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Progetto Novecento
La "Conferenza di Teheran" e i suoi sviluppi nella Guerra fredda.
Leggi il testo originale del documento finale sottoscritto da Roosevelt,
Churchill e Stalin.
Il 1
dicembre del 1943 si conclude a Teheran, in Iran, il primo incontro al vertice tra i capi di Stato
delle tre potenze alleate, con la stesura di un documento di intenti che prelude
a una prima presa d'atto di un futuro ordine mondiale che vede ancora il concorso di
tutti e tre gli Stati su un piano di parità.
Il documento è diviso in tre parti:
a) una dichiarazione congiunta sull'unità di intenti sia nella conduzione delle
operazioni militari contro la Germania che nel futuro ordinamento
internazionale. In particolare, nel documento si enuncia "la piena intesa sullo
scopo e i tempi delle operazioni da intraprendere da est, ovest e sud". Per
quanto riguarda il dopoguerra, i tre statisti si impegnano a cercare la futura
"cooperazione e l'attiva partecipazione di tutte le nazioni, grandi e piccole, i
cui popoli si siano spesi (...) per la sconfitta della tirannia della
schiavitù, dell'oppressione e dell'intolleranza".
b) una dichiarazione congiunta sull'Iran, a cui i governi alleati
riconoscono l'assistenza loro fornita per il sostegno verso l'Unione sovietica.
Sul futuro dell'Iran, il documento recita: "I tre governi comprendono come la
guerra abbia causato particolari difficoltà economiche all'Iran, e hanno
concordato che continueranno a rendere disponibile al governo iraniano tutta
l'assistenza economica possibile, compatibilmente con la gravi esigenze che le
operazioni militari hanno creato loro (...). In merito al periodo post-bellico,
i tre governi concordano col governo iraniano sul fatto che tutti i problemi
economici che l'Iran dovrà fronteggiare alla fine delle ostilità riceveranno
piena considerazione, assieme a quelli degli altri membri delle Nazioni Unite,
tramite conferenze e agenzie internazionali" ecc.
c) direttive di carattere militare, riguardanti: 1) il sostegno ai partigiani
jugoslavi, 2) l'auspicio di un'entrata in guerra della Turchia dalla parte degli
alleati prima della fine dell'anno, 3) la conferma della disponibilità dell'URSS
ad entrare in guerra contro la Bulgaria nel caso questa aggredisca la Turchia,
4) l'accordo sull'operazione OVERLORD (lo sbarco in Normandia), da attuarsi nel
maggio-giugno del '44, contemporaneamente a uno sbarco nella Francia del sud
(condizionato quest'ultimo dall'effettiva disponibilità di mezzi sufficienti, e
quindi subordinato al primo), 5) l'invito all'URSS ad affiancare all'attacco da
ovest una controffensiva da est, per impedire a Hitler lo spostamento delle
forze tra i due fronti.
Si può individuare, a sessant'anni di distanza da questo evento, uno schema
interpretativo dei rapporti tra l'Iran e le grandi potenze facente capo, a
grandi linee, a tre momenti fondamentali:
-
la storia della Persia
all'inizio del Novecento;
-
la svolta costituzionalista
e la nascita dell'Iran moderno tra il 1921 e il 1941;
-
la destabilizzazione
dell'Iran durante la Guerra fredda e il suo "riscatto" nazionalista nell'ultimo
ventennio del secolo.
1.
La Persia all'inizio del
Novecento.
Agli inizi del secolo, la scoperta di importanti giacimenti
petroliferi proiettò la Persia sullo
scacchiere dei rapporti internazionali. La "forbice" economico-politica che
vedeva da un lato l'ingerenza britannica nelle gestione delle risorse petrolifere del paese, e
dall'altro una grave inettitudine politica della monarchia (dal 1796 regnava la
dinastia turca dei Kajar), determinò lo sviluppo vittorioso di un movimento di
opposizione nazionalista di stampo liberale che costrinse lo scià a concedere
una costituzione e la formazione di un parlamento rappresentativo. Ma ormai
l'importanza del petrolio cominciava a esercitare il suo peso decisivo
nell'economia mondiale, e nel 1907 Russia e Gran Bretagna siglarono un accordo
che divideva il paese in due sfere di influenza; contemporaneamente le due
potenze accordarono il loro appoggio alla monarchia, che ne approfittò per
sciogliere il nuovo parlamento nazionale e ripristinare l'antico assolutismo.
