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PASSATO E PRESENTE
Per una lettura storica dell'attualità
11 settembre 2005: una riflessione su Al-Qaeda, terrorismo islamico e terrorismo USA. A quattro anni dall'attentato al WTC di Manhattan la situazione internazionale va oggettivamente peggiorando di mese in mese, con un incremento costante della violenza “terroristica”, soprattutto in Medioriente, e il deterioramento dei rapporti civili e politici all'interno delle nazioni europee tra pubblica opinione “bianca” e minoranze extra-comunitarie. In Italia, nelle ultime settimane, si sono moltiplicati i casi di espulsione di personaggi appartenenti alla comunità islamica con operazioni di polizia di dubbia costituzionalità (ma di sicura origine politico-ideologica); in Francia bruciano misteriosamente palazzi-ghetto dove consumano la loro misera condizione di emarginati gruppi di emigrati africani privi di ogni diritto politico e civile; e su quello che succede in Gran Bretagna non si dice forse tutto. Nel frattempo, l'amministrazione americana persevera nella sua campagna militare in Iraq, e si prepara forse ad ancor più inquietanti scenari bellici, non curandosi del crescente scontento della popolazione a fronte di una sempre più evidente carenza politica generale nei confronti dei grandi problemi socio-economici della nazione. E l'Iraq che, malgrado la dittatura di Saddam, era il Paese “arabo” più stabile ed estraneo a ogni forma di integralismo religioso, è diventato una polveriera dove si concentrano ormai tutte le sanguinose contraddizioni etnico-religiose ed economiche del Medioriente. Lungi dall'aver liberato e democratizzato il Paese, gli Stati Uniti sono impegolati in una guerra di resistenza e in una crisi politica che non sembrano essere assolutamente in grado di dominare, e da cui cercano di uscire con una serie di retromarce in grado solo di peggiorare la situazione. È infatti assai probabile che essi debbano lasciare, facendo buon viso a cattivo gioco, un Iraq non più laico e industrializzato, ma integralista e socialmente arretrato. Intanto, di Bin Laden non si parla più malgrado la rete terroristica di Al-Qaeda imperversi e, a detta dei mezzi di informazione, trovi sempre più nutrimento anche nel mondo occidentale tra i giovani musulmani gonfi di risentimento e frustrazione nei confronti delle potenze che occupano l'Iraq e sostengono Israele.
Dall'11 settembre 2001 la “guerra al terrorismo” segue delle “regole d'ingaggio” che potremmo paragonare al tentativo di cacciare un topo in un appartamento dando fuoco al palazzo. Per perseguire una rete di terroristi composta da gruppi di fanatici provenienti da situazioni di evidente arretratezza economica e sociale, la più grande potenza militare del mondo ha scatenato due guerre devastanti che hanno causato (fino ad ora) centinaia di migliaia di morti e miliardi di dollari di danni, procurando una crisi economica profonda anche sul proprio territorio, di cui non si possono ancora immaginare le future conseguenze.
Talebani e Al-Qaeda non sono tuttavia degli alieni sorti da mondi estranei alla politica americana di questi ultimi decenni. Sia gli uni che l'altra, infatti, sono stati per un certo periodo pedine della strategia anticomunista americana in Afganistan, armati e sorretti politicamente durante l'occupazione sovietica per cacciare l'Armata rossa da quel paese, e poi mantenuti al potere per gli interessi petroliferi americani nella zona oggi strategicamente più rilevante nell'economia mondiale.
«Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno insistentemente offerto missili Stinger e finanziamenti per appoggiare la resistenza dei mujaheddin all'occupazione sovietica. Hanno incoraggiato la crescita del fondamentalismo islamico per spaventare Mosca, e la diffusione della droga per prendere al laccio i soldati sovietici. La CIA ha perfino aiutato “arabi afgani” come Osama bin Laden, che attualmente è “il più ricercato d'America”, a combattere qui» [Matt Frei, Hell on Earth: Afghanistan , in “Evening Standard” 20 febbraio 2001 – cit. in Nafez M. Ahmed, Guerra alla libertà, Fazi editore, pag. 36].
