpi (...). Questo per ciò che riguarda i miei rapporti con i nazisti. Suppongo che se fossi nato in Germania, sarei stato nazista, e avrei massacrato ebrei, zingari e polacchi, lasciando sporgere i loro stivali dai cumuli di neve, riscaldandomi all' idea della mia segreta virtù. Così è la vita.      

Vonnegut Kurt [da Corriere.it]

Gino Strada e il caso Mastrogiacomo

Una cosa bisogna sempre ricordarsi, se ci si vuole mettere di traverso alle strategie americane, che si gioca pesante, senza quartiere, senza etica né morale, con strategie psicologiche e mentitori di professione, con prove false inventate a tavolino, con la corruzione e il controllo di governi fantoccio, con lo strapotere mediatico, con i rapimenti e le torture.
Non c'è spazio per volenterosi, ingenui, idealisti. L'unica legge che viene riconosciuta e praticata dagli Usa è quella della forza e anche ai loro servili alleati impongono di non trattare nel caso esistano dei prigionieri, come dimostra la vendetta criminale contro l'auto che riportava la giornalista Sgrena in patria, con l'uccisione di Calipari.
Un idealista come Strada può permettersi anche di ignorare in quali luride fogne si fa la politica internazionale e accettare generosamente ed ingenuamente una mediazione che gli fu richiesta da Prodi e D'Alema, ma questi due navigatori di lungo corso della politica si sono rivelati particolarmente cinici e pilateschi usando Strada in quanto sapevano benissimo che affidarsi ai servizi segreti italiani e americani significava un bliz militare con Mastrogiacomo morto.
E una volta ottenuto lo scopo della liberazione del giornalista hanno lasciato solissimo Gino Strada, da offrire alla vendetta Usa, che ha ottenuto di cacciare Emergency dall'Afghanistan quale scomodo testimone dei massacri della coalizione occidentale, con la falsa accusa di collateralismo con i terroristi.
Un bel piattino servito freddo, in perfetto stile CIA e catto-comunista, una ciliegina sulla torta di una missione di “pace”!
Paolo De Gregorio

IO, CITTADINO”SOVRANO”, PROTESTO…

di Carmelo R. Viola

Ho ogni rispetto per chi crede. Credere è un bisogno biologico come quello di nutrirsi e di comunicare. Ogni essere intelligente ha una sua fede. Perfino chi dice di non credere in niente – l'ateo – crede, sebbene in maniera non sacramentale. Se io non credessi nell'utilità – anzi, nella nobiltà – delle cause per cui mi batto, non scriverei questo ed altro. Ogni soggetto deve essere libero di avere una propria fede (purché al limite della non violenza): io credo anche nel dovere di difendere tale diritto perfino in chi crede in “verità” che mi ripugnano, e non perché ciò è attribuito a Voltaire, non so quanto attendibilmente. La lotta per qualcosa con cui ci si identifica, ci gratifica: ci fa essere noi stessi.
Ebbene, con tutto questo non c'entra la illegittima, prepotente, accanita, petulante, autocratica, e soprattutto anticristiana, ingerenza della Chiesa negli affari del nostro Stato, in ispecie del nostro Parlamento alias potere legislativo. Si direbbe che il lupo cambia il pelo, con quel che segue…Diciassette secoli di errori non sono bastati. Non è bastata la generosità con cui i nostri soldati, nel 1870, si sono limitati alla Breccia di Porta Pia e alla soppressione di un Stato Pontificio e di un potere temporale eretti in forza di quella stessa prepotenza che oggi costituisce un governo parallelo con evidente tendenza di volersi sovrapporre a quello nazionale, e che mette spudoratamente parlamentari contro parlamentari, cittadini contro cittadini, fratelli contro fratelli in nome di quel Cristo che, storico o leggendario, predicava la comprensione, la tolleranza, l'amore e il perdono. Semmai la giusta contestazione del soggetto indignato che scaccia gli ipocriti usurai dicendo: “questa è la casa del Signore, ne avete fatta una spelonca di ladroni”.
Non è il caso della Chiesa attuale, la quale non si accontenta di essere presa sulla parola per continuare ad esistere non potendo esibirci alcun attestato di legittimità che non sia quello dell'autolegittimazione di qualunque potere non necessariamente di origine divina. Allo Stato del Vaticano non basta la tolleranza extragiudiziaria in base alla quale sussiste ed è finanziato in maniera palese attraverso i bilanci dello Stato, che ne cura perfino gli innumeri edifici di culto, in maniera esente da ogni controllo fiscale dai mille rivoli della devozione. Ed ha piena libertà di predicare le proprie verità, quali che siano.
Tutto ciò non gli basta. Essa è quella che è riuscita a far credere di essere: quello che i credenti credono che sia. La validità giuridica è solo una copertura a posteriori. Nessun istituto religioso ha avuto ed ha il potere che vanta la Chiesa, se si fa eccezione dello Stato islamico fondamentalista che è tutt'uno con il potere religioso o teocratico. L'esperienza vissuta sarebbe dovuta bastarle per imparare ad esistere non per tacita complicità ma come maestra di vita sulla falsariga della bellissima figura del Cristo, che non aveva alcuna veste per delegare chicchessia ad imporre checchessia.
La Chiesa dispone di innumeri contatti attraverso cui può legittimamente “governare” i propri fedeli in quanto tali: non ha alcun titolo per ordinare ai suoi “sudditi” di varare o votare leggi impositive di comportamenti religiosi tanto meno con la minaccia dell'inferno (o della scomunica) in totale contrasto con la laicità dello Stato. Contro tale ingerenza, priva di ogni legittimità, io, cittadino sovrano”, stanco ed offeso, protesto e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Nessuna legge laica obbliga il cattolico a divorziare – per fare un esempio banale: il converso è che nessuna legge parimenti laica, può obbligare un non cattolico a non divorziare. Lo stesso vale per qualunque altra modalità di vita, che nasce dal diritto naturale e dalla scienza.
Che la fede – allegramente scambiata per coscienza – comprenda il diritto d'imporla, è pura presunzione destituita di ogni fondamento razionale e scientifico. Sul piano giuridico si può configurare il reato di “millantato credito” se il fatto è commesso in malafede. Se il diritto d'imposizione (di “eterocoazione”) è parte della fede, allora bisogna rivolgersi alla psichiatria, la quale spiega come il volere esercitare sugli altri un potere di controllo fine a sé stesso, è una patologia mentale. Ho detto tutto.
Alla Chiesa è consentito, per consolidata tradizione ed acquiescenza – e solo per questo - di guidare chi crede in essa: non ha alcuno diritto di usare i suoi fedeli come agenti politici di opposizione e disobbedienza nel contesto di non importa quale Stato. Per contro, a chi antepone i precetti della Chiesa alle leggi del proprio Stato, dovrebbe essere logicamente inibita l'eleggibilità a rappresentante del popolo e qualunque attività incompatibile con la propria sudditanza fideistica allo Stato del Vaticano.
Quando qualche parlamentare o giornalista o giurista od uomo di cultura avrà il coraggio di alzare la voce contro cotanto scempio della scienza e del diritto?

bellaciao.org

Ma'ariv Daily riferisce che un ufficiale israeliano in pensione vende armi a gruppi terroristici in Iraq

L' ennesima evidenza che la guerra civile in Iraq viene artificialmente scatenata e finanziata dalle forze di occupazione per screditare la legittima resistenza del popolo iracheno e giustificare in occidente la permanenza dei 'pacificatori'. N.d.R.
In base a quanto riportato da Ma'ariv, Shmoel Avivi, un ufficiale israeliano in pensione, ha fondato due anni fa una società in Iraq che vende segretamente armi a gruppi terroristici.
Amnesty International ha affermato che Avivi è uno dei maggiori commercianti di armi del Medioriente.
Fonti irachene hanno annunciato che gli attacchi terroristici in Iraq sono stati appoggiati dalle agenzie di intelligence CIA e Mossad e da agenti segreti dell'ex regime iracheno.
Precedentemente il presidente della Commissione per la Sicurezza del parlamento iracheno, Hadi Ameri, aveva accusato i soldati occupanti di dirigere segretamente gli attacchi terroristici e di formare squadre della morte in Iraq.
Link

Stop al boicottaggio contro il Governo palestinese.

Abbiamo già sottolineato l'importante presenza, all'interno del mondo ebraico della diaspora, di voci dissonanti rispetto alle posizioni ufficiali dei rappresentanti delle comunità ebraiche, provenienti da gruppi organizzati che si rendono ben conto di come la pace nel vicino oriente possa essere raggiunta solo attraverso un equo accordo tra le parti in conflitto e la piena affermazione della legalità internazionale.
Così, dopo l'appello a fermare il boicottaggio contro il governo palestinese lanciato già nel gennaio di quest'anno dal Comitato esecutivo di European Jews for a Just Peace (vedi "Fuori dal coro" ), il Manifesto, lo scorso 20 marzo, ha ospitato un altro importante intervento degli “Ebrei per la pace”, in cui sostanzialmente si rivolge un invito ai Paesi Ue – alla luce del recente accordo raggiunto alla Mecca per un governo palestinese di unità nazionale – a smarcarsi dall'attuale appiattimento della politica europea riguardo alla questione palestinese sulle posizioni Usa, a porre termine al boicottaggio politico ed economico nei confronti dell'Anp e ad aprire un dialogo con il premier Haniyeh, volto a favorire la ripresa dei colloqui di pace con Israele.
Ma l'aspetto fondamentale della questione che gli Ebrei per la pace mettono in evidenza è un altro, una constatazione semplice eppure incredibilmente sottaciuta dai mezzi di informazione e misteriosamente ignorata dai governi europei.
E cioè che le tre condizioni che Israele, gli Usa e la Ue vorrebbero rispettate da Hamas per porre termine al blocco degli aiuti e all'isolamento politico (il riconoscimento dello Stato di Israele, la fine della violenza e il riconoscimento degli accordi precedenti siglati dall'Olp) sono misure assolutamente unilaterali, non prevedendo reciprocità nei confronti di Israele, e non aiutano in nulla il raggiungimento di un accordo di pace.
Non solo, infatti, come è evidente, il boicottaggio nei confronti del governo palestinese è assurdo e ingiusto, costituendo l'unico caso al mondo di sanzione che colpisce un popolo oppresso, invaso, massacrato, ma il solo risultato che sino ad oggi ha ottenuto è stato quello di rendere ancora più miserevoli le condizioni di vita della popolazione civile.
Ma, soprattutto, le condizioni richieste dalla comunità internazionale per riprendere i normali rapporti politici ed economici con i Palestinesi rappresentano l'ennesimo esempio del duplice standard da sempre applicato nella regione.
Si chiede, infatti, ai Palestinesi di cessare ogni violenza, ma si tollera tranquillamente che l'esercito israeliano effettui i suoi raid, le sue esecuzioni, i suoi assassinii, compiendo quotidianamente nei Territori occupati ogni sorta di crimine di guerra.
Si chiede ad Hamas di ufficializzare il rispetto di ogni accordo firmato in passato, ma si consente che Israele abbia violato e continui a violare ogni sorta di accordo, convenzione o risoluzione internazionali, compresi quelli più recenti e tanto strombazzati, come l'accordo per l'accesso e il movimento da e per Gaza (AMA).
Si chiede ad Hamas di riconoscere Israele, ma si passa sopra al fatto che Israele abbia modificato unilateralmente i confini internazionalmente riconosciuti con la costruzione del muro di “sicurezza”, che i suoi governanti riaffermino a ogni pié sospinto che Gerusalemme è e rimarrà sempre sotto sovranità israeliana, che si rifiuti persino di discutere della questione dei profughi palestinesi, i cui diritti peraltro sarebbero tutelati dalla risoluzione Onu n.194 del 1948.
L'appello degli Ebrei per la pace cade in un momento particolarmente delicato.
Da una parte, infatti, Israele vorrebbe veder riaffermato l'isolamento politico ed economico di Hamas, ed anzi ha iniziato ad attuare un curioso boicottaggio “di secondo livello”, vietando ogni incontro ufficiale ad ogni politico o diplomatico che, nel corso dello stesso viaggio, abbia incontrato anche esponenti governativi di Hamas: così è accaduto, ad esempio, per il Vice Ministro norvegese Raymond Johansen, primo membro di un governo europeo a incontrare il premier palestinese Haniyeh.
Dall'altra, tuttavia, il fronte oltranzista del boicottaggio comincia a mostrare qualche crepa laddove, all'interno della Ue, Francia, Spagna e Svezia chiedono una riapertura di un canale diretto con l'Autorità palestinese, mentre persino il console Usa Jacob Walles ha recentemente incontrato il neo Ministro delle Finanze palestinese Salam Fayyad.
E' dunque importante dare spazio, anche qui in Italia, a quanti spingono giustamente per porre fine al boicottaggio che colpisce l'intero popolo palestinese e ad usare ogni strumento possibile per far riprendere i colloqui di pace tra Israeliani e Palestinesi.
L'appello degli Ebrei per la pace, soprattutto, dovrebbe essere distribuito in copia ai tanti parlamentari della sinistra italiana che (a parole) si professano pacifisti e che trovano il tempo di intervenire su tutto, dall'Afghanistan alle Frecce Tricolori, ma inspiegabilmente non trovano un attimo di tempo per chiedere conto al governo Prodi del duplice standard applicato nei rapporti tra Anp e Israele, laddove la prima subisce l'isolamento politico e il blocco degli aiuti, mentre il secondo gode di rapporti privilegiati di scambio e di collaborazione in campo economico e militare.

