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La repubblica italiana. Personaggi "emergenti " Junio Valerio Borghese
Ecco una "biografia ufficiale" del principe Junio Valerio Borghese tratta dal Dizionario del fascismo , volume primo, a cura di Victoria de Grazia e Sergio Luzzatto, Einaudi editore, 2002. Costituita il 15 marzo 1941, la Decima flottiglia Mas - il reparto dei mezzi d'assalto della marina italiana - fu l'unità militare che nel 1940-43 consegui le rare vittorie italiane nel secondo conflitto mondiale, e registrò gli episodi più audaci ed eclatanti della guerra sottomarina. Il suo nome è strettamente legato a quello del principe Junio Valerio Borghese , discendente di papa Paolo V e del marito di Paolina Bonaparte. Combattente nella guerra civile spagnola a favore di Francisco Franco, già comandante dello Scirè - il sommergibile che aveva trasportato i siluri della Decima Mas nelle acque di Gibilterra (settembre 1941) e di Alessandria d'Egitto (dicembre 1941), dove furono affondate o danneggiate navi e corazzate inglesi - Borghese, decorato di medaglia d'oro al valor militare e della croce al merito dei Savoia, assunse, non ancora quarantenne, il comando della Decima il 1 maggio 1943 e progettò nuove e azzardate imprese, compreso un attacco nel porto di New York.L'8 settembre 1943 - quello che egli avrebbe poi giudicato il giorno più infausto della sua vita - Borghese decise di continuare la guerra al fianco del Terzo Reich, «per riscattare l'onore militare dell'Italia, riconquistare la stima della Germania e ricondurre le due nazioni sul piano dell'alleanza». Strinse con i tedeschi un patto che gli consenti di rientrare nell'alleanza pur alle dipendenze operative del comando militare tedesco, conservando tuttavia bandiera e divisa italiane. A metà settembre, solo cento dei quattrocento uomini presenti alla sede di La Spezia aderirono al progetto di Borghese, ma nei giorni successivi vi si aggiunsero i trecentocinquanta al comando del capitano di corvetta Umberto Bardelli. Ottenuto il consenso di Mussolini, Borghese iniziò il reclutamento e i manifesti della Decima Mas tappezzarono le città italiane richiamando alcune migliala di giovani, spesso minorenni, attratti dalla leggenda delle sue gesta e dalla fama del suo comandante. Si trattava di un reclutamento volontario in una formazione regolare e al contempo indisciplinata, riorganizzata su basi nuove con l'istituzione del rancio unico per marinai e ufficiali, il saluto meno formale rispetto ai canoni tradizionali e la promozione legata al merito sul campo anziché all'anzianità; cemento ideale era quello del nazionalismo, dell'eroismo guerriero e della morte in battaglia, che trovarono espressione nel motto «Per l'onore e la bandiera d'Italia» e nello scudetto in cui era disegnata una X sormontata da un teschio con una rosa in bocca. Se quanti si indirizzavano alla Decima erano attratti soprattutto dai suoi richiami alla patria piuttosto che al fascismo, di fatto le unità della Decima, quando si trovarono a combattere, rivolsero le loro armi esclusivamente contro i partigiani e la popolazione accusata di adesione al ribellismo; fecero eccezione soltanto il battaglione Barbarigo – il primo reparto di fanteria della marina, guidato da Bardelli sul fronte di Anzio-Nettuno, alle dipendenze della 175° divisione tedesca - e pochi reparti sul fronte della linea Gotica. Da allora il nome della Decima Mas non si legò più, nella memoria collettiva, alle gesta eroiche, bensì alle immagini di soprusi, rastrellamenti, saccheggi, incendi, esecuzioni, eccidi; alcuni di questi episodi sarebbero emersi nel processo celebrato contro Borghese nel dopoguerra - la cui sentenza avrebbe rappresentato uno scandalo per l'Italia della Resistenza -, ma di altri già i ministri della Rsi e lo stesso Mussolini erano stati informati. Peraltro, la Decima non si lasciò sottomettere del tutto dalle istituzioni della Repubblica sociale, rivendicando la propria autonomia