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Progetto Novecento
La seconda
Guerra mondiale
e la nuova "carta del
mondo"
Gli eventi
in ordine cronologico La
sitografia Gli sviluppi Analisi di un saggio critico
La II
Guerra mondiale rappresenta, nella storia del Novecento - rapporti
internazionali e configurazione geo-politica del mondo -, un vero e proprio
spartiacque. Alla catastrofica devastazione del continente europeo corrisponde
infatti l'impressionante incremento economico e militare statunitense, con
un'inversione storica dell'egemonia mondiale tra le due rive dell'Atlantico.
Per questa ragione ogni interpretazione del
Novecento non può che partire dagli eventi politici e militari dell'ultimo
conflitto, sia per rileggere nel loro più ampio valore gli eventi che governarono il mondo
economico tra le due guerre (e il significato ultimo che in esse venne ad
assumere il confronto tra liberalismo e totalitarismo); sia per inquadrare nella
loro vera radice strutturale le immani, e ancora in gran parte ignorate,
tragedie della seconda metà del secolo.
Fin dalle
prime fasi del conflitto, e per tutta la sua durata, Stati Uniti, Inghilterra e,
successivamente, anche l'URSS, ebbero la consapevolezza che con la fine della
guerra gli equilibri politico-economici del mondo avrebbero subito drastici
mutamenti, a fronte dei quali era necessario predisporre nuovi strumenti
diplomatici basati su rinnovati criteri di interpretazione della realtà. Da una
parte, gli Stati Uniti dovevano riconoscere nell'URSS il nuovo interlocutore a
livello mondiale, mentre l'Unione Sovietica avrebbe dovuto rinunciare ai suoi
pur contraddittori progetti di egemonia sull'Europa. Da entrambe le parti si trattava di adattare la vecchia ideologia
imperialista di controllo e sfruttamento delle risorse economiche mondiali alla
nuova coscienza politica che la lotta ai totalitarismi stava facendo emergere
tra le popolazioni di tutto il mondo.
Accanto alla guerra "guerreggiata", gli anni tra il '41 e il
'45 videro dunque svilupparsi un'intensa attività diplomatica ai massimi
livelli, veri e propri "incontri al vertice" tra i capi di Stato, sia per il
coordinamento della strategia militare vera e propria, sia per le questioni
relative alla gestione del dopoguerra. In ordine cronologico essi furono:
1) la conferenza di Terranova (Canada) tra Roosevelt e Churchill, per la stesura
di una Carta Atlantica attinente i principi politici generali di
una futura trattativa di pace (14 agosto 1941);
2) la conferenza di Casablanca tra Roosevelt e Churchill (e i
relativi stati maggiori militari), in cui venne decisa l'invasione alleata della
Sicilia (voluta dagli inglesi) allo scopo di impegnare gli eserciti dell'Asse su
un ennesimo fronte; e la successiva invasione della Francia (voluta dagli
americani) dalle coste della Normandia, per la resa dei conti finale con la
Germania (14 gennaio 1943);
3) la conferenza di Teheran, primo incontro ufficiale tra i tre "grandi" Roosevelt, Churchill e Stalin, durante la quale vennero gettate le basi
di un accordo tripartito sulle operazioni militari e il dopoguerra (28
novembre - 1 dicembre 1943);
4) la conferenza del Cairo, tra i rappresentanti delle tre potenze
alleate, per la presa d'atto formale della necessità di coordinare le operazioni
militari contro il Giappone (1 dicembre 1943);
5) la conferenza di Bretton Woods (USA) alla quale presero parte
rappresentanti di quarantacinque paesi. Nel corso dei lavori furono
istituiti il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Internazionale per la
Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS) meglio conosciuta con il nome di Banca
Mondiale, nonché la convertibilità del dollaro in oro (35 dollari l'oncia), come
moneta di cambio ufficiale sul mercato monetario internazionale (all'epoca gli
Stati Uniti detenevano i due terzi dell'intero stock di oro mondiale -
l'equivalente di 20 miliardi di dollari -) (1-22 luglio 1944);
6) la conferenza di Mosca tra Stalin e Churchill, per un primo
accordo generale di spartizione dei Balcani (9-18 ottobre 1944);
7) la conferenza di Yalta (Crimea), l'ultimo incontro tra i tre
protagonisti del conflitto, in cui vennero decisi: a) la spartizione della
Germania in quattro sfere d'influenza, b) l'individuazione di generiche sanzioni
economiche contro la Germania, c) i nuovi confini della Polonia, d) alcuni
principi universali di un nuovo diritto internazionale, e) la struttura
dell'ONU, f) la prossima dichiarazione di guerra al Giappone da parte dell'URSS
(4-11 febbraio 1945);
8) la conferenza di Potsdam (Berlino) tra Stalin, Truman
(Roosevelt era deceduto da pochi mesi) e Atlee (succeduto a Churchill nel
governo del Regno Unito), che vide la sospensione di ogni decisione relativa
alla divisione della Germania e l'acquisizione della Prussia orientale (KÖnigsberg)
da parte dell'Unione Sovietica, nonché un'ulteriore revisione dei confini
occidentali della Polonia (17 luglio - 2 agosto 1945).