I diritti del pianeta

Il centrodestra negli ultimi anni, in ossequio al proprio padrone, ha imposto il linguaggio mercantile come lessico politico. La Nazione è diventata un'azienda, il presidente del Consiglio un imprenditore, gli italiani consumatori, utenti, fruitori e ogni risorsa del pianeta una merce o un servizio. Questa terminologia troppo spesso mutuata anche da esponenti del centrosinistra, non è innocua, crea rappresentazioni del mondo come entità esclusivamente economica. Il nome che diamo alle cose e ai pensieri influisce in modo decisivo sulla nostra relazione con l'ambiente, i nostri simili e la società nel suo insieme. Noi siamo prima di tutto esseri umani e in quanto tali godiamo di uno statuto universale di dignità ed inviolabilità, siamo cittadini e dunque titolari di diritti civili, politici, sociali ed economici. L'Universo, il pianeta, la natura, gli elementi, gli animali sono anch'essi dotati di universalità, sacralità e dunque di diritti.

Moni Ovadia

Ubi Lateranum nunquam Luteranum (20 Febbraio 2007) Apprendiamo al Tg che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ed il Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, hanno guidato le delegazioni rispettivamente italiana e vaticana riunitesi per celebrare l'anniversario dei Patti Lateranensi nei locali dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede. Ma scusate, che protocollo è mai questo: il Capo dello Stato si reca nell'Ambasciata d'Italia per ricevere, in territorio italiano, un Ministro degli Esteri? Altroché celebrati, i Patti Lateranensi sono stati così piuttosto sublimati, a noi pare, se almeno è vero che essi di fatto accordano alla Chiesa un rango privilegiato rispetto allo Stato.

La sconfitta al Senato: guardiamo i numeri

( Il Manifesto del 23-02-2007) Italia - In margine (ma non tanto) alle discussioni sula caduta del governo Prodi vorrei porre in evidenza una circostanza che è stata totalmente ignorata dalla stampa d'opinione: la mozione di approvazione della relazione del Ministro degli esteri non sarebbe stata approvata dal Senato neppure se Rossi e Turigliatto avessero votato a favore, invece di uscire dall'aula.

Sulla base del vigente regolamento dal Senato ho fatto due facili conti, che vi sottopongo. La proclamazione dell'esito della votazione è stata: presenti 319, votanti 318 (il Presidente Marini, come da consuetudine, non aveva partecipato al voto, pur essendo - ineluttabilmente - presente), favorevoli 158, contrari 136, astenuti 24 (che, secondo il regolamento del Senato, si sommano ai contrari). Dei votanti non facevano parte, non avendo inserito il loro tesserino, né il senatore Rossi né il senatore Turigatto, fossero o meno fisicamente presenti in aula

Tutti ripetono che il quorum che avrebbe consentito l'approvazione della mozione era di 160 (318 diviso 2 più 1). E' un'affermazione esatta, nell'assoluta invarianza di tutti i fattori della votazione intercorsa: infatti, il quorum è stato raggiunto dalla somma dei contrari e degli astenuti (136 più 24 uguale 160), implicando la reiezione della mozione.

Se Rossi e Turigliatto avessero partecipato al voto, ed espresso voto favorevole, la situazione sarebbe stata la seguente: presenti 321, votanti 320, favorevoli 160, contrari 136, astenuti 24. In questo caso il quorum sarebbe stato di 161 voti. La mozione sarebbe stata egualmente respinta. Questo dicono i numeri, interpretati alla luce delle vigenti regole.

Se l'illustrazione di questi semplici, banali fatti, fosse stata premessa a ogni commento, come si sarebbe poi potuto scrivere chilometri di colonne di stampa di editoriali, opinioni, elzeviri, commenti, noterelle, da un lato invocando la resa dei conti definitiva tra "sinistra [centro] riformista" e "sinistra radicale" (con "soluzione finale" per quest'ultima, pare doversi immaginare, anche se non è proprio esplicitato), dall'altro lato incolpando di tutto l'alleanza tra i "poteri forti" (Confindustria, Vaticano, USA).

(Luigi Scano)

Il grande crollo del dollaro

Gli Stati Uniti si sono incamminati sulla strada della perdizione quando hanno trasferito il potere di creare denaro alla Federal Reserve, che è di proprietà privata. La strada è stata tutta in salita sin da allora.

L'uomo che può fissare i tassi di interesse e creare denaro è più potente dell'uomo che può far muovere gli eserciti e modificare le leggi. Attribuendo questa autorità alla Federal Reserve ci siamo assicurati che le politiche che governano la nostra economia vengono decise da membri non eletti che provengono dai ranghi dell'elite che governa e le cui scelte naturalmente riflettono gli interessi della loro classe di appartenenza.

La frattura nel livello di benessere che si è aperta come un baratro fra il ricco e il povero in America ha avuto origine nelle politiche di classe dei Federali. Le massicce bolle di equità che sono scaturite da tassi di interesse artificialmente bassi e la deliberata distruzione del dollaro attraverso il ricorso ad aumenti spericolati nella riserva monetaria hanno stornato milioni di milioni di dollari dalla classe lavoratrice statunitense alla vorace aristocrazia che si trova al vertice della catena alimentare economica. L'abisso che divide i ricchi dai poveri è cresciuto in tale misura che adesso pone una diretta minaccia alla nostra sempre più fragile democrazia. Questa è la ragione per cui Thomas Jefferson ha detto: "Se il popolo Americano permetterà che siano banche private a controllare la emissione della nostra moneta, prima con l'inflazione, poi con la deflazione, le banche e le multinazionali che sorgeranno toglieranno al popolo tutte le loro proprietà fino al punto che i loro bambini si sveglieranno senza casa sul continente che è stato conquistato dai loro padri. La emissione del potere dovrebbe essere tolto dalle mani delle banche e restituito al popolo, al quale appartiene legittimamente".

Un popolo libero non è in grado di controllare il proprio destino a meno che non eserciti pieno controllo sulla propria moneta: la Federal Reserve deve essere abolita!

MIKE WHITNEY «Come don Chisciotte.org»

Contro il terrorismo

Giornalisti stranieri che vogliono coprire un servizio negli Stati Uniti non possono più arrivarci liberamente saltando sul primo aereo, nemmeno se provengono da un Paese da cui non è richiesto il visto (visa waiver), in genere un Paese europeo.
Ora devono fornirsi di un visto speciale, «I Visa», rilasciato dalle ambasciate americane e solo da alcuni consolati.
Senza questo, è vietato - e perseguito penalmente - raccogliere informazioni in USA. (1)

Per ottenere l'«I Visa», occorre riempire un lungo formulario, in cui fra l'altro deve specificare che tipo di storia va a coprire in America, e per che giornale o TV lavora; i giornalisti indipendenti o free-lance vengono esclusi.
Il giornalista inoltre deve recarsi personalmente nella sede dell'ambasciata USA per essere sottoposto a «intervista personale» e «raccolta di dati biometrici»: ossia deve lasciare le impronte digitali prese con scanner elettronico sul posto; in certe ambasciate viene rilevata l'iride.
Chi arriva all'ambasciata o al consolato farà bene a lasciare a casa il telefonino, come ogni altro oggetto elettronico.
In genere, all'entrata il telefonino viene consegnato e poi restituito all'uscita dall'intervista: è possibile che nel frattempo, i numeri nella memoria vengano registrati, e forse lo stesso cellulare «modificato».
Il nuovo visto per la stampa è anche costoso: 85 euro, 108 dollari.

Strano e curioso il metodo di pagamento imposto: in Germania e Danimarca è vietato pagare in contanti, con carta di credito o assegno.
Bisogna fare il versamento su uno speciale conto bancario indicato dall'ambasciata.
In Germania, ad un'entità semi-sconosciuta, la Roskos & Meier OHG, un ufficetto di una ventina di dipendenti che risulta una sussidiaria del gruppo Allianz.
A Cipro, gli USA hanno scelto come banca di fiducia per il versamento la LAIKI Bank.
Ossia la banca che durante il regime di Milosevic deteneva i conti segreti del capo serbo, e attraverso cui passavano le transazioni per la fornitura a Milosevic di carburante, materie prime, parti di ricambio ed armi - in violazione dell'embargo ONU.
In ogni Paese è stata scelta una banca diversa, senza apparente motivo.
Il motivo reale non può essere che uno: sono banche infiltrate dai servizi americani.
Il visto può essere rifiutato senza spiegazioni.
Per giunta, anche in caso di rifiuto, gli 85 euro o 108 dollari, che hanno dovuto essere versati in anticipo, non vengono rimborsati.
Solo alcuni uffici diplomatici danno questo visto.
Così ad esempio un giornalista del Liechtenstein deve andare in Svizzera: ma non a Zurigo, sede diplomatica e città da cui si può poi partire sul primo aereo disponibile, bensì nella sonnolenta Berna.
Un giornalista di Monaco deve ottenere il visto personalmente a Parigi.
Uno di Granada deve viaggiare fino alle Barbados (Bridgetown).
Un groenlandese, deve prendere prima l'aereo e farsi dare il visto a Copenhagen, poi riprendere l'aereo verso ovest e andare in USA.

Una volta atterrati in USA, il costoso «I Visa» non ti facilita; anzi ti candida a lunghi interrogatori nell'aeroporto e ad umilianti ispezioni corporali.
Un giornalista danese ha denunciato di avere dovuto subire… un'ispezione rettale da parte di un agente della Homeland Security.
Alcune giornaliste provenienti dalla Gran Bretagna e dall'Australia - Paesi alleati, dopotutto - sono state palpate in modo offensivo e, alle loro proteste, ammanettate.
Il visto speciale per la stampa era richiesto in URSS e in Paesi come la Bulgaria, è ancora richiesto in Cina e in Siria.
A Cuba le restrizioni sono notevolmente inferiori a quelle in vigore in USA.
Israele restringe severamente la libertà di movimento dei giornalisti stranieri a Gaza e in Cisgiordania.
Ma in nessuno di questi regimi, tra le pratiche per la stampa, sembra contemplata l'ispezione rettale.
Questa è una novità americana, della terra delle libertà.
Infatti, nel sito web del Dipartimento di Stato si legge la seguente dichiarazione: «No, l'America non è una fortezza; non vogliamo mai essere una fortezza. Siamo un Paese libero, siamo una società aperta. E noi dobbiamo sempre difendere i diritti della nostra legge - diritti dei cittadini ossequiosi alle leggi che vengono dal mondo per affari, studio e passare il tempo con la famiglia». Firmato: George Bush, il Fuehrer.