dal governo e dal partito fascista. Né Borghese si iscrisse mai al Partito fascista repubblicano, ostentando il proprio disdegno nei confronti dei partiti e la propensione per un modello di società organicista e militarista. La sua ricerca di autonomia lo pose più volte in urto con gli organismi centrali della Rsi: cosi in occasione del suo arresto nel gennaio 1944, risolto in tempi brevi con la minaccia di un pronunciamento della Decima contro il governo, cui fece seguito il licenziamento del sottosegretario alla Marina, Ferruccio Ferrini, da parte di Mussolini. Nella ricerca di autonomia da parte di Borghese si iscrisse anche l'istituzione di uno specifico Servizio ausiliario femminile – il Saf Decima -, che nulla voleva spartire con il Saf organizzato dal Pfr. La Decima Mas, che il i° maggio 1944 divenne la divisione Decima, si distinse inoltre per l'invio di guastatori, sabotatori e informatori nelle retrovie angloamericane. Il 26 aprile 1945, nella sede di Milano, Borghese invitò i marò a consegnargli le armi perché «la Decima non si arrende, ma smobilita», e a sua volta si consegnò agli americani: salvo tornare a giocare un ruolo negli ambienti del neofascismo postbellico. PIANELLA GAGLIANI
Alle attività “coperte” del “principe nero” fa riferimento la recensione, curata da Allen Douglas, di un saggio di Jack Greene e Alessandro Massignani – The Black Prince and the Sea Deavils: the Story of Valerio Borghese and the Elite Units of the Decima Mas - , di cui riportiamo qui di seguito una sintesi e alcuni brani significativi. «La carriera del “Principe nero” romano Junio Valerio Borghese illustra sinistramente come tutta la moderna “internazionale terrorista”, coi suoi attentati a capi di Stato e di governo come il presidente John F. Kennedy, o il primo ministro italiano Aldo Moro, o i numerosi attentati al presidente francese Charles de Gaulle, deriva a sua volta da un'internazionale nazista, sponsorizzata dalla “cupola” occulta dei servizi segreti anglo-americani». Greene e Massignani ricostruiscono sinteticamente gli sviluppi più noti della carriera militare di Borghese, dalla sua attività di combattente volontario in Spagna fino alla creazione dell'unità militare marittima della Decima MAS e al suo coinvolgimento nella Repubblica sociale di Salò, e sottolineano come, in quella fase drammatica e concitata della storia italiana, egli non abbia avuto rapporti chiari e definitivi con Mussolini: «Borghese stabilì contatti, o lavorò con: il Servizio di sicurezza delle SS (Sicherheitsdienst), col quale collaborò strettamente; l'Abwehr (controspionaggio dell'esercito tedesco); il governo monarchico dell'Italia del sud; i servizi segreti inglesi; James Jesus Angleton, capo del ramo italiano dell'OSS; e Allen Dulles, della stazione svizzera dell'OSS. Si incontrò inoltre diverse volte col generale delle SS Wolff». Come d'altronde hanno poi confermato i numerosi documenti declassificati dell'OSS oggi reperibili, Wolff e Dulles collaborarono insieme per il “riciclaggio” delle forze militari fasciste nei servizi segreti in funzione anti-comunista. Americani e inglesi nutrivano infatti un vivo interesse per l'Unità italiana della Decima MAS, soprattutto per la sua attività di contrasto delle forze partigiane comuniste attuata anche con il metodo dell'infiltrazione a scopi di provocazione e spionaggio. Il loro obiettivo era di “ripulire” il comandante fascista dei suoi crimini di guerra… «il governo italiano, tuttavia, nel '45 chiese agli alleati che egli gli venisse consegnato, per poterlo processare a Milano. I suoi amici intervennero, e il processo fu trasferito a Roma, dove Dulles e Angleton sapevano che molti altri burocrati fascisti erano ancora attivi e la magistratura nutriva idee più conservatrici». Il 17 febbraio del '49 venne scarcerato con l'applicazione di 9 anni di condono, dopo il processo per “collaborazionismo” che si era concluso con la condanna a 12 anni di reclusione. L'Italia del dopoguerra