«Nei mesi precedenti alla presa del potere da parte dei talebani, Robin Raphel, già vicesegretario di Stato [americano] per l'Asia meridionale, ha condotto un intenso giro di incontri diplomatici di collegamento tra le autorità, ed è ben possibile che la posta in gioco fosse il progetto [UNOCAL, azienda multinazionale petrolifera americana impegnata nella costruzione di un grande oleodotto per il trasporto del petrolio dal mar Caspio verso la Turchia passante per l'Afganistsan]. “Robin Raphel era il rappresentante dell'oleodotto UNOCAL”, ha detto un funzionario del precedente governo afgano, presente ad alcuni degli incontri con lei. (…) Oltre che a controllare le nuove fonti di energia, il progetto serviva a un obiettivo d'interesse strategico di primo piano per gli Stati Uniti: isolare un nemico giurato, l'Iran, liquidando, dicono gli esperti, la tanto discussa ipotesi di un oleodotto rivale appoggiato da Teheran. (…)
Ansiosa di vedere l'Afganistan sotto ferreo controllo, per conserntire a un gruppo guidfato dagli Stati Uniti di costruire un oleodotto e gasdotto di molti miliardi di dollari, Washington sollecitò i suoi alleati chiave, il Pakistan e l'Arabia Saudita, a sostenere nel 1996 il tentativo della milizia di conquistare il potere (…). Gli Stati Uniti hanno spinto il Pakistan e l'Arabia Saudita a sostenere i talebani, di certo fino alla loro avanzata su Kabul (…). Il motivo fondamentale dell'interesse mostrato dagli Stati Uniti per i talebani era una conduttura da 4 miliard e mezzo di dollari che un consorzio petrolifero guidati dagli Stati Uniti progettava di costruire atraverso l'Afganistan devastato dalla guerra. (…) Il consorzio temeva che non ci sarebbe potuta essere alcuna conduttura fintanto che l'Afganistan, sconvolto dai conflitti seguiti al ritiro dei sovietici nel 1989, fosse rimasto diviso tra signori della guerra rivali. L'ascesa al potere dei talebani, che doveva molto alla loro promessa di eliminare il commercio della droga e di instaurare la legge e l'ordine, sembrava attraente per i funzionari di Washington» [Phillip Knightley, US Gave Silent Backing To Taliban Rise To Power , The Guardian 8 ottobre 2001 - http://www.rense.com/general14/rise.htm ].
«Affermo che questa amministrazione ha messo in atto una politica segreta per offrire sostegno al movimento dei talebani, affinché assumessero il controllo dell'Afganistan (…). Questa scelta amorale, o immorale, si basava sull'ipotesi che i talebani avrebbero portato stabilità in Afganistan e consentito la costruzione di un oleodotto dall'Asia centrale fino al Pakistan attraverso l'Afganistan. (…) Credo che l'amministrazione abbia mantenuto segreto questo obiettivo, e tenuto all'oscuro il congresso sulla sua politica di sostegno ai talebani, il regime più antioccidentale, antifemminile e avverso ai diritti umani del mondo. Non ci vleva un genio per capire che questa politica avrebbe indignato la popolazione americana, specialmente le donne americane. Forse la prova più evidente della politica occulta del nostro governo a favore dei talebani è che l'amministrazione è attualmente impegnata in un grando sforzo per impedire al Congresso di accertare i particolari nascosti di questa politica. Lo scorso anno, in agosto, dopo che erano state fatte al Dipartimento di Stato varie richieste ufficiose, ho presentato una richiesta ufficiale per ottenere tutti i documenti diplomatici che riguardano la politica americana nei confronti dei talebani, specialmente la corrispondenza e i documenti delle nostre ambasciate in Pakistan e in Arabia Saudita. Come membro di grado superiore dell'International Relations Committee della Camra, ho delle responsabilità di controllo in quell'area. In novembre, dopo mesi di ostruzionismo, la stessa segreteria di Stato mi ha promesso, di fronte all' International Relations Committee, che i documenti sarebbero arrivati. Ha riconfermato quella promessa in febbraio, mentre testimoniava sul bilancio del Dipartimento di Stato di fronte al nostro comitato. Il presidente del comitato, Ben Gilman, ha aggiunto la sua voce a quelle che già si erano espresse a sostegno della mia richiesta. Finora non abbiamo ricevuto nulla. Ci possono essere solo due spiegazioni. O il Dipartimento di Stato è totalmente incompetente, oppure è in corso un occultamento della vera politica adottata dal Dipartimento di Stato verso l'Afganistan» [Dana Rohrabacher, membro del Congresso degli Stati Uniti - http://www.wapha.org/dana.html ].