Evidentemente, ficcare l'indice di un poliziotto nell'ano di giornalisti appena atterrati fa parte della vita in un Paese libero.
E' la nuova libertà, bisognerà abituarsi.
Si apprende che l'AIPAC (American Israeli Public Affairs Committee, il braccio più politico della lobby) esige la chiusura di un sito internet iraniano, Baztab, che usa un server americano. Baztab ha riportato alcuni brani degli interrogatori cui Hezbollah ha sottoposto i due soldati israeliani «rapiti» (catturati) il 12 luglio, inizio della distruzione del Libano.
I due soldati avrebbero ammesso che l'attacco militare israeliano era previsto per settembre-ottobre, ma la reazione Hezbollah aveva indotto ad anticiparlo. (2)

Maurizio Blondet

Yesha Rabbinical Council: During time of war, enemy has no innocents

The Yesha Rabbinical Council announced in response to an IDF attack in Kfar Qanna that "according to Jewish law, during a time of battle and war, there is no such term as 'innocents' of the enemy." All of the discussions on Christian morality are weakening the spirit of the army and the nation and are costing us in the blood of our soldiers and civilians," the statement said. (Efrat Weiss) . http://www.ynetnews.com/home/0,7340,L-3082,00.html

Il consiglio rabbinico di Yesha ha annunciato in risposta ad un attacco delle forze di difesa israeliane a Kfar Qanna che "secondo la legge ebraica, in tempo di battaglia e guerra, non c'è un termine come 'innocenti' per il nemico.
Tutte le discussioni sulla moralità cristiana stanno indebolendo lo spirito dell'esercito e della nazione e ci stanno costando il sangue dei nostri soldati e civili", ha detto la dichiarazione (Efrat Weiss)

Grandi momenti nella storia dell'imperialismo
di William Blum

Il corrispondente estero della National Public Radio Loren Jenkins, che lavora nell'ufficio di Baghdad della NPR, ha incontrato all'inizio di questo mese un religioso sciita di alto grado, un uomo che nel servizio della NPR veniva descritto come “un moderato” e come una persona che cercava di guidare i suoi seguaci sciiti nella pratica della pace e della riconciliazione. Era stato incarcerato da Saddam Hussein e costretto all'esilio. Jenkins gli ha chiesto: “Lei cosa penserebbe se dovesse ritornare a Saddam Hussein?” Il religioso ha risposto che avrebbe preferito “vedere l'Iraq sotto Saddam Hussein piuttosto che come è adesso.”
Quando uno considera cosa la popolazione dell'Iraq ha subito come risultato dei bombardamenti, dell'invasione, del cambiamento di regime e dell'occupazione americana dopo il 2003, questo atteggiamento dovrebbe essere sorprendente, perfino in un individuo del genere? Sono stato spinto a compilare un elenco dei molti generi di sventure che si sono abbattute sul capo del popolo iracheno come risultato della liberazione americana della loro patria. È una lettura deprimente, e potreste non volerla leggere affatto, ma penso sia importante averla riassunta in un solo testo.

Perdita di un sistema educativo funzionante. Uno studio ONU del 2005 ha rivelato che l'84% delle istituzioni educative superiori sono state “distrutte, danneggiate o derubate”.

Il patrimonio intellettuale è stato ulteriormente impoverito dal momento che migliaia di accademici e altri professionisti sono fuggiti all'estero o sono stati misteriosamente rapiti o assassinati in Iraq; centinaia di migliaia, forse un milione, di altri iracheni, la maggior parte proveniente dalla vitale classe media istruita, se ne sono andati in Giordania, Siria o Egitto, molti dopo aver ricevuto minacce di morte. “Ora sono isolato,” ha dichiarato un arabo sunnita appartenente al ceto medio, che ha deciso di andarsene. “Non ho un governo. Non ricevo protezione dal governo. Chiunque può venire in casa mia, prendermi, uccidermi e buttarmi nell'immondizia.”

Perdita di un sistema sanitario funzionante. E perdita della salute del pubblico. Infezioni mortali fra le quali il tifo e la tubercolosi stanno imperversando nel paese. La rete di ospedali e centri sanitari irachena, un tempo ammirata in tutto il Medio Oriente, è stata gravemente danneggiata dalla guerra e dal saccheggio.

Il Programma alimentare mondiale (WFP) dell'ONU ha riferito che 400.000 bambini iracheni soffrivano di “pericolose deficienze proteiche”. Le morti da malnutrizione e malattie prevenibili, in particolare fra bambini, già un problema per via dei 12 anni di sanzioni imposte dagli USA, sono aumentate man mano che povertà e disordine hanno reso sempre più difficile l'accesso a una dieta corretta e alle medicine.

Migliaia di iracheni hanno perso un braccio o una gamba, spesso ad opera di bombe a grappolo USA inesplose, che si sono trasformate in mine antiuomo; le bombe a grappolo sono una classe di armi denunciate dai gruppi che si occupano di diritti umani come un flagello per i civili, particolarmente i bambini, che colpisce in modo crudelmente casuale.

Le particelle di uranio impoverito, provenienti da proiettili di artiglieria USA esplosi, fluttuano nell'aria dell'Iraq, pronti ad essere aspirati nei corpi umani e a irradiare per sempre, e infettano l'acqua, il suolo, il sangue, i geni, producendo bimbi malformati. Durante le poche settimane di guerra nella primavera del 2003, gli aerei “cacciacarri” A10, che utilizzano munizioni contenenti uranio impoverito, hanno sparato 300.000 colpi.

Ed anche l'uso del napalm. E il fosforo bianco.

I militari USA hanno attaccato ospedali per impedire loro di annunciare cifre sulle perdite prodotte da attacchi americani che contraddicessero le cifre ufficiali USA, cosa che gli ospedali avevano l'abitudine di fare.

Le forze USA hanno fatto irruzione in numerose case, gli uomini portati via, le donne umiliate, i bambini traumatizzati; in molte occasioni, la famiglia ha detto che i soldati americani si erano presi un po' dei soldi della famiglia. L'Iraq si è dovuto sottoporre a una perquisizione corporale degradante.

La distruzione e il saccheggio dell'antico patrimonio storico del paese, forse il più grande archivio mondiale del passato umano, rimasto senza la protezione dei militari USA, occupati a proteggere le installazioni petrolifere.

Una società quasi senza legge: il sistema legale iracheno, al di fuori della sfera politica, una volta era uno dei più imponenti e secolari nel Medio Oriente; adesso è un macello; la legge religiosa prevale sempre di più.

I diritti delle donne precedentemente goduti sono ora in grande e crescente pericolo sotto un'aspra legge islamica, in una misura o nell'altra in varie aree. Oggi in Iraq c'è una classe dirigente religiosa sciita che tollera aggressioni fisiche contro donne che mostrano un braccio nudo o fanno un picnic con un amico. Gli uomini possono essere vessati per indossare calzoncini corti in pubblico, come anche i bambini che giocano all'aperto vestiti allo stesso modo.

Il traffico di natura sessuale, prima praticamente inesistente, è diventato un problema serio.

Ebrei, cristiani ed altri non-musulmani hanno perso molta della sicurezza di cui avevano goduto nella società secolare di Saddam; molti sono emigrati.

Un gulag di prigioni gestite dagli USA e dal nuovo governo iracheno ospita un'ampia gamma di torture e maltrattamenti - fisici, psicologici, emotivi; dolorosi, degradanti, umilianti; che portano allo sfacelo mentale, alla morte, al suicidio; una zona disastrata per quanto riguarda i diritti umani.

Più di 50.000 iracheni sono stati imprigionati dalle forze americane dopo l'invasione, ma solo una piccolissima parte di essi sono stati condannati per qualche crimine.

Le autorità USA hanno reclutato membri del temuto servizio di sicurezza di Saddam Hussein per estendere la raccolta di informazioni e sradicare la resistenza.

La disoccupazione è stimata intorno al cinquanta per cento. Massicci licenziamenti di centinaia di migliaia di soldati e pubblici dipendenti baathisti ad opera dell'autorità di occupazione americana hanno avviato il processo da subito. Più tardi molti, alla disperata ricerca di lavoro, hanno occupato posizioni macchiate da una connessione con l'occupazione, mettendosi in grave pericolo di essere rapiti o assassinati.

Il costo della vita è salito alle stelle. I livelli di reddito sono crollati.

I kurdi dell'Iraq settentrionale espellono gli arabi dalle loro case. Gli arabi espellono i kurdi nelle altre parti del paese.

Molte persone sono state espulse dalle proprie case perché erano baathisti. Le truppe americane hanno preso parte ad alcune delle espulsioni. Hanno anche demolito delle case in attacchi di rabbia per l'uccisione di uno dei loro camerati.

Quando le truppe americane non trovano chi stanno cercando, prendono chi sta sul posto; delle mogli sono state trattenute finché il marito non si è consegnato, una pratica che i film di Hollywood hanno impresso nella mente americana come una particolare malvagità dei nazisti; costituisce inoltre una punizione collettiva di civili ed è proibita dalla Convenzione di Ginevra.

I continui bombardamenti sui quartieri abitati hanno lasciato in rovina un innumerevole numero di case, luoghi di lavoro, moschee, ponti, strade ed ogni altra cosa che costituisce la vita civilizzata moderna.

Haditha, Fallujah, Samarra, Ramadi ... nomi che vivranno nell'infamia per la strage e la distruzione gratuita e le aggressioni contro gli esseri umani e i diritti umani compiuti in quei luoghi dalle forze americane.

La fornitura di acqua potabile sicura, di un'eliminazione efficiente dei liquami, e di energia elettrica affidabile sono state tutte generalmente inferiori ai livelli precedenti l'invasione, producendo una sofferenza costante per il pubblico, con temperature che superano i 45°. In aggiunta al disagio, la gente aspetta tutto il giorno nel caldo per acquistare benzina, a causa in parte al fatto che la produzione di petrolio, la principale fonte di reddito del paese, è meno della metà del suo livello precedente.

Il sistema idrico e fognario e altri elementi dell'infrastruttura erano stati volutamente (sic) distrutti dal bombardamento americano nella prima guerra del Golfo del 1991. Nel 2003 gli iracheni avevano fatto grandi progressi nella riparazione delle sue parti più essenziali. Poi sono arrivati i nuovi bombardamenti di Washington.

Guerra civile, squadroni della morte, rapimenti, auto bomba, stupri, ogni giorno ... l'Iraq è diventato il posto più pericoloso della terra. Soldati americani e società di sicurezza private uccidono regolarmente e lasciano i cadaveri per strada; militari e forze di polizia irachene addestrate dagli USA uccidono ancora di più, cos“ come l'insorgenza. Un'intera nuova generazione sta crescendo secondo un'etica settaria e violenta; ciò avvelenerà la psiche irachena per molti anni ancora.

Ufficiali della polizia militare e dei servizi segreti americani spesso liberano pericolosi criminali in cambio della promessa di spiare gli insorgenti.

Manifestanti di vario tipo sono stati abbattuti in diverse occasioni da forze americane.

In vari momenti, gli USA hanno ucciso, ferito e incarcerato giornalisti della televisione Al Jazeera, hanno chiuso l'ufficio dell'emittente, e la hanno esclusa da determinate aree perché ai funzionari dell'occupazione non piacevano le notizie che la stazione stava dando. Dei quotidiani sono stati chiusi per quello che avevano stampato. Il Pentagono ha piazzato nella stampa irachena articoli giornalistici pagati a fini di propaganda.

Ma la libertà ha regnato senz'altro - libertà per le grandi multinazionali di estrarre tutto quello che possono dalle risorse e dalla forza lavoro irachene senza l'intralcio di leggi sull'interesse pubblico, sulle regolamentazioni ambientali o sulla protezione dei lavoratori. All'ordine del giorno ci sono state privatizzazione, deregolamentazione e laissez faire per Halliburton e altre aziende occidentali. Le imprese irachene sono state quasi interamente tagliate fuori anche se non erano prive di capacità, che si rispecchiavano nello sforzo di ricostruzione delle infrastrutture seguito al bombardamento americano del 1991.

Eppure, malgrado il fatto che sarebbe difficile nominare un singolo settore della vita irachena che sia migliorato come risultato delle azioni americane, quando l'argomento è l'Iraq e alla persona con cui sto discutendo non è rimasto nessun altro argomento per difendere la politica degli USA in questo paese, almeno al momento, può capitare che mi chieda:

“Mi dica solo una cosa, è contento che Saddam Hussein non sia al potere?”

E io dico: “No”.

E la persona risponde: “No?”

E io ripeto: “No. Mi dica, se lei entrasse in sala operatoria per correggere un problema al ginocchio e il chirurgo per errore le amputa tutta la gamba, cosa penserebbe se qualcuno le chiedesse: Non è contento di non avere più un problema al ginocchio? Il popolo iracheno non ha più un problema Saddam.”