appare oggi come un teatro di battaglia in cui i servizi segreti delle potenze alleate occidentali, con la collaborazione di quei nazifascisti che, abbandonando la più radicale ideologia anticapitalistica e antibolscevica della prima ora, avevano aderito alla strategia anti-comunista dell'alleanza atlantica, scatenarono una guerra civile “a bassa intensità” (la definizione è del senatore Giovanni Pellegrino) contro tutti coloro, sia democristiani che comunisti, che miravano a raggiungere una effettiva sovranità e indipendenza nazionale dell'Italia. «Questa battaglia per la sovranità dell'Italia era centrata soprattutto sulla politica economica. Nel 1950, gruppi che facevano capo all'ex leader partigiano e manager industriale Enrico Mattei guidarono la Democrazia Cristiana in un radicale cambiamento di rotta, da posizioni liberiste verso un programma dirigista teso ad un rapido sviluppo industriale. Grazie a un numero straordinario di aziende finanziate dallo Stato, e di progetti come quello della Cassa per il Mezzogiorno (Fondo per lo sviluppo dell'Italia meridionale) basati sul modello keynesiano della Tennessee Valley Authority del presidente Roosevelt, l'Italia sperimentò un “miracolo economico” che vide l'incremento netto del PIL superiore al 7% per almeno una decade. Il perno di tutto era l'ENI, la compagnia petrolifera nazionale che Mattei guidò nella guerra per l'indipendenza energetica contro il “cartello” monopolistico delle “Sette sorelle” americane». Fu allora che Borghese fu attivato dalla “cupola” del terrorismo internazionale sponsorizzato dall'Alleanza atlantica, allo scopo di bloccare non tanto i comunisti quanto la ben più pericolosa tendenza autonomistica della nuova dirigenza politica italiana. Contrariamente alle intenzioni (presunte) del presidente Roosevelt, che immaginava un mondo non solo ripulito dai regimi fascisti, ma anche dai vecchi potentati colonialisti europei, per l'instaurazione di un programma economico globale che sorgesse dalla collaborazione tra USA e URSS, la strategia delle elite culturali e politiche che operavano attraverso la rete occulta dei servizi segreti vedeva nella NATO appena sorta una forza di occupazione dell'Europa, finalizzata alla preparazione della guerra contro l'Unione sovietica. Fin dalla sua creazione, il Patto atlantico prevedeva una clausola che imponeva ai governi firmatari di predisporre dei servizi di “sicurezza nazionale” clandestini per la lotta al comunismo (Stay behind, “Gladio” per l'Italia). Una specifica direttiva del presidente americano Truman prevedeva persino l'uso delle forze armate statunitensi per sovvertire l'eventuale presa di potere di forze della sinistra, anche se raggiunta con lo strumento delle libere elezioni democratiche. «In accordo col generale italiano Paolo Inzerilli, comandante della Gladio italiana dal '74 al '86, il Comitato di pianificazione clandestina (CPC) e il suo Comitato clandestino alleato (ACC) divenne il “collegamento tra il Quartier generale delle potenze alleate europee della NATO (SHAPE) e i servizi segreti di quei paesi che erano direttamente coinvolti nei problemi della guerra non-ortodossa [ spionaggio, finanziamento di azioni eversive, propaganda “coperta”, ecc ]”. Il CPC, come ha dichiarato Inzerilli, era dominato al suo interno da un gruppo esecutivo anglo-americano e francese, mentre l'ACC era essenzialmente un comitato tecnico di coordinamento degli esperti in esplosivi, “repressioni”, o problemi relativi alla guerra clandestina. Il generale italiano Gerardo Serravalle testimoniò che i membri del CPC erano gli ufficiali responsabili dell'apparato Stay behind dei vari Stati europei, e che “nei raduni dello Stay behind erano sempre presenti rappresentanti della CIA”, così come “membri del comando delle forze armate USA in Europa”». «Una direttiva dei Capi congiunti di stato maggiore [ degli Stati Uniti ] del 14 maggio 1952 istituì l'“Operazione Demagnetize”, con la quale la CIA e i servizi