Un articolo (inglese - frencese) sui rapporti tra Osama bin Laden e la CIA: http://www.globalresearch.ca/articles/CHO109C.html
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Ma è ormai noto che una strategia di questo genere non è nuova nella storia degli Stati uniti. Almeno dalla II Guerra mondiale in poi, essi si sono ripetutamente avvalsi della loro influenza economica e militare per creare dei corpi combattenti più o meno clandestini, da infiltrare nelle zone di crisi internazionale come commandos operativi da utilizzare per contrastare il nemico comunista. Il riferimento storico, naturalmente, è alla vasta e diffusa ramificazione segreta di quell'organizzazione paramilitare e terroristica che fu lo “Stay behind” in Europa Occidentale, organizzazione che in Italia prese il nome di “Gladio” (evocativo dei macabri fasti della Repubblica sociale di Salò).
L'esistenza dell'organizzazione “Gladio” fu uno dei segreti più difesi e pericolosi di tutta la Guerra fredda, e la necessità del suo assoluto occultamento per la stabilità della vita politica italiana è testimoniata da ciò che oggi si sa della tragedia legata al rapimento e alla morte del presidente della DC Aldo Moro nel 1978. Quel segreto, infatti, fu la carta che le BR cercarono di giocare per barattare la vita dell'ostaggio, e il suo mantenimento fu con tutta probabilità il prezzo della sua vita. Poi l'Unione Sovietica crollò sotto il peso della sua debolezza economica e della pressione esercitata sul suo impero dalle politiche di mercato occidentali. E i segreti della Guerra fredda cominciarono a diventare sempre meno “scottanti” e a trasformarsi in materiale documentario a disposizione di studiosi e ricercatori. Gli Stati Uniti cominciarono ad aprire, seppur con molta riluttanza, i loro archivi riservati, e persino in Italia alcune verità cominciarono a venire a galla. E fra queste, appunto, il legame politico-militare stretto dai governi democristiani con le strutture segrete della NATO, contro ogni principio costituzionale interno e ogni ideale di lealtà democratica, volto a impedire che l'opposizione di sinistra potesse in qualunque modo governare il nostro Paese.
Le origini della “Gladio” risalivano al 1949 e alla nascita del Patto atlantico, voluto dagli Stati Uniti per legare i Paesi occidentali a quella strategia anticomunista che era tornata ad essere l'ossessione dominante della politica americana dopo la strana parentesi delle amministrazioni democratiche di Franklin D. Roosevelt. I servizi segreti statunitensi operanti in Europa fin dal '43 avevano costantemente agito più per gli interessi delle élite militari che in ottemperanza alla volontà politica di Roosevelt. Essi, infatti, prima in Italia e poi in Germania, usarono ogni mezzo per salvare i nazifascisti disponibili ad arrendersi e a mettersi al servizio della prossima, nuova guerra contro il vero nemico americano: il comunismo sovietico. Le competenze in fatto di attività spionistica e militare di quegli ex nemici, e il loro fanatismo anticomunista disponibile a qualunque compromesso, risultarono molto più utili del rispetto dei principi elementari di equità e di giustizia. Criminali di guerra e disperati che avevano combattuto per imporre a mezzo mondo una dittatura terrificante e sanguinaria, invece di ricevere la giusta pena per i loro crimini furono sottratti alla giustizia, nascosti o trasferiti direttamente negli Stati Uniti o in Sudamerica, ripuliti del loro passato, e utilizzati nelle forze dello spionaggio o addirittura riciclati direttamente nella vita politica di stati come l'Italia. I casi più clamorosi sono certamente quelli del reparto di nazisti cooptato nella CIA per lo spionaggio in Germania, e del comandante fascista della X MAS Junio Valerio Borghese, liberato dalle prigioni italiane dopo la condanna subita per i suoi crimini di guerra e proiettato nella vita pubblica italiana alla presidenza onoraria di un partito neofascista legalmente riconosciuto e di un importante istituto bancario.