E molti iracheni in realtà lo appoggiavano.
Cesare, Marcello e l'impunito tra i due crocifissi
di Marco Travaglio [www.onemoreblog.org]

Ora che Cesare Previti ha raggiunto, con qualche anno di ritardo, il suo habitat naturale, si può finalmente dire ciò che si era sempre saputo: Silvio Berlusconi ha costruito le sue fortune affiancato da due delinquenti. Alla sua destra Marcello Dell'Utri, condannato definitivamente per false fatture e frode fiscale e in primo grado per mafia. Alla sua sinistra Cesare Previti, condannato dalla Cassazione come corruttore di giudici, pagati per infliggere allo Stato l'ingiusto risarcimento di 1000 miliardi di lire alla Sir di Rovelli, che non ne aveva diritto e ricompensò Previti e i suoi colleghi- complici Pacifico e Acampora con 67 miliardi. Quello che il Tribunale diMilano definì «il più grave caso di corruzione della storia d'Italia, e non solo». Avevano ragione Stefania Ariosto e la magistratura milanese, diffamate e calunniate per dieci anni da Berlusconi, alleati, giornali e tv al seguito. Avevano ragione i Girotondi a denunciare la voglia d'impunità di questa associazione per delinquere fattasi Stato. Avevano ragione i pochi giornali che han sempre raccontato i fatti nudi e crudi (per aver osato tanto, Ferruccio De Bortoli dovette lasciare la direzione del Corriere). Avevano ragione i giornalisti e gli attori satirici epurati dalla tv di Stato perché non parlassero di quei fatti e per far posto a Bruno Vespa (che l'altra sera, mentre l'amico Previti diventava pregiudicato, deliziava il suo pubblico con un Porta a Porta sulla dieta mediterranea). Aveva ragione chi nutriva fiducia nella Giustizia: il processo agli uomini più potenti e malfamati del Paese, sul quale nessuno avrebbe scommesso una lira, è arrivato in porto grazie a una miriade di magistrati di varie sedi, orientamenti e funzioni, che hanno dribblato una selva indescrivibile di attacchi, denunce, trappole, cavilli, ricorsi, leggi canaglia, ricusazioni, legittime suspicioni, istanze di rimessione, di nullità, di inutilizzabilità, di incompetenza territoriale, di incostituzionalità.
Il pellegrinaggio dei devoti previtiani al carcere di Rebibbia al seguito del prof. sen. rag. Marcello Pera, presidente del Senato uscente, aumenta - se possibile - la vergogna di un partito-azienda nato per garantire l'impunità a un pugno di furfanti che da 12 anni piegano la politica e le istituzioni al solo scopo di farla franca in processi che nulla hanno di politico perché riguardano baratterie che precedono di anni il loro sbarco in Parlamento. Nemmeno dopo la pronuncia della Suprema Corte si considerano le prove gigantesche raccolte dagli inquirenti e passate al vaglio di tre gradi di giudizio, che dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio il peggior reato immaginabile per un colletto bianco: la corruzione dei giudici per ottenere sentenze favorevoli a chi ha torto e sfavorevoli a chi ha ragione. Anzi, i pellegrini di Rebibbia intonano la solita litania della «giustizia giusta» e del «garantismo». Marcello Dell'Utri, l'altro onorevole pregiudicato purtroppo ancora in carica, si fa promotore della candidatura di Massimo D'Alema al Quirinale in cambio di una «dichiarazione istituzionale» che «riprenda il discorso della Bicamerale sul sistema delle garanzie». Ma certo: quale processo più «garantito » di quello in cui il giudice è stato preventivamente comprato dagli avvocati di una parte, quella che ha torto?
Che questo mercimonio sia avvenuto nella causa Imi-Sir, dove Previti& C. agivano per conto dei Rovelli, è ormai assodato. Ma ora la Cassazione riapre l'altra causa civile in odor di compravendita: quella che strappò la Mondadori (la casa editrice più la Repubblica, l'Espresso, Panorama, Epocae14 quotidiani locali) aCarlo De Benedetti consegnandola a Berlusconi. Un lodo arbitrale aveva dato ragione all'Ingegnere. Ma poi, al solito, anziché riconoscere la sconfitta, il Cavaliere rovesciò il tavolo e fece ricorso alla Corte d'Appello di Roma. Lì era pronto il giudice Vittorio Metta (appena condannato a 6 anni per aver venduto il verdetto Imi-Sir a Previti &C.). Il quale, in poco più di 24 ore, riuscì a produrre una sentenza di 168 pagine che ricalcava punto per punto i desiderata del Cavaliere. Dopodichè ricevette un bel po' di milioni di misteriosa provenienza proprio mentre gli amici Previti & C. movimentavano in Svizzera una cospicua provvista targata Fininvest. Metta chiuse la sua carriera andando a lavorare come avvocato nello studio Previti, insieme alla figlia Sabrina. Corruzione, secondo il Tribunale di Milano. Insufficienza di prove, secondo la Corte d'appello. Corruzione, secondo la Cassazione, che ha disposto un nuovo appello: imputati Metta, Pacifico e Previti, mentre il mandante dell'eventuale tangente giudiziaria, Berlusconi, l'ha fatta franca grazie alle attenuanti generiche e alla conseguente prescrizione.
L'uomo che annunciava «non faremo prigionieri» è prigioniero da 24 ore. Dice che l'hanno «lasciato solo». Ecco, basta una sua parola, e potrebbe trovare presto compagnia.

L'arbitro Vaticano nel paese diviso

Sì, il paese è diviso. È diviso tra chi fino ad oggi ha maggiormente subito l'azione plastica di decenni di televisione pubblica e privata (del tutto omologate l'una all'altra), e coloro che hanno avuto la fortuna o la capacità di mantenere forti legami con la propria umanità. Mezza Italia si è sempre più privatizzata nell'animo, commercializzata nell'aspirazione, aziendalizzata nel progetto. Un'altra metà è risultata invece refrattaria al potente messaggio televisivo, alla fabbrica dei sogni, si è rifugiata nella famiglia, in quel poco di scuola che le hanno lasciato, nella parrocchia – perchè no – e in qualunque altra istituzione della nostra società alternativa alla televisione e alla sua potente azione omologante. Per chi ha visto l'ultimo film di Moretti, stiamo parlando di coloro che non hanno perso il pezzo Lego, quello giallo da 12.
Mezza Italia ha sviluppato degli anticorpi, e probabilmente il nostro paese può essere considerato un laboratorio di grande interesse a livello mondiale: come interagisce l'azione martellante del main stream mediatico sulla civiltà e sull'organizzazione politica delle masse? È in fondo un fenomeno relativamente recente in termini storici. La risposta che sembra fornire l'Italia è: polarizzazione. La stessa polarizzazione del voto che diverse grandi società occidentali hanno sperimentato nelle ultime tornate elettorali del nuovo secolo. Si pensi non solo agli Stati Uniti – dove anche facendo la tara delle prove esistenti di brogli elettorali in Florida e nell'Ohio, il fenomeno resta rilevante – ma anche alla Germania.
Come e perché la destra e la sinistra peschino maggiormente nell'una o nell'altra metà del cielo, tra “homines videntes”* e “homines sapientes”, è una domanda che meriterebbe studi molto approfonditi. Ma intanto possiamo forse dire che è la tensione etica, l'altruismo geneticamente intrinseco alla sinistra ad attirare probabilmente l'interesse di chi è maggiormente refrattario all'azione omologante del messaggio televisivo: parliamo di persone che quando votano non si sentono “testicles” se non badano solo al loro “portfolio”. Possiamo dire anche che l'organizzazione precedente in forma di partiti di massa che è stata storicamente propria della sinistra, la sua organizzazione capillare sul territorio prossima a quella della Chiesa, gli garantisce ancora oggi, come fosse una inestinguibile eredità, un humus favorevole allo sviluppo degli anticorpi televisivi nei cittadini.
La Chiesa oggi ha scelto un patto scellerato con il proprio carnefice: in Italia si produce tanta fiction dedicata ai santi e a personaggi storici del mondo cattolico, e in cambio si elargisce appoggio politico. Vi sono molteplici altre forme di cooperazione tra la destra e la Chiesa e non è questo il luogo per elencarle ed esaminarle tutte. Va sottolineato però che l'accordo dei cattolici con coloro che stanno erodendo da decenni il loro ruolo di pastori di greggi, appare quantomeno “bislacco”. Il Vaticano non si rende conto che il beneficio che trae è illusorio e a breve scadenza.
Il progetto è probabilmente quello di sfruttare la polarizzazione per proporsi – con tutto il potere e il vantaggio che ne deriva – come Grande Centro mediatore. Ma si ha l'impressione che questo progetto sottovaluti gravemente la situazione: sono saltate tutte le regole, non c'è più niente di sacro, non c'è nessuna comunicabilità tra destra e sinistra. La spregiudicatezza della destra negli Stati Uniti sta già mettendo in serio rischio la sostenibilità stessa di tutto il sistema, americano e mondiale. Quando si comincia a parlare di impeachment è proprio per questo motivo, e nel Congresso se ne parla sempre più seriamente. Stiamo parlando della stessa spregiudicatezza che ha la destra nostrana. Chiunque si proponga come arbitro, come centro mediatore, non ha capito che rischia di essere sopraffatto assieme all'altro contendente.

di Paolo Jormi Bianchi -

Israel - 'One Racist Nation'

Contrary to appearances, the elections this week are important, because they will expose the true face of Israeli society and its hidden ambitions. More than 100 elected candidates will be sent to the Knesset on the basis of one ticket - the racism ticket. If we used to think that every two Israelis have three opinions, now it will be evident that nearly every Israeli has one opinion - racism. Elections 2006 will make this much clearer than ever before. An absolute majority of the MKs in the 17th Knesset will hold a position based on a lie: that Israel does not have a partner for peace. An absolute majority of MKs in the next Knesset do not believe in peace, nor do they even want it - just like their voters - and worse than that, don't regard Palestinians as equal human beings. Racism has never had so many open supporters. It's the real hit of this election campaign. One does not have to be Avigdor Lieberman to be a racist. The "peace" proposed by Ehud Olmert is no less racist. Lieberman wants to distance them from our borders, Olmert and his ilk want to distance them from our consciousness. Nobody is speaking about peace with them, nobody really wants it. Only one ambition unites everyone - to get rid of them, one way or another. Transfer or wall, "disengagement" or "convergence" - the point is that they should get out of our sight. The only game in town, the 'unilateral arrangement," is not only based on the lie that there is no partner, is not only based exclusively on our "needs" because of a sense of superiority, but also leads to a dangerous pattern of behavior that totally ignores the existence of the other nation. The problem is that this feeling is based entirely on an illusory assumption. The Palestinians are here, just like us. They will, therefore, be forced to continue to remind us of their existence in the one way they and we both know, through violence and terror. This gloomy chapter in the history of Israel began at Camp David, when Ehud Barak succeeded in planting the untruth that there is nobody to talk to on the Palestinian side, that we offered them the sky and they responded with violence. Then came the major terror attacks and Israeli society withdrew into a sickness of apathy never before known to it. While it used to demonstrate complete indifference toward Palestinian suffering, that apathy spread and intensified to include weak Israelis - Arabs, the poor, the ailing. From that aspect the current election campaign, more boring than ever, seems almost like an expression of the state of public caring. Nothing can awaken the Israelis from their coma - not the imprisonment of the nation next door, not the killing and destruction that we sow in their society and not the suffering of the weak among us. Who would have believed that, in Israel of 2006, the killing of an 8-year-old girl at short range, as happened last week in Yamoun, would barely be mentioned; that the ruthless attempt to expel an Ethiopian with AIDS who is married to an Israeli, just because he is not Jewish, would not raise hue and cry; and that the results of a poll showing that a majority of Israelis - 68 percent - don't want to live next to an Arab, did not raise a stink. If in 1981, tomatoes were being thrown at Shimon Peres and in 1995, there was incitement against Yitzhak Rabin, now there are no tomatoes, no incitement and not even any election rallies. Nothing can get the Israelis out to the streets, nothing can enrage them. An election without involvement and interest is more dangerous to democracy than any tomato. It is a demonstration of apathy and indifference, which the regime can exploit to do whatever it wants. The fact that there are no real differences between the three main parties, with this one saying nearly the entire country is mine, and that one saying nearly the entire country is mine, is bad news for democracy. The coming elections have been decided already. A massive majority will cast its vote for the racist arrangement that ignores the Palestinians, as proposed by Kadima, Likud and, to a large extent, Labor. None of them tried to propose a just peace; their leaders never said a word about the war crimes and suffering caused by Israel. They'll be joined by the extreme right and the ultra-Orthodox, and there you have it: a nation in which racism is the real common denominator uniting us all. Nearly everyone will say no to peace, yes to the continuing occupation (even if it is in new camouflage) and yes to the total focusing on ourselves. Morality has become a dirty word, and the worst corruption in the country's history, the occupation, was never mentioned. Only one-sided maps, similar to one another, all including the humongous "settlement blocs," a withdrawal based on "our needs," with a separation wall and the frightening air of indifference hovering above it all. [Traduzione: Israele: una nazione razzista ]

