Progetto Novecento

 

Il brano è tratto da: William Blum, Killing Hope, trad. it. a cura di Fazi editore 2003, pp. 40-45

•  Venne organizzata una massiccia campagna di lettere scritte da americani di origine italiana ai loro parenti e amici residenti in Italia. In un primo momento le missive furono scritte dai singoli cittadini con parole proprie o ricalcate su “lettere modello” pubblicate sui giornali. In seguito si passò a lettere standardizzate prodotte in serie, già scritte e ad affrancatura gratuita, e ancora cablogrammi, “circolari educative” e manifesti con spazi vuoti per l'indirizzo e la firma. E inoltre, spedite da un gruppo che si era autodefìnito The Committee to Aid Democracy in Italy, mezzo milione di cartoline che illustravano il terribile destino che attendeva l'Italia se avesse votato per la «dittatura» o la «dittatura straniera». In tutto, si calcola che furono scritte più di 10 milioni di missive di vario genere distribuite da giornali, stazioni radio, chiese. Legione Americana, uomini facoltosi ecc., mentre la pubblicità annunciava la possibilità di inviare lettere in Italia via posta aerea, senza dover necessariamente acquistare il prodotto. Tutto questo con l'approvazione, espressamente dichiarata, del sostituto segretario di Stato e del Servizio Postale che inaugurò degli speciali “Voli della Libertà” per dare maggiore risonanza alla consegna della posta in Italia. Le lettere standard contenevano messaggi come: «Una vittoria comunista rovinerebbe l'Italia. Gli Stati Uniti ritirerebbero il loro sostegno e con ogni probabilità scoppierebbe una nuova guerra mondiale». Oppure: «Vi imploriamo di non gettare la nostra bella Italia nelle braccia del crudele dispotismo comunista. L'America non ha nulla contro il comunismo russo [sic], ma perché imperlo ad altri popoli, ad altre terre, spegnendo così la torcia della libertà?». E ancora: «Cari parenti, se nelle elezioni italiane le forze della vera democrazia risultassero sconfitte, il governo americano non invierebbe più denaro in Italia e noi non vi manderemmo altri soldi». E questi non erano certo i messaggi meno sofisticati. Altri avvertimenti parlavano di dominazione russa in Italia, di distruzione della religione e della Chiesa, di disgregazione della famiglia e di perdita della casa e della terra. Howard K. Smith, cronista veterano, all'epoca fece notare come «per un contadino italiano un telegramma è già di per sé una cosa meravigliosa. Se poi il arriva dal paradiso terrestre dell'America allora si trasforma in un vero evento che non è possibile ignorare». Anche le lettere che minacciavano di sospendere gli aiuti finanziari esercitavano una forte intimidazione. «Queste lettere», scrisse un dirigente della Democrazia Cristiana su un quotidiano italiano, «nei villaggi del Mezzogiorno e della Sicilia ebbero lo stesso impatto di un fulmine a ciel sereno». Un sondaggio del 1949 rivelò che il 16 per cento degli italiani aveva parenti negli Stati Uniti con cui era rimasto in contatto e, a queste cifre, dovevano aggiungersi tutti coloro che avevano degli amici oltreoceano.

•  Il dipartimento di Stato intervenne per rafforzare gli ammonimenti contenuti nelle lettere: «Se i comunisti dovessero vincere [...] qualsiasi ulteriore richiesta di aiuto avanzata agli Stati Uniti non verrebbe più presa in considerazione». La sinistra italiana fu dunque costretta a rassicurare i suoi elettori che una cosa del genere non sarebbe mai avvenuta, ma questo tentativo di risposta spinse, a sua volta, molti dirigenti americani, compreso il segretario di Stato George Marshall, a ribadire la minaccia. (Marshall ottenne il Premio Nobel per la Pace nel 1953).

•  Fu trasmessa una serie giornaliera di programmi radiofonici a onde corte destinata all'Italia e sostenuta dal dipartimento di Stato, a cui parteciparono cittadini americani famosi (il dipartimento di Stato stimava che in Italia, nel 1946, esistessero 1,2 milioni di ricevitori a onde corte). A una di queste trasmissioni partecipò il procuratore generale che ribadì al popolo italiano come le elezioni costituissero una «scelta tra la democrazia e il comunismo, tra Dio e l'ateismo, tra l'ordine e il caos». William Donovan, che in tempo di guerra era stato a capo dell'OSS (l'organizzazione da cui nacque poi la CIA), affermò che «sotto una dittatura comunista, in Italia [molti degli] impianti industriali sarebbero stati smantellati e inviati in Russia e milioni di operai italiani sarebbero stati deportati in quel paese e condannati ai lavori forzati». E come se questo non fosse bastato per impressionare gli ascoltatori italiani, una parata di sconosciuti quanto appassionati rifugiati provenienti dall'Europa dell'Est si raccolse di fronte al microfono per raccontare quanto fosse orribile la vita che si faceva dietro la cortina di ferro.