I componenti della “Gladio” facevano parte di un “bestiario” politico variegato e pasticciato: partigiani “bianchi” (come i cattolici della brigata Osoppo) ed ex comunisti, militanti della repubblica di Salò e combattenti delle Brigate Nere, ufficiali e carabinieri dell'esercito e politici iscritti alla massoneria, o militanti di spicco della Democrazia Cristiana mossi da un acuto fanatismo ideologico anticomunista. Ma mentre la maggior parte di questi personaggi era all'oscuro della vera natura internazionale dell'organizzazione, i capi politici e militari costituirono un vero e proprio sistema di contropotere che gli storici oggi definiscono “Doppio Stato”, e la cui caratteristica era quella di richiedere una doppia fedeltà istituzionale: una di “primo livello” verso il patto atlantico della NATO e una di “secondo livello” verso la Costituzione italiana. La conseguenza di questo atteggiamento era la subordinazione dell'interesse nazionale e del rispetto della democrazia alla volontà politica di una potenza esterna e ai suoi interessi, ovviamente economici. Fin dal '48 la classe dirigente italiana accettò ogni forma di ingerenza americana negli affari interni del Paese, dalle sovvenzioni occulte ai partiti ai veri e propri ricatti contro le industrie che accettavano rappresentati sindacali non graditi agli Stati Uniti; ogni governo nascente doveva subire una specie di “lasciapassare” dalle autorità politiche statunitensi – e se a volte bastava l'assenso dell'ambasciatore, molto più spesso era lo stesso Dipartimento di Stato ad intervenire pesantemente coi suoi pareri e condizionamenti; ma soprattutto, l'Italia si riempì di basi militari americane che sorgevano all'insaputa del Parlamento con trattative segrete o all'apparenza dirette verso scopi che non erano quelli reali. E accanto alle basi, la “Gladio” venne dotata di depositi d'armi e di esplosivi che avrebbero dovuto essere utilizzati dai suoi militanti per opporsi a eventuali colpi di Stato comunisti (in realtà, per scatenare una guerra civile in caso anche di semplice vittoria elettorale delle sinistre).
Tuttavia, malgrado gli sforzi compiuti dai governi di centro-destra per annullare ogni influenza social-comunista nella politica italiana, i partiti di sinistra rimasero una forza costante e significativa, una minoranza che oscillava tra il 30 e il 35 per cento della forza elettorale e che, in alcune regioni e località della penisola, gestiva come forza di governo le pubbliche amministrazioni. A peggiorare la situazione, dal punto di vista conservatore e filoamericano, vennero poi gli eventi del Sessantotto, con la loro ventata contestatrice e di rinnovamento democratico, capace di prefigurare l'emergere di una maggioranza di sinistra alla guida di tutto il Paese. E qui entrarono in gioco i militanti occulti della “Gladio”, coi loro burattinai nascosti nelle istituzioni atlantiche, nelle logge massoniche, nei comandi militari dei servizi segreti o addirittura dell'arma dei Carabinieri. Come testimoniano i documenti declassificati della CIA e le ricostruzioni fatte dalle inchieste parlamentari italiane, la struttura della “Gladio” operò a due livelli, corrispondenti alla qualità professionale di coloro che ne facevano parte: il primo, il livello di comando, mise in atto una “strategia della tensione” il cui scopo non era quello di sovvertire le istituzioni con colpi di Stato violenti o guerre civili paragonabili a quelli organizzati in altre parti del mondo (vedi il Cile di Salvador Allende), ma di creare un clima di sfiducia sociale e politico atto a consolidare nel Paese la stretta autoritaria dei “poteri forti”, gli unici capaci di frenare ogni riforma sociale e di bloccare l'avanzata delle sinistre. Le ragioni di questa scelta sono evidenti: proprio perché le sinistre in Italia erano molto radicate e presenti nel tessuto sociale, ogni tentativo golpista “serio” avrebbe trascinato la nazione in un baratro di violenza, con conseguenze a livello internazionale imprevedibili, che non convenivano neppure agli Stati Uniti. All'establishment economico-militare americano bastava “richiamare all'ordine” il ceto politico democristiano che si dimostrava troppo accondiscendente e ambiguo verso le forze di sinistra.