IMMINENTE IL COLLASSO DELL'ECONOMIA STATUNITENSE
4)
La FEMA (Federal Emergency Management Agency), ha messo in attività, e sta attualmente reclutando, personale militare per la sua grande rete di campi di internamento vuoti. All'insaputa della maggioranza degli americani questi campi sono strategicamente posizionati attraverso gli Stati Uniti per poter gestire la popolazione in caso di attacchi terroristici, rivolta civile, dissenso popolare su larga scala o ribellione contro il governo.
Alcuni di questi campi circondati da filo spinato possono contenere fino a un milione di persone.
[Fonte: Siber News]

Reconstruction, thy name is not the United States

The Bush administration has announced that it does not intend to seek any new funds for Iraq reconstruction in the budget request going before Congress in February. When the last of the reconstruction budget is spent, US officials in Baghdad have made clear, other foreign donors and the fledgling Iraqi government will have to take up what authorities say is tens of billions of dollars of work yet to be done merely to bring reliable electricity, water and other services to Iraq's 26 million people.[6]
      It should be noted that these services, including sanitation systems, were largely destroyed by US bombing -- most of it rather deliberately -- beginning in the first Gulf War: 40 days and nights the bombing went on, demolishing everything that goes into the making of a modern society; followed by 12 years of merciless economic sanctions, accompanied by 12 years of often daily bombing supposedly to protect the so-called no-fly zones; finally the bombing, invasion and widespread devastation beginning in March 2003 and continuing even as you read this.
      "The U.S. never intended to completely rebuild Iraq," Brig. Gen. William McCoy, the Army Corps of Engineers commander overseeing the work, told reporters at a recent news conference. In an interview this past week, McCoy said: "This was just supposed to be a jump-start."[7]
      It's a remarkable pattern. The United States has a long record of bombing nations, reducing entire neighborhoods, and much of cities, to rubble, wrecking the infrastructure, ruining the lives of those the bombs didn't kill. And afterward doing shockingly little or literally nothing to repair the damage.
      On January 27, 1973, in Paris, the United States signed the "Agreement on Ending the War and Restoring Peace in Vietnam". Among the principles to which the United States agreed was that stated in Article 21: "In pursuance of its traditional [sic] policy, the United States will contribute to healing the wounds of war and to postwar reconstruction of the Democratic Republic of Vietnam [North Vietnam] and throughout Indochina."
      Five days later, President Nixon sent a message to the Prime Minister of North Vietnam in which he stipulated the following:  (1)The Government of the United States of America will contribute to postwar reconstruction in North Vietnam without any political conditions. (2)Preliminary United States studies indicate that the appropriate programs for the United States contribution to postwar reconstruction will fall in the range of $3.25 billion of grant aid over 5 years.
      Nothing of the promised reconstruction aid was ever paid. Or ever will be.
      During the same period, Laos and Cambodia were wasted by US bombing as relentlessly as was Vietnam. After the Indochina wars were over, these nations, too, qualified to become beneficiaries of America's "traditional policy" of zero reconstruction.
      Then came the American bombings of Grenada and Panama in the 1980s. There goes our neighborhood. Hundreds of Panamanians petitioned the Washington-controlled Organization of American States as well as American courts, all the way up to the US Supreme Court, for "just compensation" for the damage caused by Operation Just Cause (this being the not-tongue-in-cheek name given to the American invasion and bombing). They got just nothing, the same amount the people of Grenada received.
      In 1998, Washington, in its grand wisdom, fired more than a dozen cruise missiles into a building in Sudan which it claimed was producing chemical and biological weapons. The completely pulverized building was actually a major pharmaceutical plant, vital to the Sudanese people. The United States effectively admitted its mistake by releasing the assets of the plant's owner it had frozen. Surely now it was compensation time. It appears that nothing has ever been paid to the owner, who filed suit, or to those injured in the bombing.[8]
      The following year we had the case of Yugoslavia; 78 days of round-the-clock bombing, transforming an advanced state into virtually a pre-industrial one; the reconstruction needs were breathtaking. It's been 6 1/2 years since Yugoslavian bridges fell into the Danube, the country's factories and homes leveled, its roads made unusable, transportation torn apart. Yet the country has not received any funds for reconstruction from the architect and leading perpetrator of the bombing campaign, the United States.
      The day after the above announcement about the US ending its reconstruction efforts in Iraq, it was reported that the United States is phasing out its commitment to reconstruction in Afghanistan as well.[9] This after several years of the usual launching of bombs and missiles on towns and villages, resulting in the usual wreckage and ruin.
[Traduzione: Ricostruzione, il tuo nome non è Stati Uniti]

CHE SPETTACOLO RAGAZZI !
Nella notte fra martedì 16 gennaio e mercoledì 17, a mezzanotte e un minuto, la California del Governatore Arnold Schwarzenegger ci regalerà uno spettacolo degno della migliore Hollywood: il pluri-omicida Clarence Ray Allen festeggerà il suo 76esimo compleanno e poi verrà trascinato verso quel patibolo che lo aspetta da un quarto di secolo.
Che spettacolo ragazzi!
Il termine “trascinato” non è retorico, visto che in 25 anni di braccio della morte Allen ha sviluppato una grave forma di diabete che lo ha reso cieco e sordo. Inoltre, a settembre, è sopravvissuto per miracolo a un infarto che lo farà arrivare alla camera della morte, sempre che non muoia durante il tragitto, su di una carrozzina a rotelle.
Che spettacolo ragazzi!
Se poi le vene di Allen non reggeranno l'ago, e se non se ne troverà una adatta nel collo, lo apriranno e gli innesteranno un catetere nella vena inguinale. Non credo ci sia in tutta Hollywood uno sceneggiatore abbastanza depravato da immaginare una scena del genere. Che spettacolo ragazzi! Un inizio d'anno veramente favoloso. Una splendida commemorazione della prima esecuzione della “nuova” pena di morte americana.
Auguro a tutti gli americani un 2006 degno di loro.

Claudio Giusti

Governo fascista

Resta solo un mese a questa legislatura. Troppo poco per fare molte cose utili. Quanto basta per temere di veder approvata un'altra legge vergogna. Non sono in gioco gli interessi del premier, questa volta, ma quella smania di riscrivere la storia d'Italia che anima troppo spesso lui stesso e i suoi alleati. Nonostante mesi di polemiche, l'11 gennaio approderà in aula al Senato il provvedimento che riconosce ai repubblichini di Salò lo status di militari belligeranti. Equiparandoli, per legge, a quanti combatterono per la libertà. Il voto finale è già previsto per il 16 gennaio, in tempo per regalare una nota di revanchismo storico alla campagna elettorale. Non in tempo, fortunatamente, per arrivare all'approvazione finale della Camera.«Trovo aberrante che la maggioranza del Senato abbia voluto iscrivere all'ordine del giorno dell'Aula per i primi di gennaio la proposta vergognosa di equiparare i reduci di Salò ai partigiani che contribuirono a liberare l'Italia dall'occupazione tedesca e dalla dittatura fascista», afferma il senatore Ds Walter Vitali. Ma «evidentemente si prosegue nel voler marchiare questa legislatura con l'infamia di un provvedimento del genere approvato anche in un solo ramo del Parlamento come pericoloso precedente per il futuro». Armando Cossutta, presidente dei Comunisti italiani, incita l'Unione ad impedire «l'ultimo oltraggio».
[Fonte: L'Unità]

Anni di sofferenze ed, infine, la morte a causa di uno sparo di un colono
13 Dicembre, 2005

Il 12 dicembre, un padre palestinese, Younis Al Najar, 53 anni, della citta' di Yatta, vicino Hebron, e' morto a causa di un sparo gratuito da parte di un colono, avvenuto quattro anni fa.
Il 24 Ottobre del 2001, Younis, un muratore, stava viaggiando su di una strada per i coloni per raggiungere Israele, dove lavorava, quando un colono lo incomincio' a seguire su di un'altra auto. Egli cerco' un checkpoint nella speranza che cio' avrebbe creato un deterrente per la macchina che lo inseguiva, ma prima che egli fosse in grado di raggiungerne uno, la macchina del colono lo sorpasso' sulla strada tra Bami Na'im e Zif, e sparo' a Younis al petto, perforandogli la spina dorsale.
L'attacco lascio' Younis paralizzato nonche' impossibilitato a lavorare e a mantenere la sua famiglia, che era dipendente dal suo stipendio. Egli aveva otto figli, la maggior parte dei quali stava studiando; il piu' grande, Mohammed, faceva il professore, e ora era diventato la principale risorsa per il mantenimento della sua famiglia, mentre la figlia piu' piccola frequentava ancora la scuola.
La famiglia e' addolorata per la prematura morte del loro amato padre. Hanno visto il padre, un tempo sano, diventare dipendente dai trattamenti ospedalieri, lo hanno preso e portato dentro e fuori dagli ospedali regolarmente, hanno affrontato i dolori che egli sopportava per la ferita alla spina dorsale.
Il dottor Khalil Almtour, dell'unita' di dialisi del ospedale Alia, ha informato il Palestine Monitor che la causa della morte e' stata un deficit al rene causato da un'infezione della ferita che si e' diffusa per tutto il sistema nervoso e ha intaccato anche la vescica. La mattina del 12 dicembre, Younis e' tornato in ospedale dove la famiglia e' venuta a conoscenza che la sua situazione era cosi' grave che gli rimaneva poco tempo da vivere. Egli e' morto nel pomeriggio.
[Fonte: Palestine Monitor]

