Progetto Novecento

La "Conferenza di Yalta"

Leggi il testo originale del documento finale nella forma approvata dal Congresso degli Stati Uniti.

 

        Dal 4 all'11 febbraio del 1945 si tiene a Yalta, nella penisola della Crimea, il secondo incontro al vertice tra i tre capi di Stato delle potenze alleate. Gli accordi di Yalta vennero ampiamente rimessi in discussione nella successiva, e ultima, Conferenza di Potsdam, alla quale peraltro non parteciparono più né Franklin D. Roosevelt (deceduto) né Churchill (sconfitto alle elezioni inglesi). Dopo la sua morte, Roosevelt venne genericamente accusato di aver avvallato l'annessione dell'Europa centro-orientale sotto lo stalinismo, e insieme a Churchill di non aver ascoltato gli appelli a favore di un controllo internazionale sui territori occupati dai sovietici. Va detto, naturalmente, che la contropartita occidentale fu il pieno controllo politico sulle nazioni greca e italiana, dove più probabile sarebbe stata l'affermazione dei partiti comunisti, che tuttavia Stalin si rifiutò di appoggiare. Occorre aggiungere che nessun altro governo venne messo al corrente dei patti formulati nel vertice.
    Gli accordi ufficialmente ratificati alla fine dei lavori includevano:
a)
la dichiarazione dell'avvenuta liberazione dell'Europa, con l'assicurazione di favorire in tutti i paesi liberati future libere elezioni democratiche.
b) l'impegno ad aprire la
conferenza per la fondazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, da tenersi nella città di San Francisco.
c)
la spartizione amministrativa, il disarmo e la smilitarizzazione della Germania; una zona di occupazione venne concessa anche alla Francia.
d)
le riparazioni di guerra da infliggere alla nazione tedesca, sotto forma di beni pubblici (macchine utensili, navi, partecipazione agli utili industriali), di pagamento annuale in titoli statali per un periodo da stabilirsi o tramite l'utilizzo di manodopera tedesca.
e) questioni riguardanti i confini della Polonia e della Jugoslavia, compresi i problemi relativi alla frontiera italo-jugoslava e italo-austriaca.
f) l'impegno dell'Unione Sovietica a dichiarare guerra al Giappone.

    Va da sé che nulla di ufficiale è trapelato sui veri contenuti geo-strategici del confronto tra i tre capi di Stato, ossia le mutue concessioni in materia di influenza politico-militare sui territori europei occupati. I documenti ufficiali parlano della necessità di garantire, nelle nazioni liberate dal nazi-fascismo, la libera espressione democratica dei popoli, e questo in teoria avvenne, in Occidente come in Oriente: sia gli Stati Uniti che l'Unione Sovietica appoggiarono però le forze politiche locali a loro favorevoli (vedi le pagine dedicate al "Dopoguerra italiano"), con la differenza che in Italia e in Germania venne utilizzato nell'amministrazione statale molto del personale compromesso coi regimi dittatoriali, mentre nei paesi dell'Est salirono al potere i rappresentanti delle forze politiche di sinistra che avevano partecipato alla guerra di liberazione. E ancora: sia gli USA che l'URSS stabilirono imponenti basi militari nei paesi liberati, contribuendo al rapido riarmo dell'Europa.
    Dunque, quelle di F.D. Roosevelt e Churchill non furono concessioni gratuite alle minacce di Stalin, ma il riconoscimento delle stato di fatto che si era venuto a creare in seguito al contributo che ciascun alleato aveva dato alla lotta contro il nazi-fascismo.