segreti militari furono istruiti per ridurre “l'attrazione magnetica” dei grandi partiti comunisti italiano e francese con ogni mezzo, incluse “operazioni politiche paramilitari e psicologiche”. La direttiva stabiliva che “la limitazione della forza dei partiti comunisti in Italia e in Francia è l'obiettivo primario. Questo obiettivo dev'essere raggiunto con l'impiego di ogni mezzo. I governi italiano e francese non devono essere messi a conoscenza del piano, perché è evidente che esso può interferire con le loro rispettive sovranità nazionali”». La strategia “politica” del Pentagono di quegli anni fu sintetizzata in alcuni documenti che sono stati poi ritrovati tra le carte sequestrate al Grande Maestro della Loggia massonica P2, Licio Gelli, nel 1981. E in effetti, la chiave del successo di questi piani di intervento fu, fin dall'inizio – gli anni '44 e '45 –, il reclutamento nei ranghi della NATO di uomini appartenenti alle forze militari (o paramilitari, come i movimenti di destra addestrati alla guerriglia e al terrorismo anti-comunista) locali. Come Borghese, molti di questi personaggi-chiave italiani dei servizi segreti “atlantici” finirono poi nell'elenco della loggia massonica P2, responsabile di tutti gli atti di terrorismo eversivo verificatesi tra gli anni sessanta e settanta. «Uno di questi fu Federico Umberto D'Amato, capo della UAR, una sezione segreta del Ministero degli interni creata per coordinare le azioni terroristiche coperte dalla NATO in collaborazione con i servizi segreti militari». Il piano – stilato in un documento riservato noto come FM30-31B – prevedeva anche la possibilità che i governi locali non fossero sufficientemente reattivi di fronte alla minaccia comunista, soprattutto se le forze rivoluzionarie avessero rinunciato, per motivi tattici, all'uso della violenza, cosa che avrebbe potuto creare nelle forze conservatrici l'illusione della sicurezza. In questo caso, l'FM30-31B prevedeva l'uso degli uomini della GLADIO (come Borghese) per la realizzazione di colpi di Stato contro il governo italiano, mirati soprattutto all'eliminazione fisica degli oppositori di sinistra. Esattamente quello che avvenne tra il '70 e il '74: il 7 dicembre del '70 Junio Valerio Borghese, insieme al missino Sandro Saccucci, si introduce per alcune ore nel ministero degli interni in un tentativo di colpo di Stato; il 17 marzo del '71 il governo rende noto il tentativo; Borghese si rifugia in Spagna. Nel '74 viene definitivamente disciolta, con la convocazione in giudizio degli ufficiali che la compongono, l'organizzazione eversiva “Rosa dei Venti”, di cui fa parte anche l'ex partigiano bianco e agente dei servizi segreti Edgardo Sogno, autore di un progetto di colpo di Stato di cui egli stesso darà poi testimonianza in un testamento politico nel 2000. Sempre nel '74 avvengono gli attentati terroristici al treno Italicus (12 morti) e in piazza della Loggia a Brescia (8 morti), immediatamente attribuiti alla destra ma che non hanno mai visto una sentenza definitiva. Com'è ormai noto, l'obiettivo di questi attentati era quello di creare una clima di sfiducia e paura nel paese tale, da convincere le forze politiche e la cittadinanza della necessità di un governo forte e deciso ad eliminare le cause dell'instabilità, in primo luogo le forze sindacali e gli oppositori di sinistra . «Vincenzo Vinciguerra, un terrorista neo-fascista condannato all'ergastolo a vita e divenuto uno dei più irriducibili accusatori della manipolazione operata dai servizi segreti sui gruppi neo-fascisti sin dal 1945, ha rivelato i metodi della GLADIO (come di tutte le organizzazioni sorelle): “dovete attaccare i civili, la gente, donne, bambini, innocenti, sconosciuti i più lontani possibile da ogni interesse politico. La ragione è molto semplice. Essi supponevano di forzare questa gente, l'opinione pubblica italiana, a rivolgere allo Stato una richiesta di maggior sicurezza. Questa è la logica politica che si nasconde dietro