Antropologia della pena di morte
L'esecuzione di Stanley "Tookie" Williams è frutto, certamente di crudeltà, ma soprattutto di un sistema penale e processuale come quello americano "schizofrenico". Perché?
In primo luogo, garantismo e pena di morte, come dire, liberalismo e arcaismo, mescolati insieme, producono una miscela esplosiva. Il liberalismo garantisce "modernamente" che l'individuo a ogni livello penale fruisca del giusto processo. L'arcaismo (con questo termine si intende il diritto penale premoderno, o preliberale, se si preferisce) esige invece la pena capitale dal momento, che a differenza della concezione liberale, ritiene l'individuo colpevole dannoso per la comunità, non reintegrabile, in una parola irrecuperabile. Sotto questo aspetto la storia del diritto penale in Occidente dall'Habeas Corpus (un insieme di garanzie e libertà della persona, contenute in un rescritto coevo alla Magna Charta, 1215, ripreso e sviluppato nel Seicento dalle rivoluzioni inglesi e poi liberal-costituzionali ) può essere ricondotta nell'alveo del conflitto tra arcaismo e liberalismo penale, che ha visto, e giustamente, vincere, ma non ovunque quest'ultimo. In secondo luogo, il conflitto tra arcaismo e liberalismo penale, implica lo scontro tra due concezioni antropologiche profondamente diverse. Da un lato l'arcaismo che considera l'uomo un essere imperfetto, dall' altro il liberalismo penale che ritiene l'uomo perfetto o comunque perfettibile. Per il primo chi "sbaglia" resta colpevole per sempre, e va punito, se necessario con la morte, per il secondo invece chi "sbaglia", oltre a godere delle stesse garanzie processuali, a prescindere dalla gravità del reato, può essere recuperato, e una volta scontata la pena (che in genere è solo detentiva), può, o meglio, deve essere reintegrato socialmente. Da questo punto di vista il sistema penale americano è un esempio lampante di "schizofrenica" commistione tra elementi arcaici e moderni. Chi "delinque" ha tutte le garanzie processuali, e se condannato a morte può ricorrere in appello e inoltrare domanda di grazia, come è giusto che sia, ma solo a costo di allungare i tempi di detenzione, trascorsi all'interno di un disumano "braccio della morte". L'elemento di "schizofrenia" è nel fatto che il "condannato a morte", dopo un lungo periodo di prigione, quasi sempre matura, trasformandosi in un altro uomo, perfettamente recuperabile. Perciò come nel caso di "Tookie", di solito sul patibolo finisce per salire un uomo totalmente diverso dall' " pericoloso assassino" di venti o trent'anni prima. Perciò il vero problema per gli Stati Uniti, non è quello delle domande di grazia respinte da governatori ( certamente crudeli), o come alcuni addirittura propongono, quello di sospendere le garanzie per i condannati a morte, ma di eliminare dal proprio sistema penale un arcaismo, come la pena di morte, che stride antropologicamente con una concezione liberale del diritto penale. Ma gli Stati Uniti sono un paese "antropologicamente" liberale e moderno e quindi in grado di compiere un passo del genere?
[Fonte: carlogambesciametapolitics]
I vincitori del Premio Nobel per l'economia vedono la guerra come un gioco
I due vincitori del Premio Nobel per l' Economia nel 2005, Thomas C. Schelling e Robert J. Aumann, hanno ricevuto il premio per il loro contributo alla “Teoria del Gioco”. Di fatto, Thomas C. Schelling è stato il teorico dell' escalation militare durante la guerra del Vietnam e ora giustifica la decisione USA di non firmare il Protocollo di Kyoto e di ignorare i “Millennium Objectives” dell' ONU.
Robert J. Aumann è un Talmudista esoterico che ha teorizzato l'uso della punizione collettiva per opprimere i Palestinesi.
[Fonte: Globalresearch]
Il nostro ministro della giustizia
Nel celebre romanzo di Montanelli e nell'omonimo film di Rossellini, un piccolo truffatore detenuto a San Vittore si finge generale, il generale Della Rovere, e s'immedesima a tal punto nella parte da riscattarsi con una morte eroica sotto le fucilate dei nazisti. In fondo è quel che ipotizzavano Lamarck e Darwin per il regno animale: alla lunga «la funzione crea l'organo». Fa eccezione Roberto Castelli. Dal 2001 questo ingegnere del suono sposato da un druido è inopinatamente ministro della Giustizia. Nessuno pretendeva che in cinque anni imparasse una materia a lui del tutto sconosciuta. Ma al suo posto uno normale, per quanto duro di comprendonio, avrebbe imparato, orecchiato o annusato qualcosa, si sarebbe barcamenato con l'aiuto del Bignami e di qualcuno del ramo, come fanno gli studenti somari ma furbi, per arrivare a fine mandato senza fare troppi danni. Nel governo di Calderoli, Landolfi, Buttiglione e Nullardi, dove non sfigurerebbe nemmeno Forrest Gump, c'è speranza per tutti. Ma non per i somari fessi, e per giunta volonterosi. Che sono, come diceva Flaiano, la categoria più pericolosa. Perché il somaro furbo sa di non sapere e s'ingegna per rimediare. Il somaro pigro non s'ingegna ma nemmeno s'impegna, e fa poco danno. Il somaro fesso e volonteroso crede di sapere e tenta pure di imporre agli altri la propria ignoranza, credendola sapienza. Una jattura.

L'altro giorno il cosiddetto Guardasigilli annunciava giulivo alle Camere penali che «la giustizia va meglio»: poteva raccontarlo ai macellai, ai ciabattini, ai violinisti, invece è andato a dirlo proprio agli avvocati, che sanno bene come va la giustizia: infatti l'hanno accolto a pernacchie. Non contento, l'eventuale ministro vuole sabotare l'estradizione dei 12 spioni della Cia che sequestrarono un imam a Milano e lo fecero torturare in Egitto, in quanto il pm Spataro ha votato alle primarie dell'Unione, dunque è «un magistrato militante», ergo è affetto «antiamericanismo». Non lo sfiora l'idea che votare è un dovere, non un crimine; che, se chi vota a sinistra è militante, lo è anche chi vota a destra; e che, se Spataro votando a sinistra è antiamericano, votando a destra sarebbe filoamericano e dunque altrettanto prevenuto in un processo a carico di americani. Concetti troppo complessi per un cervello sottovuotospinto.
Ma ogni giorno ha il suo Castelli. Eccolo dunque all'assalto del gip di Brescia Roberto Spanò che ha scagionato dall'accusa di terrorismo due algerini arrestati a Napoli dal Ros. Spanò è lo stesso che aveva incriminato per terrorismo alcuni marocchini assolti dallo stesso reato dalla collega milanese Clementina Forleo ed era stato per questo molto elogiato dal governo e dal partito di Castelli, mentre la Forleo veniva iscritta d'ufficio ad Al Qaeda. Ora il sedicente ministro attacca pure Spanò e qualunque giudice non condanni su due piedi qualunque islamico gli capiti a tiro.

Nel caso Forleo, aveva teorizzato un codice penale parallelo per immigrati: essi vanno giudicati non in base alla legge, ma al «comune sentire del popolo» (italiano o padano non si sa). Nel caso Napoli, si supera: «La magistratura è troppo garantista sulle minacce terroristiche: non s'accontenta delle intenzioni, vuole i fatti compiuti». Nasce così, dalla bocca del noto giureconsulto celtico, un nuovo modello di giudice. Chiamato ad «accertare la verità» non più sui reati già commessi, ma prim'ancora che accadano. Dopo la guerra preventiva, arriva il giudice preventivo. Quello che non ha bisogno di «fatti compiuti»: lui fa il processo alle intenzioni. Rastrella le periferie, magari scortato da guardie padane, e appena nota un marocchino con l'occhio vispo e le mani in tasca -tratti tipici dell'attentatore- lo spedisce all'ergastolo perché ha la faccia da Al Qaeda.

Se valesse per tutti, non vorremmo essere nei panni di Previti. Già Montanelli l'avrebbe arrestato solo per la faccia che porta. Ma contro di lui, a parte la faccia e le intenzioni, ci sono i fatti compiuti: il conto svizzero comunicante con quelli di alcuni giudici, le condanne in primo e secondo grado. Eppure lui resta un innocente perseguitato e siede comodamente a Montecitorio insieme a Castelli. Per ingabbiare un magrebino, invece, basta l'intenzione. E' la carcerazione preventiva al quadrato: non solo ti sbattono dentro prima del processo, ma addirittura prima del delitto.

Marco Travaglio
Fonte: www.unita.it
L'ONU vota contro l'embargo verso Cuba.
Nazioni Unite, 8/11. L'Assemblea Generale dell'ONU ha votato, per la 14° volta consecutiva, la risoluzione presentata da Cuba che chiede la fine immediata del Blocco economico, finanziario e commerciale contro l'Isla Grande. Dei 191 paesi rappresentati all'ONU, 182 paesi hanno votato per l'abolizione del Blocco. 4 paesi hanno votato per mantenere il Blocco: Stati Uniti, Israele, Palau, Isole Marshall. Uno si è astenuto: la Micronesia. 4 paesi non hanno partecipato al voto: Salvador, Nicaragua, Iraq, Marocco. Mai Cuba aveva ottenuto un appoggio così grande da quando,nel 1992, presentò la risoluzione all'Onu contro il Blocco che gli Usa hanno imposto unilateralmente dal 1960. Nel 2004 i paesi che votarono contro il blocco furono 179. Affermando il Diritto Internazionale, l'Assemblea Generale dell'ONU, a stragrande maggioranza, riafferma il diritto di Cuba alla sua Sovranità, Indipendenza ed Autodeterminazione.

Lettera sull'antisemitismo

Caro Direttore,
Massimo Fini viene ospitato il 4 novembre sulla prima pagina del Gazzettino per commentare la fiaccolata in solidarietà con Israele e con i suoi usuali toni polemici e controcorrente si dichiara antisemita.
La polemica è contro una stupida e ingiustificabile affermazione del portavoce della comunità ebraica di Roma che indicava come nemici di Israele e degli ebrei italiani tutti coloro che si fossero dissociati dalla manifestazione.
Tuttavia le affermazioni di Massimo Fini non solo sono - come sempre nel suo stile estremo - provocatorie, ma, ahimè, veritiere. Va ad onore della sua onestà intellettuale il fatto di dichiararsi esplicitamente antisemita. A prescindere dalla polemica contingente, infatti, sono tali e tanti i momenti della carriera giornalistica di Fini caratterizzati da una costante polemica a senso unico contro Israele e contro gli ebrei, che nessuno fra i suoi numerosi lettori aveva più dubbi in proposito.
Gadi Luzzatto Voghera

Caro Luzzatto,
mettiamo alcune cose in chiaro. Mia madre, Zinaide Tobiasz, era un'ebrea russa che ha visto sterminati tutti i suoi famigliari (genitori, sorella, fratello, zii, cugini) durante la seconda guerra mondiale. I suoi ebbero la sfortuna di trovarsi sul fronte sovieto-tedesco che fu il più feroce perché i contadini russi difesero con le unghie e con i denti la loro terra, a maggior gloria di Stalin che li aveva sterminati a milioni. Non sappiamo se i familiari di mia madre furono semplicemente vittime della guerra o anche del loro essere ebrei. Non lo sappiamo perché, dopo la guerra, i miei genitori fecero fare delle ricerche dalla Croce Rossa Internazionale, ma di quelle persone non si trovò alcuna traccia, sparite nel nulla.
Per gli ebrei, che seguono la linea matrilineare, io sono quindi teoricamente un ebreo. Ma io non mi sento tale. Perché non sono stato educato in quella cultura. Mia madre fa parte infatti di quei casi - non rari - di ebrei che furono talmente choccati dalle violenze antisemite degli anni Trenta e Quaranta da rimuovere le proprie origini, anche quando, dopo la guerra, non c'erano più pericoli. Ciò dice, di per sè, della spaventosa ferocia di quelle persecuzione. È difficile quindi pensare che io non abbia sensibilità per la questione ebraica. Tuttavia non mi sento ebreo. Anche per un altro motivo. Da anarchico-individualista qual sono non mi piacciono le appartenenze appioppate dall'alto, culturali o razziali che siano. Io appartengo solo a me stesso. Per questo non mi interessa se la persona che mi sta davanti è un ebreo, un arabo o un malgascio, mi interessa innanzitutto chi è lui come persona.
Dalle mie labbra e dalla mia penna non è quindi mai uscita una parola contro un ebreo o un negro o un arabo o un malgascio solo perché tale. Naturalmente posso preferire una cultura a un'altra o, da agnostico qual sono, una religione a un'altra. Non ho simpatia per "le tre grandi religioni monoteiste" perché vedo nel monoteismo la radice dell'intolleranza e del totalitarismo. Preferisco le religioni africane, che non hanno Iddii unici e, a volte, nemmeno pantheon di Dei, ma una concezione magica della vita e della natura e spiritualizzano anche la materia laddove noi occidentali, nel solco del pensiero giudaico-cristiano, poi secolarizzato dall'Illuminismo, abbiamo finito per materializzare anche l'uomo. Ancor meno mi piace che un popolo si consideri "eletto da Dio" perché vi trovo, in nuce, le radici di quel razzismo di cui poi proprio gli ebrei sarebbero stati così atrocemente vittime. Se esistono popoli "eletti" vuol dire che gli altri, i "non eletti", sono inferiori. Quando sento parlare di "popoli eletti" e di "razze superiori" mi vengono i brividi.
La sua affermazione che criticare Israele vuol dire, per ciò stesso, essere antisemiti, è inaccettabile. Perché significa impedire la critica a uno Stato e alla sua politica sotto il ricatto morale dell'antisemitismo. Israele non è il Male, come pensa il presidente iraniano, ma non è nemmeno il Bene. È uno Stato come gli altri verso il quale si deve poter conservare il diritto di critica.
Trovo inaccettabile l'eterno ricatto morale che, oggi, viene fatto per cui Israele dovrebbe godere di un trattamento di privilegio in ragione dell'Olocausto. Lo trovo inaccettabile e oltraggioso. Oltraggioso per quei sei milioni di ebrei morti e oggi strumentalizzati per ragioni che con la loro tragedia non hanno più nulla a che fare.
Massimo Fini
Fonte: ww.gazzettino.it

Harold Pinter
Premio Nobel 2005 per la letteratura

Una delle immagini più nauseanti del 2002 è quella del Primo ministro Tony Blair che si inginocchia in chiesa, il giorno di Natale, pregando per la pace sulla terra e per il bene dell'umanità. Nello stesso preciso momento Blair si preparava a partecipare e contribuire al massacro di migliaia di innocenti in Iraq. Sono dell'opinione che un atto bellico del genere non sia semplicemente tacciabile di criminalità, perversione e barbarie. Ravvedo in esso anche una forma di gioia nella distruzione. Il Potere, come spesso è stato sottolineato, è un grande afrodisiaco così come, almeno dalle apparenze, anche la morte altrui.