Nuove scoperte petrolifere nel centro del paese furono assorbite dagli
inglesi con la creazione della Anglo-Persian Oil Company, che ottenne il diritto
esclusivo di estrazione per 60 anni. Fino al 1950, la APOC
(poi AIOC) ricavò un profitto di circa 200 milioni di sterline, di cui solo il
9% (16 milioni) venne concesso allo stato persiano. Nel frattempo le condizioni
della popolazione persiana erano le seguenti: l'80% soffriva di denutrizione,
con il consumo medio di pane più basso di tutto il medioriente; la mortalità infantile nel primo anno di vita era del 51%; la vita dei contadini non superava
i 40 anni; l'assistenza sanitaria era del tutto assente.
Durante la Prima guerra mondiale, nonostante avesse
dichiarato la propria neutralità, la Persia fu occupata dalla Gran Bretagna, e
per un breve periodo anche dalla Russia. Nel 1919, pur riconoscendo formalmente
l'indipendenza del paese, la Gran Bretagna impose su di esso un protettorato,
mentre l'Unione Sovietica, rinunciando a qualsiasi politica imperialista, ritirò
le proprie forze d'occupazione e cancellò i debiti contratti nel periodo
zarista.
2. Gli anni tra il '21 e il '41.
Nel 1921 Reza Pahlavi, un ufficiale dell'esercito, organizzò
un colpo di Stato e impose una dittatura militare, nominandosi scià di Persia
nel 1926. Sull'esempio del riformatore turco Mustafà Kemal Atatürk, Reza Pahlavi ruppe
gli accordi con l'Inghilterra, riformando contemporaneamente l'assetto
amministrativo del paese verso una forma di monarchia occidentale, e favorendo
la sua industrializzazione. Dal 1935 la Persia prese il nome di Iran.
Reza Pahlavi, pur simpatizzando per Hitler, allo scoppio
della Seconda guerra mondiale si dichiarò neutrale; tuttavia l'aggressione
hitleriana contro l'Unione Sovietica e la preoccupante avanzata di Rommel verso
l'Egitto nell'Africa del nord fecero temere il peggio agli Alleati, che
paventavano la discesa delle truppe tedesche dal Caucaso attraverso l'Iran e il
loro ricongiungimento con l'Afrika Korps; questo fatto avrebbe determinato la
perdita delle colonie da parte dell'Inghilterra e la chiusura di ogni via
d'accesso dell'Occidente verso l'URSS, che si sarebbe così trovata accerchiata
tra tedeschi e giapponesi. Tutto ciò convinse Stalin e Churchill della necessità
di invadere senza indugi l'Iran. Il 16 settembre 1941 Reza Pahlavi abdicò a
favore del figlio Mohammed, che si affrettò a stipulare un trattato di alleanza
con le potenze occupanti e a dichiarare guerra alla Germania. L'Iran divenne un
corridoio strategico attraverso cui Inghilterra prima e Stati Uniti poi
rifornirono l'Unione Sovietica di tonnellate di armamenti, eludendo il controllo
marittimo della Germania sul Mare del nord. Da questi eventi seguì la Conferenza
di Teheran, con la particolare attenzione in essa dedicata ai problemi economici
dell'Iran.
3.
La Guerra fredda e il
colpo di Stato.
Il rispetto degli accordi di Teheran si fece molto
problematico nell'immediato dopoguerra. Per due anni l'Unione Sovietica esercitò
forti pressioni sul giovane scià per ottenere i diritti di sfruttamento delle
risorse petrolifere (non bisogna dimenticare lo stato di profonda debolezza
economica in cui si trovava il paese comunista alla fine delle ostilità),
fomentando rivolte nel nord del paese che porteranno alla formazione della
repubblica popolare dell'Azerbaigian e della repubblica popolare curda, entrambe
sotto il diretto controllo sovietico. Dopo un ricorso dell'Iran all'ONU, i
sovietici si ritirarono dal suo territorio, con la promessa di una concessione
petrolifera subordinata all'approvazione del parlamento. Approvazione che non
arrivò.