tutti i massacri e gli attentati terroristici, rimasti impuniti poiché lo Stato non può scoprirsi o dichiararsi responsabile di tutto ciò che avvenne». «L'ufficiale dell'OSS James Jesus Angleton salvò Borghese nel 1945, e poi organizzò la struttura clandestina nei servizi segreti militari italiani che produsse la GLADIO. Angleton era un devoto anglofilo e simpatizzante fascista che aveva trascorso gran parte della sua giovinezza in Italia, dove suo padre, James Hugh Angleton, guidava la filiale italiana della National Cash Register. Il dichiarato filo-hitleriano e filo-mussoliniano Angleton senior guidò anche la Camera di commercio americana in Italia, ed ebbe estesi contatti con i servizi segreti di Mussolini. Alcuni documenti riportano che egli fu socio d'affari di Allen Dulles. Sia lui che suo figlio lavorarono per l'unità speciale di controspionaggio dell'OSS, X-2, nata su richiesta della Gran Bretagna. Benché questa fosse nominalmente un'organizzazione americana, il suo quartier generale per l'Europa, e forse per tutto il mondo, era a Londra. L'X-2 fu organizzata e de facto guidata per tutta la durata della guerra dalla Gran Bretagna, coi suoi agenti dislocati in Europa. Dal '43 fino alla metà del '44, il luogotenente colonnello James Hugh Angleton fu il collegamento tra l'X-2 e il maresciallo Pietro Badoglio, e gli altri capi dell'esercito italiano e dei servizi segreti militari, ricostruiti grazie alle sue eccellenti conoscenze italiane d'anteguerra. Angleton junior sbarcò in Italia come agente operativo dell'X-2 nell'ottobre del '44. Dopo poco tempo Borghese divenne uno dei suoi agenti informatori, prima che il governo italiano lo chiedesse in consegna all'OSS. Gli USA disposero che le “risorse operative” della polizia italiana e ogni membro dell'intelligence militare e dei servizi segreti fossero messi a disposizione dell'X-2, allora comandata da Angleton. Ciò, naturalmente, costituì lo schema operativo per il decennio seguente. Potendo godere dell'appoggio di Dulles e degli inglesi, il giovane Angleton ascese dal comando dell'X-2 di Roma a quello di tutto il controspionaggio OSS in Italia. All'età di 28 anni, egli comandava tutte le attività segrete, spionaggio e controspionaggio, in Italia per l'SSU, da poco succeduto all'OSS e destinato a diventare il precursore della sezione operativa della CIA, creata nel '47. Elemento essenziale per le attività di Angleton, dalla creazione della prima unità stay-behind in Italia all'organizzazione della “via dei topi” (rat-lines), che, col favore del Vaticano, favorì l'espatrio clandestino di nazisti dall'Europa alla fine della guerra, fu l'Ordine Sovrano Militare di Malta. L'Ordine di Malta, con sede a Roma, era nominalmente un'organizzazione cattolica i cui membri provenivano dai ranghi più elevati dell'oligarchia europea, e in particolare dalla nobiltà nera italiana. L'Ordine consegnò ad Angleton una delle sue più alte onorificenze nel 1946. Un membro della famiglia del “Principe nero” apparteneva all'Ordine di Malta fin dal 1932, così come Licio Gelli, fondatore della P2 con diversi dei suoi membri più importanti. Dal 1949 Angleton fu assistente speciale del capo della CIA ammiraglio Roscoe Hillenkoetter, e dal 1955 il nuovo capo, Allen Dulles (1953-61) lo nominò alla guida del dipartimento di controspionaggio. Egli mantenne questo posto fino al 1974, quando fu licenziato da William Colby. Mentre l'influenza di Angleton cresceva nell'intelligence americana, grazie ai suoi segreti legami d'amicizia in Italia, la NATO gettava le fondamenta della GLADIO. Con le direttive NSC del '49 e '50, la CIA aiutava le forze di sicurezza italiane a organizzare unità segrete di specialisti controinsurrezionalisti, facendo largamente ricorso ai veterani della polizia segreta di Mussolini. Fu organizzato un nuovo servizio segreto militare, il SIFAR, sotto la direzione di un agente segreto americano coperto, Carmel Offie, soprannominato “il padrino”. Contemporaneamente, Borghese