Dal quadro diplomatico qui sintetizzato emerge una realtà complessa e fluida, che vede Stati Uniti e Gran Bretagna procedere come lungo un percorso a zig zag denso di insidie e incertezze. Si sa che Churchill non vedeva nello stesso modo di Roosevelt l'impegno sovietico nella guerra contro Hitler, e questa differenza fece per molti mesi da freno a una decisa azione congiunta degli Alleati in Europa. Attaccare Hitler prima dall'Italia che dalla Francia, come invece avrebbe voluto Roosevelt, significò per Churchill allontanare i tempi dell'avanzata russa in Europa orientale, costringendo l'Unione Sovietica a uno sforzo bellico infinitamente maggiore, con tutte le conseguenze che questo comportò anche per la popolazione civile. Ma allungando i tempi della liberazione dell'Europa, Churchill condizionò in modo decisivo gli sviluppi geostrategici successivi alla guerra, forse in modi che egli stesso non avrebbe auspicato, poiché mise i sovietici - e con essi tutti i movimenti partigiani dei paesi occupati - nella necessità di giocare fino in fondo il proprio ruolo nella lotta per la sopravvivenza. È ipotizzabile che un rapido intervento anglo-americano contro la Germania occidentale avrebbe visto un'Unione Sovietica più debole e con meno argomenti alla fine del conflitto. Invece, l'anno e mezzo trascorso dagli Alleati in Italia senza troppo premere contro le forze tedesche costrinse la Russia ad esaltare le proprie capacità di reazione oltre ogni limite immaginabile.
Ma in tutto questo quadro manca un elemento determinante, e cioè l'immenso sforzo militare prodotto dagli Stati Uniti sul fronte orientale dell'Oceano Pacifico. La relativa elasticità con cui Roosevelt assecondò la Gran Bretagna è forse spiegabile col fatto che per l'amministrazione americana il vero fronte di guerra - al di là della retorica della "lotta del bene contro il male" - era quello contro il Giappone per il controllo del "sud-est asiatico".
Gli eventi bellici nel Pacifico presentano un quadro estremamente diverso rispetto a quello delineatosi in Europa. Sul fronte orientale, Stati Uniti e Gran Bretagna subirono una devastante aggressione a cui risposero con una lunga e drammatica controffensiva, senza tatticismi o disegni diplomatici di lungo respiro che non fossero comunque finalizzati al preciso obiettivo di distruggere la forza militare giapponese: in questo senso vanno interpretate le alleanze con Unione Sovietica e Cina, sia quella comunista che nazionalista.
I problemi interpretativi della ricerca storica sorgono in quella fase della guerra in cui gli USA cominciarono a intravedere la certezza della vittoria: la riconquista dell'Indonesia, della Malesia, delle Filippine e della Birmania, e poi della Corea del sud e dei grandi arcipelaghi australi, come modificarono gli obiettivi geo-strategici statunitensi, e in quale misura incisero nel confronto politico con l'Oriente comunista?
Sulle fasi della guerra del Pacifico rimandiamo alla cronologia in rete e ai siti specializzati.
Il compito che qui ci riserviamo è di analizzare - Paese per Paese e area geografica per area geografica - le conseguenze che gli esiti della II Guerra mondiale ebbero nei successivi quarantanni di Guerra fredda.
Avendo diviso il quadro generale del conflitto in due grandi teatri bellici, tratteremo conseguentemente la storia della politica estera statunitense lungo due grandi direttrici:
- lo scenario europeo e mediorientale, attraverso gli sviluppi che gli eventi congiunti delle trattative diplomatiche e delle acquisizioni territoriali determinarono nella storia di alcune nazioni-chiave - fra cui Italia, Germania, Grecia, e Iran, Iraq e Palestina.
- lo scenario asiatico, con i drammatici sviluppi sorti dalla schiacciante presenza militare americana nei territori liberati dai giapponesi.
| Europa e Medioriente |
Sud-est asiatico |
| Italia |
Corea |
| Francia |
Filippine |
| Germania |
Indonesia |
| Grecia |
Vietnam |
| Jugoslavia |
Cambogia |
| Iran |
Laos |
| Iraq |
|
| Palestina |
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