Gli americani si garantiscono il cosiddetto appoggio della "comunità internazionale" attraverso varie modalità di fuoco protetto, esploso a mo' di intimidazione: condizionamento, corruttela, ricatto, mistificazione. La cosiddetta "comunità internazionale" si è trasformata via via in un'entità degradata, totalmente dedita a legittimare e appoggiare un'istituzione militarizzata completamente fuori controllo. Quanto all'Inghilterra, ciò che appare più deprecabile di ogni altra cosa è il fatto che essa pretenda di stare alla pari del suo grande alleato americano - quando invece viene trattata alla stregua di un cane indocilito a forza di percosse, esattamente come gli altri Paesi. Siamo umiliati, disonorati e messi in gravissimo pericolo dal comportamento servile senza riserve che il nostro governo ha adottato nei confronti degli Stati Uniti.

Questa guerra che hanno pianificato può ottenere soltanto esiti come: il collasso di quanto rimane in piedi del sistema di infrastrutture in Iraq, la morte di massa, mutilazione e malattia, un milione circa di potenziali profughi, un'incontrollabile escalation di violenza in tutto il mondo. E tuttavia continuano a mascherarla come "crociata morale", "guerra giusta", un conflitto scatenato dalle "democrazie in nome della libertà", al fine di portare "democrazia" in Iraq. Il puzzo di ipocrisia è soffocante. Questa mascherata è un bel raccontino che dovrebbe coprire l'invasione di uno Stato sovrano, l'occupazione militare dello stesso e il controllo dei giacimenti petroliferi. Noi abbiamo un compito irrinunciabile e chiaro: resistere a tutto questo.

"Abbiamo bisogno del protezionismo non del libero mercato"
Il leader democratico ed economista americano ha iniziato il suo discorso affermando che l'unico modo di salvare l'economia americana è sbarazzarsi del sistema che misura lo stato dell'economia con la moneta, e riadottare il Sistema Americano che regolamenta la moneta, valutandone l'efficacia sulla base dell'economia fisica.
Questo è il sistema del "protezionismo", ha detto LaRouche, che si oppone al libero mercato del sistema britannico.
Questa è la sua argomentazione:
"Come regolamentiamo la moneta? Con il protezionismo. Come proteggiamo la nostra produzione, contro il mercato di beni a basso costo? La proteggiamo, incoraggiando alcuni investimenti, riconosciuti per la loro bontà; defiscalizzando le produzioni che sono utili alla società; tassando più pesantemente quelle che lo sono in misura inferiore. Promuoviamo gli investimenti nelle cose di cui abbiamo necessità: per esempio, il 50% dell'economia moderna dovrebbe essere impegnato nelle infrastrutture. Ciò non ha nulla a che vedere con il mercato, immediatamente, ma solo indirettamente. Che cosa sono le infrastrutture economiche? Sono i servizi pubblici, l'educazione pubblica, la gestione delle risorse idriche, i trasporti, ecc. Il 50% di una sana economia nazionale dovrebbe orbitare intorno alle infrastrutture, che sono investimenti a lungo termine nel miglioramento del territorio e delle condizioni di vita. Il restante 50% dovrebbe essere la produzione, oppure i servizi dedicati ad essa, cioé il contributo privato all'economia.
"Così, si regolamenta l'economia in modo tale da assicurare l'ingresso di capitali, tramite le tasse e altri meccanismi, necessari ala produzione e alla manutenzione di quella metà dell'economia nazionale che pertiene al settore pubblico. Ai vari livelli, federale, statale, provinciale (per contea), e comunale, ritroviamo la necessità di migliorare le reti idriche, il sistema educativo, i servizi di polizia, ecc. Questi servizi dovrebbero essere a carico del denaro pubblico .
"E' vero che alcuni di essi possono essere delegati a privati, come già accade. Per esempio, i nostri stati crearono degli enti pubblici, per esempio finalizzati alla produzione di elettricità, che ora costituiscono delle società private sottoposte al controllo pubblico. E la gente può investire i propri risparmi in tali imprese, perché in generale offrono una garanzia di ritorni economici. Così gli enti pubblici possono costituire un buon impiego dei risparmi, diretto nel caso di chi investe in obbligazioni, indiretto nel caso degli investimenti delle casse di risparmio. Così le banche vengono a dipendere dai servizi pubblici, inserite in un buon sistema per una buona parte dei propri depositi [di riserva]. Così, se investiamo in una banca, prestandole denaro, sappiamo che essa userà parte dei nostri risparmi negli investimenti di pubblica utilità, che offrono una buona garanzia di protezione. Questo, dunque, è il miglior investimento locale che si possa avere, stando al vecchio sistema.
"Ma noi lo abbiamo distrutto! Abbiamo detto: 'Vogliamo il mercato libero. Vogliamo tagliare le spese che non sono essenziali al nostro datore di lavoro!' Cioè le risorse del sistema scolastico, privatizzandolo. Non ci occuperemo della popolazione in generale, perché privatizzeremo il sistema educativo. Prendiamo dunque alcuni elementi della scuola, e li privatizziamo."
Opponendosi a questo disastro, LaRouche ha concluso che dobbiamo proteggere la nostra società regolamentandone l'economia, rilanciando i lavori pubblici e il commercio sulla base di accordi. [fonte: movisol.org]

Energia di Stato.
Un inserto di tre pagine dal titolo: “ Dossier, la centrale che verrà ”, inserito nel Il Resto del Carlino , è stato inviato gratuitamente a 16.000 persone residenti nella provincia di Rovigo.
L'inserto, pagato dall'Enel , magnifica la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini, nel delta del Po.
Il dossier è una propaganda a senso unico e senza il minimo contraddittorio.
L'Enel spende i nostri soldi per centrali a carbone e per informarci, in stile mussoliniano, che sono anche cosa giusta .
Chissà se Il Resto del Carlino pubblicherà , con dovizia di dettagli, anche la cronaca del processo in corso ad Adria contro l'ex amministratore dell'Enel Paolo Scaroni per danneggiamento aggravato alla flora del delta del Po ed emissioni moleste e dannose in atmosfera provocati dalla stessa centrale termoelettrica in passato?
L'idea del futuro di questa gente è il carbone, i nuovi lavori saranno lo spazzacamino e il minatore specializzato , anche da esportazione, come ai vecchi tempi. [dal blog di Beppe Grillo]

Allarme terrorismo?
A few months after Tom Ridge stepped down as US Homeland Security chief, he set the record straight: the White House had repeatedly disregarded his advice and raised the government's terror alert to orange, or “high,” without justification. Ridge wanted to “debunk the myth” that his department was needlessly frightening the American public with the alerts and told reporters “More often than not we were the least inclined to raise it . . . There were times when some people were really aggressive about raising it, and we said, ‘For that?'”
It's no surprise that the Bush administration has fudged the terror warnings for its own benefit. Exploiting fears of terrorism is central to Bush's presidency. His aides don't even pretend otherwise, explaining to a Washington Post reporter in the 2004 election campaign that Bush's strategy was “aimed at stoking public fears about terrorism, raising new concerns about Kerry's ability to protect Americans and reinforcing Bush's image as the steady anti-terrorism candidate.” [Traduzione: fascismo strisciante.]

36 NEONATI UCCISI DAI CHECKPOINT
Dal 2000, oltre 60 donne palestinesi sono state costrette a partorire presso checkpoint israeliani nei Territori, una violazione dei diritti umani che ha ucciso 36 neonati. Lo rivela un rapporto dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani. Il Manifesto, 24/09/05

Quando quelli che sono stati di estrema sinistra negli anni Settanta passano alla destra diventano i più forcaioli di tutti (con i poveracci naturalmente, con «lorsignori» fanno i «garantisti»), amanti viscerali dei pulotti e dei caramba. Così ieri Tiziana Maiolo, attuale assessore alle Politiche sociali di Milano, ex Manifesto, ex Rifondazione comunista, ha rivolto un appello al prefetto «perché sgomberi l'occupazione abusiva dei marciapiedi» dei bambini, dei genitori e degli insegnanti egiziani ai quali è stata chiusa d'autorità la scuola di via Quaranta, che frequentavano fino all'anno scorso, e che protestano proseguendo le lezioni sul marciapiede. Quando era del Manifesto la Maiolo inneggiava all'occupazione, spesso violenta, degli uffici pubblici, delle scuole, delle università, delle case private, ora chiama la polizia per l'occupazione pacifica di un marciapiede.
Qual è la questione della scuola di via Quaranta? È una scuola autogestita dove quattrocento famiglie di origine egiziana mandano i loro figli perché vi studino l'arabo e il Corano e conservino i legami con la propria cultura nativa, cosa che la scuola pubblica italiana non può garantire. Si dice, da parte delle autorità milanesi, che la scuola è «illegale» perché non ha avuto l'autorizzazione del Ministero. Non è esatto. Una scuola non autorizzata dal Ministero non è «illegale», ma, più semplicemente, non può conferire un titolo di studio legale valido in Italia, cosa di cui i genitori che vi mandano i loro figli si assumono la responsabilità. Ma se io voglio a casa mia insegnare, poniamo storia, a dei ragazzi, come si faceva nelle «università libere» di una volta, in tempi meno liberticidi, sono padronissimo di farlo, salvo che, naturalmente, il mio insegnamento non avrà alcun valore legale.
C'è da chiedersi poi perché la scuola di via Quaranta non ha ottenuto l'autorizzazione del Ministero. In Italia esistono scuole americane, scuole tedesche, scuole e Università cattoliche e una serie di altri Istituti privati parificati. Perché non può esistere una scuola musulmana?
Ma la questione di fondo posta dalla vicenda di via Quaranta è un'altra ancora. Chi emigra da noi deve per forza omologarsi alla nostra cultura e ai nostri valori o può rimanere rinserrato, come fanno, per esempio, molti ebrei, nella propria cultura e nei propri valori? Io credo che si tratti di una libera scelta, che deve rimanere tale. Salvo naturalmente il fatto che tutti, immigrati o no, devono rispettare le leggi dello Stato italiano.

Massimo Fini
Fonte:www.ilgazzettino.it

Revealed: BAE's secret £1m to Pinochet [David Leigh and Rob Evans Thursday September 15, 2005 The Guardian]

Britain's biggest arms firm, BAE Systems, has been identified on US banking records as secretly paying more than £1m to General Augusto Pinochet, the former Chilean dictator. A Guardian investigation has revealed some of the money was listed as being paid through a front company in the British Virgin Islands, which BAE has used to channel commission on arms deals.
Covert payments to Pinochet-linked groups are listed on documents compiled by the Chilean authorities and obtained by the Guardian. They record large payments from BAE as recently as last year. [Traduzione: Un milione di sterline in segreto dalla BAE - industria d'armi inglese - a Pinochet]

Laughing off conspiracy theories
During the cold war when Washington was confronted with a charge of covert American misbehavior abroad, it was common to imply that the Russkis or some other nefarious commies were behind the spread of such tales; this was usually enough to discredit the story in the mind of any right-thinking American. Since that period, the standard defense against uncomfortable accusations and questions has been a variation of: "Oh, that sounds like a conspiracy theory." (Chuckle, chuckle) Every White House press secretary learns that before his first day on the job.
I'm reminded of this because of the latest development in the long-running case of the bombing of PanAm 103 over Lockerbie, Scotland in 1988, which took the lives of 270 people. For well over a year afterward, the US and the UK insisted that Iran, Syria, and a Palestinian organization had been behind the bombing. Washington and London officials insisted they were "confident", "totally satisfied", they had "hard evidence" ... until the buildup to the Gulf War came along in 1990 and the support of Iran and Syria was needed. Suddenly, in October 1990, the US declared that it was Libya -- the Arab state least supportive of the US build-up to the Gulf War and the sanctions imposed against Iraq -- that was behind the bombing after all.  Since then, those who have questioned this new official version have been branded (choke, gasp) "conspiracy theorists".
      Eventually, two Libyans were formally indicted in the US and Scotland, tried in the Hague, with one, Abdelbaset Ali Mohmed al Megrahi,  being found guilty in 2001 and sentenced to life in prison. The trial was a genuine farce, which I've discussed in detail. ("I am absolutely astounded, astonished," said the Scottish law professor who was the architect of the trial. "I was extremely reluctant to believe that any Scottish judge would convict anyone, even a Libyan, on the basis of such evidence."){6}