•  Furono trasmesse via radio speciali funzioni religiose celebrate nelle chiese cattoliche americane per pregare in favore del papa nella «sua ora più drammatica». Su una stazione radiofonica, per un'intera settimana, centinaia di italoamericani di tutte le estrazioni sociali pronunciarono messaggi di un minuto che venivano poi ritrasmessi da una stazione a onde corte. Inoltre, la stazione WOV di New York invitò le spose di guerra italiane a registrare un messaggio personale alle loro famiglie rimaste in patria spedendo poi in Italia tutti i nastri con le registrazioni.

•  Le trasmissioni giornaliere di Voice of America per l'Italia vennero notevolmente intensificate, mettendo sempre più in evidenza le notizie che riguardavano aiuti e gesti di amicizia americani verso l'Italia. Uri nutrito schieramento di personaggi dello spettacolo, tra cui anche Frank Sinatra e Gary Cooper, registrarono una serie di programmi radio il cui scopo era ottenere consensi e influenzare il voto italiano. Furono trasmessi cinque messaggi da parte di altrettante casalinghe italoamericane, e anche gli italoamericani con vaghe credenziali di sinistra furono arruolati per la causa. Il leader sindacalista Luigi Antonini chiese agli italiani di «schiacciare la quinta colonna moscovita [che] obbedisce agli ordini della feroce tirannia di Mosca», o altrimenti l'Italia si sarebbe trasformata in un «paese totalitario nemico». Per controbattere le accuse avanzate dai comunisti italiani, secondo le quali gli americani di colore non godevano delle stesse opportunità dei cittadini bianchi, la VOA mandò in onda la storia di una coppia di afroamericani che avevano fatto fortuna nel settore del recupero della spazzatura e che avevano poi costruito un ospedale per curare la propria gente a Oklahoma City (si noti che nel 1948 gli americani di colore non avevano raggiunto nemmeno lo status di cittadini di seconda classe).

•  Le stazioni radio italiane trasmisero da Hollywood uno show di un'ora organizzato per raccogliere fondi a favore degli orfani dei piloti italiani morti durante la guerra (ma nella trasmissione non si diceva se un'iniziativa analoga fosse stata allestita anche in favore degli orfani dei piloti tedeschi).

•  I rappresentanti americani in Italia distribuirono opuscoli che ricordavano gli aiuti economici prestati dagli Stati Uniti e organizzarono manifestazioni destinate alle fasce più povere della società italiana. Il Servizio Informazioni statunitense presentò una mostra dedicata all'”0peraio americano” e fece ampio uso di documentari e film per rivendere al popolo italiano lo stile di vita americano. È stato stimato che, nel periodo immediatamente antecedente alle elezioni, più di cinque milioni di italiani videro ogni settimana almeno un documentario americano. Il film hollywoodiano Ninotchka, girato nel 1939, che ironizzava sulla vita in Russia, fu scelto come strumento di propaganda e fu particolarmente efficace. Fu proiettato in tutte le zone ad alta densità operaia e i comunisti fecero di tutto per impedirne la distribuzione. Dopo le elezioni, divenne famosa la frase pronunciata da un operaio filocomunista: «Abbiamo perso per colpa di Ninotchka ».

•  II dipartimento di Giustizia rese noto che tutti gli italiani che si fossero iscritti al Partito Comunista non avrebbero potuto realizzare il sogno di molti loro connazionali, ossia emigrare in America. Il dipartimento di Stato stabilì pertanto che tutti gli italiani di cui fosse noto il voto dato ai comunisti, non sarebbero nemmeno potuti entrare nel paradiso terrestre (un telegramma del dipartimento a un politico di New York recitava:

«Votare per i comunisti costituisce una chiara prova dell'affiliazione al Partito Comunista, ed è un elemento rilevante ai fini della Legge sull'immigrazione laddove prevede, in questo caso, l'espulsione immediata dagli Stati Uniti»). Fu consigliato di evidenziare questa disposizione nelle lettere spedite in Italia.