In un momento molto delicato per gli equilibri
politico-economici della nazione, fu nominato primo ministro Mohammed Madagat
Mossadeq, leader di un movimento nazionalista radicale, che relegò lo scià a un
ruolo politico poco più che simbolico. Appena nominato, Mossadeq decretò la
nazionalizzazione dell'industria petrolifera, con l'approvazione del parlamento.
Il destino dell'Iran fu segnato per i cinquant'anni successivi da questa
decisione: la violenta reazione dell'Inghilterra, che si vide espropriata della
Anglo-Iranian Oil Company (AIOC) senza per contro voler accettare le forme di
indennizzo proposte dal governo iraniano, e gli interessi geo-strategici degli
Stati Uniti a cui premeva il diretto controllo dei 1500 chilometri di frontiera
con l'URSS, portarono il 19 agosto del 1953 a un colpo di Stato che reinstaurò
il potere dittatoriale dello scià e fece schierare l'Iran (ben presto nuovamente
colonizzato dalle compagnie petrolifere occidentali) sul fronte anti-sovietico
della Guerra fredda.
Le modalità che
portarono al colpo di Stato, il coinvolgimento illegale dei servizi segreti
occidentali, la natura criminale della dittatura appoggiata dagli Stati Uniti,
costituiscono una delle pagine più significative della politica estera
statunitense, un esempio di comportamento strategico e politico estremamente
rappresentativo di tutta la gestione americana della Guerra fredda. Nel 1979 la CIA (Central Intelligence Agency,
l'Agenzia centrale per lo spionaggio degli USA) ha reso pubblici
(declassificato) i documenti riservati relativi all'organizzazione del colpo di
Stato voluto dalle amministrazioni Truman e Eisenhower. Prima di analizzarli,
proponiamo la lettura di un resoconto, tradotto nel 2003 in Italia
dall'editore Fazi, del politologo statunitense William Blum, ex funzionario del
dipartimento di Stato, licenziatosi nel 1967 per protesta contro la gestione
della guerra in Vietnam. Per vent'anni Blum ha prodotto numerose inchieste sulla
politica estera del suo paese, e in particolare sulla struttura occulta della
CIA e le sue infiltrazioni illegali e destabilizzanti in tutte le aree "calde" del mondo.
Da: Killing Hope (Il libro nero
degli Stati Uniti); Iran 1953
Ed ecco il
documento della CIA che ricostruisce i fatti del '53 [PDF]
(Potete leggere la
traduzione del sommario introduttivo, a cura degli studenti del Liceo "A.
Spinelli" di Torino).
Con il ritorno dell'"ordine" coloniale, le grandi
compagnie petrolifere occidentali ricominciarono a realizzare profitti che nel
1965 raggiunsero i 300 milioni di dollari, tre volte tanto la somma concessa a
titolo di prestito per lo sviluppo. Le raffinerie iraniane vennero
gradualmente sostituite con industrie e manodopera straniere cosicché
aumentarono la disoccupazione e l'emorragia di capitali, mentre la situazione
delle campagne si faceva sempre più esplosiva. Su pressione degli Stati Uniti,
nel 1963 lo scià introdusse una moderata riforma agraria, cardine di una
"rivoluzione bianca" che aveva come obiettivi l'eliminazione del potere dei
latifondisti e una modernizzazione sociale del paese (voto alle donne, una
politica di sviluppo industriale, l'istruzione obbligatoria). Tutto questo però
non intaccò il grave stato di sottosviluppo della maggioranza della popolazione.
Sempre nel '63, a seguito di elezioni politiche che videro la
vittoria del "partito unico" voluto dallo scià, scoppiarono i primi disordini,
che videro come protagonisti i movimenti religiosi sciiti, gli studenti
progressisti e i partiti clandestini di sinistra. Per quasi 18 anni il quadro
politico iraniano fu quello di una feroce dittatura fortemente osteggiata da un
fronte di opposizione al quale Reza Pahlavi non seppe offrire altra risposta che
la creazione di una potente polizia segreta, la SAVAK, i cui metodi repressivi
costarono decine di migliaia di morti.
Da quel
momento, la storia dell'Iran si intreccia strettamente con la generale questione
mediorientale e la politica estera statunitense in quell'area del mondo.
Rimandiamo pertanto ai seguenti capitoli del nostro testo...
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