Diverso, invece, il discorso per quanto concerneva il secondo livello, quello operativo e militante, della “Gladio”. Questo, composto come abbiamo visto da volontari ideologicamente estremisti e violenti, e, per ovvie ragioni, tenuti all'oscuro dei veri intenti politici dell'organizzazione, agirono sempre nell'illusione di una autonomia politica che non avevano. Il loro scopo era l'instaurazioni di governi “forti” e autoritari, di stampo sudamericano, capaci di eliminare anche fisicamente il nemico comunista, e per il raggiungimento di questo scopo non guardarono in faccia nessuno quando venne il momento di mettere in atto i più efferati attentati dinamitardi che insanguinarono l'Italia tra il '69 e l'82. Uccidere e distruggere aveva per questi individui lo scopo di terrorizzare la popolazione e spingerla ad invocare, o almeno a sopportare, involuzioni autoritarie in grado di riportare la “pace” nel Paese. Si può quindi affermare che, se anche non furono azioni eseguite direttamente dai servizi segreti americani, ma da una “manovalanza” di terroristi fanatici e dotati di una propria ideologia “rivoluzionaria” di stampo fascista, tuttavia gli attentati entravano in una precisa strategia politica internazionale, concertata ai più alti livelli delle amministrazioni statunitensi, le quali offrirono poi agli stessi terroristi coperture e vie di fuga per sottrarli alla giustizia (come possiamo leggere in questo documento, dove compare il nome di un terrorista italiano, Stefano Delle Chiaie, colpevole di attentati e utilizzato dalla CIA per operazioni coperte in sud america).
Sulla storia dell'organizzazione Gladio è possibile accedere direttamente, via Internet, agli archivi parlamentari italiani relativi ai lavori delle Commissioni d'inchiesta istituite dal 1990 in poi. I testi sotto citati contengono tutte le informazioni utili a ricostruire nei minimi dettagli la natura cospirativa e anticostituzionale delle attività messe in atto dai servizi segreti italiani ed internazionali. Altro da aggiungere non c'è.
Senato della repubblica, camera dei deputati XII legislatura - commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi http://clarence.supereva.com/contents/societa/memoria/stragi/index.htm
Bozza di relazione del Presidente della Commissione Parlamentare sul terrorismo e le stragi, Sen. Libero Gualtieri (1991) http://www.paura.info/italia/storia/gladioannessiconnessi.htm
Luigi Cipriani, Interventi in aula su Gladio (sedute dell'11 gennaio 1991 e 23 maggio 1991. In Stenografici sedute parlamentari X Legislatura) http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/gladio.html
Gladio: the secret u.s. war to subvert italian democracy, un articolo di Arthur e. Rowse http://www.mega.nu:8080/ampp/gladio.html
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Possiamo dunque supporre, a fronte di una realtà ormai ampiamente documentata come fu “Gladio” e lo Stay behind , durata per quasi 50 anni e utilizzata in modo sistematico e spregiudicato per gli intenti della loro politica estera, che gli Stati Uniti non abbiano utilizzato lo stesso schema strategico ovunque lo richiedessero i loro interessi economico-militari? I “battaglioni della morte” nicaraguensi erano composti da combattenti locali accesi da un ardore anticomunista tale da renderli capaci di qualunque atrocità, e alla Baia dei porci di Cuba non sbarcarono i marines ma esuli cubani anticastristi disposti a morire pur di liberare il loro Paese dal regime socialista. Lo stesso può dirsi del genocidio compiuto dai militari golpisti indonesiani nell'isola di Timor, sotto la protezione economica e diplomatica di Stati Uniti e Inghilterra. Questi sono ormai fatti noti. Altri fatti, finora meno noti, stanno venendo alla luce grazie alla paziente ricerca di studiosi soprattutto anglosassoni, fatti che gettano una luce inquietante sull'attuale rapporto tra Stati Uniti e Medioriente, e che abbiamo accennato in apertura. Così come la NATO venne creata per organizzare ogni forma di resistenza possibile all'avversario comunista, sovietico e non solo, allo stesso scopo la CIA ha lavorato dagli anni 80 in poi per organizzare forze di resistenza anticomuniste in Afganistan composte da un tipo di combattenti volontari il cui requisito fondamentale richiesto era un acceso e cieco fanatismo nazionalista e integralista. E se i talebani erano una forza locale autonoma e già organizzata a cui mancavano solo i mezzi economici per sostenere la guerriglia anti-sovietica, Bin Laden e Al-Qaeda sono stati invece una creazione ex novo della CIA, una pedina appositamente studiata a tavolino dagli strateghi della politica estera statunitense. Una pedina “sfuggita di mano”? Questo è ancora tutto da dimostrare.
Articolo sul movimento di resistenza iracheno.
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