•  II presidente Truman accusò l'Unione Sovietica di aver ordito un complotto per sottomettere l'Europa occidentale e appoggiò l'istituzione del servizio di leva obbligatorio e della coscrizione di massa negli Stati Uniti, per contrastare «la minaccia di uno Stato di polizia controllato e dominato dai comunisti». Durante la campagna elettorale, si videro di frequente navi da guerra americane e britanniche che gettavano l'ancora al largo dei porti italiani. La rivista «Time», in un'edizione ampiamente diffusa e commentata in Italia a ridosso delle elezioni, sostenne: «Gli Stati Uniti dovranno rendere chiaro che, se necessario, useranno la forza per impedire che l'Italia si trasformi in un paese comunista».

•  Gli Stati Uniti e l'Italia siglarono un trattato decennale di “amicizia, commercio e navigazione”. Si trattò del primo trattato di questo tipo firmato dagli Stati Uniti dalla fine della guerra, un dettaglio fortemente sottolineato a uso e consumo degli italiani.

•  Un “Treno dell'Amicizia” girò per tutti gli Stati Uniti per raccogliere doni, quindi attraversò tutta l'Italia per distribuirli. Il treno era dipinto di rosso, bianco e blu e portava grandi cartelli che esprimevano l'amicizia dei cittadini americani verso il popolo italiano.

•  II governo degli Stati Uniti si dichiarò favorevole all'istituzione di un protettorato italiano su alcune delle sue ex colonie africane, come l'Etiopia e la Libia. Era una proposta del tutto irrealistica che non sarebbe mai stata accettata nel mondo del dopoguerra. (Una proposta analoga venne avanzata dall'Unione Sovietica).

•  Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia spinsero l'Unione Sovietica a porre il veto, per la terza volta, alla mozione che avrebbe portato all'ammissione dell'Italia nelle Nazioni Unite. (La prima volta, i russi avevano espresso voto contrario motivandolo con il fatto che il trattato di pace con l'Italia non era ancora stato firmato. Dopo la firma del trattato, avvenuta nel 1947, dichiararono che avrebbero accettato la proposta se avessero ottenuto l'ammissione anche altri ex Stati nemici della seconda guerra mondiale, come la Bulgaria, l'Ungheria e la Romania).

•  Le stesse tre nazioni alleate proposero all'Unione Sovietica di instaurare un negoziato per la restituzione di Trieste all'Italia. Un tempo principale porto italiano sulla costa adriatica, al confine con la Jugoslavia, Trieste era stata dichiarata “città libera” in base ai termini del trattato di pace. Essendo dunque necessaria l'approvazione dell'Unione Sovietica per modificare le clausole del trattato, la proposta occidentale fu congegnata per mettere i russi con le spalle al muro. Il popolo italiano nutriva un profondo legame affettivo con la città di Trieste, e se i russi avessero rifiutato la proposta avrebbero messo in serio imbarazzo i comunisti italiani. Di contro, l'assenso avrebbe provocato una frattura con i loro alleati jugoslavi. Gli Stati Uniti continuarono a fare pressioni sui russi affinché dessero una risposta, ma Mosca rimaneva chiusa nel più rigido silenzio. Dal punto di vista dei sovietici, il comportamento più ovvio e meno compromettente sarebbe stato quello di posticipare la risposta a dopo le elezioni. Scelsero invece di annunciare il loro rifiuto solo cinque giorni prima del voto, battendo così l'ultimo chiodo sulla bara del Fronte Democratico Popolare.

•  Al premier De Gasperi fu inviato un “Manifesto della pace per gli italiani amanti della libertà”, in cui gli si chiedeva di schierarsi contro il comunismo. Tra i firmatari vi erano due ex segretari di Stato americani, un ex assistente segretario di Stato, un ex procuratore generale, un ex giudice della Corte Suprema, un ex governatore di New York, l'ex first lady Eleanor Roosevelt e molti altri personaggi di spicco. Presumibilmente, questo messaggio ebbe un'adeguata diffusione in tutta Italia, compito reso ancora più facile dal fatto che circa 1'82 per cento dei quotidiani italiani erano nelle mani degli oppositori del blocco di sinistra.