      The key piece of evidence linking Libya to the crime was a tiny fragment of circuit board, allegedly from a timing device or detonator, which investigators just happened to find in a wooded area many miles from Lockerbie some time after the atrocity. Now, a former Scottish police chief has come forth and admitted that this evidence was fabricated. The CIA planted it, he said. Moreover, a key prosecution expert witness has been called into question after it was reported that three other cases had been quashed because his evidence had been discredited.{7} But anyone who's been following the Lockerbie case closely for years doesn't need these new revelations to make him seriously doubt the official version.        So the next time you hear an administration spokesperson chuckling over someone questioning the government's explanation for some complex happening, keep in mind that the trivialization of conspiracy theories may itself be a conspiracy.
      Based on a careful search of the Lexis-Nexis database, it appears that not one word of these new revelations has appeared in any American newspaper. That's not a conspiracy. But it does say something about the way the American media works. Examples of widespread suppression in the United States of important news stories originating abroad are numerous and almost always involve matters which reflect negatively on American foreign policy; the recent flap about the Downing Street Memos is another case in point.
      Postscript: It's most ironic that for 15 years the United States has in effect been shielding Iran as the mastermind behind the PanAm bombing. It's difficult to see how Washington can ever admit to this particular lie that it's been living, but I imagine that at the appropriate moment something will be "discovered", like the fragment of circuit board.
      And by the way, Libya has never confessed to having carried out the act. They've only taken "responsibility", in the hope of getting various sanctions against them ended. [traduzione: togliere di mezzo con una risata le teorie cospirative]
The media's assassination fable
Following the call of The Most Reverend Pat Robertson for the United States to assassinate Venezuelan President Hugo Chávez, the media trotted out one of its perennial myths, that political assassination is forbidden by the US government due to the action of former President Gerald Ford. It's true that Ford issued an executive order in 1976 which stated: "No employee of the United States shall engage in, or conspire to engage in, political assassination." But subsequently, presidents Reagan, Clinton, and both Bushes overrode this by issuing authorizations for the CIA and other US government agencies to kill certain named individuals, like Osama bin Laden and his deputies, or certain classes of individuals, like "terrorists". These presidential authorizations have been designated as "executive orders", "memorandums of law", or "intelligence findings". Reagan went back and forth between banning and authorizing assassination, creating at one point what was actually called by the press, a "license to kill."{3}
    If any of these White House promulgations were "legal", it was perhaps only because they were never challenged in any court, domestic or international. But Reagan and his successors have clearly not been acting out of any ethical or legal principle for or against assassination. It's all been realpolitik or public relations, and the actual American policy in the field over the years has never varied to speak of, whatever the "official" message of the day coming out of the White House was.
    Robertson will of course not be punished for his words about Chávez, any more than he was punished for his October 2003 remark calling for the nuking of the State Department. ("If I could just get a nuclear device inside of Foggy Bottom [nickname for the State Department]," he said on the radio. "I think that's the answer."){4} But imagine if a Muslim cleric -- or any Muslim -- living in the US had called for the assassination of British Prime Minister Tony Blair, even in a private conversation. Imagine *anyone* who wasn't an influential conservative Christian or Jew saying the same in this day and age. Imagine the consequences.

Robertson called Chavez a dictator. One of the hallmarks of a dictatorship is the absence of a vigorous opposition media, but in Venezuela the daily press and television networks are largely in the hands of forces vehemently opposed to Chavez. By contrast, in the United States the progressive forces (the only sector worthy of the name "opposition") has not a single daily newspaper or TV station; they are limited to weekly and monthly print publications and blogs. "In America," writer Paul Goodman once observed, "you can say anything you want, as long as it doesn't have any effect." [traduzione: La favola mediatica dell'omicidio]

Telepredicatore Usa: assassinate Hugo Chavez

Pat Robertson, ex candidato alle elezioni presidenziali Usa, ha fatto appello in una predica Tv perché il presidente venezuelano, definito "il nuovo Satana", sia assassinato
Il telepredicatore Pat Robertson, ex candidato alle elezioni presidenziali americane, ha fatto appello in una sua predica trasmessa in tv perche' il presidente venezuelano Hugo Chavez - definito "il nuovo Satana" - sia assassinato, poiche' rappresenterebbe un "terribile pericolo" per gli Stati Uniti. Fondatore della Coalizione Cristiana, Robertson ha detto ieri nel corso della sua trasmissione "700 Club" che il dovere degli Stati Uniti è di impedire che Chavez faccia del Venezuela "un trampolino per l'infiltrazione comunista e per l'estremismo musulmano". Duro cristico di George W. Bush, Chavez ha accusato a più riprese Washington di tramare per la caduta del suo regime e di sostenere i complotti miranti ad assassinarlo. "Non so niente di questa teoria dell'assassinio, ma se crede che noi cerchiamo di ucciderlo, io penso che dovremmo andare lì e farlo. Sarebbe meno costoso che intraprendere una guerra.. e io non penso che le forniture di petrolio cesserebbero" ha detto Robertson. "Non abbiamo bisogno di un altro conflitto da 200 miliardi di dollari per sbarazzarci di un violento dittatore" ha concluso il telepredicatore.
(Fonte AceA)

Eastern European "revolutions"
In previous reports I've discussed why I thought that the political uprisings in Eastern Europe of the past 18 months, which have resulted in changes of government in Georgia and Ukraine and the potential for the same elsewhere, have not entirely been phenomena of spontaneous combustion. I've pointed out that in each case all or most of the usual American suspects have been involved -- the National Endowment for Democracy (and two of its wings: the International Republican Institute and the National Democratic Institute for International Affairs), the Agency for International Development (AID), George Soros's Open Society organizations, Freedom House, et al.
      I've received some criticism for this point of view from those who believe that the people in each of these countries had strong motivations for their demonstrations based on legitimate grievances and didn't need "outside agitators". I don't question at all the existence of their grievances, but I maintain that the demonstrators needed various sparks, tutelage, and financing. Consider what their most commonly stated grievances have been -- unemployment, other economic hardships, questionable elections, and government corruption. Does not each of these apply in full, overflowing measure to the United States? As one example, is there any parliament in the world whose members receive more in bribes ("political contributions") than members of the US Congress? Are there not millions of Americans who hate their leaders every bit as much as the people in Georgia and Ukraine hated theirs? If it's not a majority of Americans who feel this way, neither has it been majorities in Eastern Europe who have been rising up. Why don't we have an uprising here? Why don't we choose a symbolic color and throw the scoundrels out? Perhaps all we need are some wealthy outside agitators. The old joke goes: Why won't there ever be a coup d'état in the United States? Because there's no American embassy in Washington.
      The phenomenon is not new. The United States made use of paid-for street crowds and chaos for their first post-World War Two regime change, Iran in 1953; neither is it new in Eastern Europe, for the same tactics were employed by the National Endowment for Democracy and Agency for International Development in toppling governments in Bulgaria and Albania in the early 1990s. [traduzione: Le rivoluzioni dell'est europeo]
Cuba, the never-ending double standard
The European Union is once again admonishing Cuba to release its "dissidents" from prison. The United States is pressuring the United Nations Human Rights Commission, currently meeting in Geneva, to pursue this same goal. Cuba's critics are particularly upset that many of those arrested are journalists and poets. What they consistently fail to acknowledge is that the arrests of these persons had nothing to do with them being journalists or poets, or even being dissidents per se, but had everything to do with their very close, indeed intimate, political and financial connections to American government officials.
      The United States is to the Cuban government like al Qaeda is to Washington, only much more powerful and much closer. During the period of the Cuban revolution, the United States and anti-Castro Cuban exiles in the US have inflicted upon Cuba damage greater than what happened in New York and Washington on September 11, 2001. In 1999, Cuba filed a suit against the United States for $181.1 billion in compensation for victims of (at that time) forty years of aggression. The suit accuses Washington policies of being responsible for the death of 3,478 Cubans and wounding or disabling 2,099 others. Cuban officials delivered the papers for the suit to the US Interests Section in Havana, but the Americans refused to accept them. The Cuban government then took its case to the United Nations, where it has been in the hands of the Counter-Terrorism Committee since 2001. This committee is made up of all 15 members of the Security Council, which of course includes the United States, and which may account for the inaction on the matter.
      Would the US ignore a group of American dissidents receiving funds from al Qaeda and engaging in repeated meetings with known leaders of that organization in the United States? Would it matter if these American dissidents claimed to be journalists or (gasp) poets? In the past few years, the American government has arrested a great many people in the US and abroad on the basis of alleged ties to al Qaeda, with a lot less evidence to go by than Cuba had with its dissidents' ties to the United States.
      The US has of course also arrested numerous American dissidents at anti-war, anti-globalization, anti-School of the Americas, and other demonstrations, many sentenced up to months in prison with concurrent physical and psychological abuse. [traduzione: Cuba da sempre due pesi e due misure]
Yet another glorious chapter in the Wonderful War on Terrorism
Vice President Cheney, speaking of Saddam Hussein and his alleged terrorist allies, told an audience on January 10, 2003: "The gravity of the threat we face was underscored in recent days when British police arrested ... suspected terrorists in London and discovered a small quantity of ricin, one of the world's deadliest poisons."
      A week later at the White House, press secretary Ari Fleischer told reporters, "When you read about people in London being arrested for possession of ricin, there clearly remain people in the world who want to inflict as much harm as they can on the Western world and on others."
      Then, in his much-publicized February 5 speech to the UN Security Council, Secretary of State Colin Powell put up a slide that linked a "U.K. poison cell" to alleged master terrorist Abu Musab Zarqawi.
      After the war in Iraq began in March and US troops seized a northern Iraq camp linked to Zarqawi, Gen. Richard B. Myers, chairman of the Joint Chiefs of Staff, told CNN: "We think that's probably where the ricin that was found in London came [from]. ... At least the operatives and maybe some of the formulas came from this site."
      On April 13, 2005, at the London trial of the arrested "terrorists", it was disclosed that there had been a mistake. No ricin had actually been found in their apartment and all charges pertaining to this were dropped. It turned out, moreover, that the claim about ricin having been found in January 2003 had been shown to be false that very same day by chemical weapons experts.{3}
      In the run-up to Washington's war against the people of Iraq the principal need of those planning and selling the war was to whip up enough fear and loathing so that the American people would buy it. Thus it was that a great big stew was cooked up ... September 11 ... terrorists ... chemical weapons ... al Qaeda ... Iraq ... Abu Musab Zarqawi ... biological weapons ... Saddam Hussein ... Osama bin Laden ... ricin ... imminent danger ... nuclear danger ... all part of one vast conspiracy, all part of a very filling dish to feed the public. It's comforting now to realize how many people decided that the meal did not pass the smell test. [traduzione: La fabbrica dei miti americani]
Why does NATO exist?
NATO is preparing an "ambitious" expansion into southern Afghanistan next year, announced its Secretary General, Jaap de Hoop Scheffer, on June 1. Eventually, the alliance will take charge of foreign security in "the whole of the country", he said.{7}
      NATO has been taking ambitious steps for years -- bombing Yugoslavia; patrolling the Balkans like a Governor-General; training Iraqi security forces; putting itself into the war on terrorism; providing security for the 2004 Olympics in Greece; expanding its membership, which now stands at 26 nations plus 20 others brought into the NATO fold under the reassuring name of Partnership for Peace; and much more.
      Time out. Where does NATO get all this authority? What body of citizens has ever voted for them to do any of this? Why does NATO routinely ignore the UN Security Council? Why, indeed, does NATO even exist?
    We were told during the Cold War that NATO was needed to protect Western Europe from a Soviet invasion. As some may have noticed, the Soviet Union no longer exists,. (It's been suggested, plausibly, that NATO was created originally to suppress the left in Italy if the Communist Party came to power through an election.)
    We were also told that NATO was there to counter the Warsaw Pact. The Warsaw Pact folded its tent in 1991, calling upon NATO to do the same.
    If NATO hadn't begun to intervene outside of Europe it would have highlighted its uselessness and lack of mission. "Out of area or out of business" it was said.
    If NATO had never existed, what argument could be given today in favor of creating such an institution? Other than being a very useful handmaiden of US foreign policy and providing American arms manufacturers with billions of dollars of guaranteed sales. [Traduzione: Perché esiste la NATO?]