•  Durante un convegno cui parteciparono oltre 200 leader sindacali di origine italiana, fu stilato un cablogramma, che venne inviato a 23 quotidiani italiani, in cui si incoraggiava l'opposizione ai comunisti. Allo stesso tempo, il Consiglio per il Lavoro italoamericano concesse un finanziamento di 50.000 dollari alle organizzazioni sindacali anticomuniste italiane. Anche la CIA stava contattando segretamente questi sindacati per contrastare l'influenza delle organizzazioni di sinistra, ma questa era una pratica standard dell'Agenzia e del tutto indipendente dall'appuntamento elettorale. (Secondo un ex ufficiale della CIA, quando, nel 1945, i comunisti furono sul punto di assumere il controllo totale dei sindacati, prima in Sicilia, poi in tutta Italia e nella Francia meridionale, questa crescita venne arrestata grazie alla cooperazione tra l'OSS e gli ambienti della mafia). La CIA, per sua stessa ammissione, diede un milione di dollari ai «partiti di centro» italiani, un vero capitale nell'Italia del 1948, anche se in un altro rapporto si parla di una cifra vicina ai dieci milioni di dollari. L'Agenzia falsificò inoltre documenti e lettere attribuite al PCI, concepite per mettere in cattiva luce il partito e screditare i suoi leader; libri e articoli anonimi finanziati dalla CIA raccontarono, con grande dovizia di particolari, le presunte attività sovversive comuniste condotte nell'Europa dell'Est e in Unione Sovietica; pamphlet di tutti i generi fecero scandalose rivelazioni sull'orientamento sessuale o sulla vita personale dei candidati del PCI, marchiandoli anche dell'infamante definizione di ex fascisti e/o anticlericali.

•  Un gruppo americano composto da musicisti italoamericani di fama si recò a Roma per tenere dei concerti.

•  II presidente Truman attese l'ultimo mese prima delle elezioni per riconsegnare al governo italiano 29 navi mercantili come «gesto di amicizia e fiducia nei confronti di un'Italia democratica». (Si trattava di navi italiane catturate durante la guerra e di altre unità donate per sostituire navi andate perdute).

•  Quattro giorni dopo, la commissione bilancio della Camera decise in tutta fretta di stanziare 18,7 milioni di dollari per altri «aiuti provvisori» all'Italia.

•  Due settimane dopo, gli Stati Uniti procedettero a un primo pagamento di 4,3 milioni di dollari, sotto forma di salari ai 60.000 ex prigionieri di guerra italiani che avevano lavorato “volontariamente” per la causa alleata. Per fare ciò, era stato anche necessario modificare un'apposita clausola del trattato di pace con il governo italiano.

•  Sei giorni prima della scadenza elettorale, il dipartimento di Stato rese noto che l'Italia avrebbe presto ricevuto 31 milioni di dollari in lingotti, come risarcimento per l'oro rubato dai nazisti. (Il fatto che solo qualche anno prima l'Italia era stata il “nemico” che combatteva al fianco dei nazi-sti adesso era solo un pallido ricordo).

•  Due giorni dopo, il governo americano autorizzò altre due ingenti spedizioni di cibo in Italia, una delle quali ammontava a ben otto milioni di dollari in grano. Alcune delle navi che trasportavano gli aiuti, che arrivarono in Italia durante la campagna elettorale, furono scaricate nel bei mezzo di una cerimonia comprensiva di discorso dell'ambasciatore americano In un manifesto molto diffuso nella Penisola campeggiava lo slogan «II pane che mangiamo: 40 per cento farina italiana, 60 per cento farina americana inviata gratuitamente». Il manifesto non spiegava però se quanto risparmiato sulla spedizione ricadeva sul consumatore o se invece finiva nelle tasche delle compagnie alimentari americane.

•  Quattro giorni prima delle elezioni, l'American Commission for the Restoration of Italian Monuments, Inc, annunciò una nuova serie di prestiti al ministero dei Beni Culturali italiano.

•  II 15 aprile fu dichiarato “Giornata dell'Italia Libera” dagli American Sympathizers for a Free Italy ‘simpatizzanti americani per l'Italia libera con cerimonie da tenersi in tutta la nazione.

•  L'ambasciatore americano, James Clement Dunn, viaggiò costantemente per tutta l'Italia dichiarando alla popolazione «in ogni singola occasione ciò che l'aiuto americano aveva fatto per loro e per il loro paese». In occasione dell'ultima consegna di cibarie, Dunn dichiarò che il popolo americano stava salvando l'Italia dalla fame, dal caos e dalla possibile dominazione straniera. I suoi discorsi venivano di solito riportati con grande enfasi dalla stampa non di sinistra. Per contrasto, il governo italiano proibì a molti dei suoi ambasciatori all'estero di tornare a casa per sostenere la campagna elettorale del FDP.

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