veniva organizzando unità paramilitari anticomuniste, coordinate con agenti della CIA sotto la supervisione di Angleton. Il 2 dicembre del 1951 Borghese fu nominato presidente onorario del MSI, e in un discorso durante il congresso del partito, proclamò che il MSI non sarebbe stato un “obiettore di coscienza” se la Guerra fredda fosse diventata calda, come allora si credeva. In quello stesso mese, due membri del MSI si recarono al quartier generale della NATO a Parigi per garantire la fedeltà della loro organizzazione all'Alleanza. Dal 1952 scattò l'operazione NATO “Demagnetize”, e al SIFAR fu affidato il compito di adottare iniziative politiche e psicologiche contro il PCI, incluso l'uso coperto delle forze armate, per diminuire l'influenza del partito in ogni settore. Gli USA versarono la cifra sbalorditiva di 4 miliardi di dollari per “attività anticomuniste” in Italia tra il '48 e il '53. Borghese e i quadri della sua vecchia X MAS furono figure fondamentali in questo piano. Anzi, qualcuno nei servizi segreti americani aveva per breve tempo accarezzato l'idea di promuovere Borghese a nuovo Re d'Italia, finché il subbuglio scatenatosi in Casa Savoia e tra i suoi sostenitori non lo convinse a lasciar perdere. I monarchici e il MSI furono spesso alleati, e la X MAS di Borghese aveva collaborato per breve tempo con la brigata monarchica Osoppo durante la Resistenza. Greene e Massignani osservano che “è interessante notare come il cuore della futura GLADIO risale ai partigiani della brigata Osoppo”. Fin da allora la X MAS di Borghese fu un terreno di reclutamento per i primi componenti della GLADIO. Nel 1953 Borghese guidò, tra gli altri, circa 500 volontari del MSI, per lanciare una sommossa nella città di Trieste, allora contesa tra l'Italia e la Jugoslavia. Con lo slogan “a Trieste con Valerio Borghese”, Borghese scimmiottò la marcia su Fiume del 1919 di Gabriele D'Annunzio (…). I neofascisti agivano a nome del “Comitato per la difesa degli italiani di Trieste e dell'Istria”, armati dai servizi segreti italiani. L'anno seguente, Trieste fu restituita all'Italia. Nel 1955, Borghese diventa presidente dell'unione dei reduci di Salò, un'altra chiave di reclutamento per GLADIO. Successivamente divenne uno dei capi del “Comitato tricolore per l'italianità dell'Alto Adige”. L'Alto Adige, o Sud Tirolo, è conosciuto in Italia come uno dei primi terreni di utilizzo delle unità stay-behind. Benché territorio italiano, l'area era di lingua tedesca, e questo favoriva la promozione di conflitti etnici. Nel 1956 la NATO costituisce formalmente la GLADIO. Secondo i documenti scoperti in Italia nel 1990, le forze della GLADIO erano divise in 40 gruppi principali, 10 specializzati nel sabotaggio, 6 rispettivamente nello spionaggio, nella propaganda, nell'evasione e nelle tattiche di ritirata, e 12 nelle attività di guerriglia. In Sardegna fu istituito un campo speciale di addestramento, guidato da inglesi e americani. Nello stesso anno l'ambasciatore americano in Italia Claire Booth Luce – Dama di Malta e moglie dell'editore delle riviste Time e Life , importante sponsor del filo-fascista Congresso per la libertà della cultura – “raccomanda” un membro dell'Ordine militare di Malta, il generale Giovanni De Lorenzo, come nuovo capo del SIFAR. Nel 1962, la CIA favorisce la promozione di De Lorenzo alla guida dei Carabinieri, mentre ancora aveva il controllo del SIFAR. Egli comincia a epurare gli ufficiali ritenuti non sufficientemente “anticomunisti”, o per opinione propria o per quella dell'addetto militare Vernon Walters. Nel frattempo, il capo della stazione romana della CIA, William Harvey, stava reclutando “gruppi d'azione” per atti terroristici contro le sinistre. Questi gruppi lanciarono un attacco contro una dimostrazione pacifista a Roma nel '63, provocando 200 feriti e pesanti danni in una parte della città. Successivamente l'azione fu collegata a GLADIO, grazie alla testimonianza di un generale dei servizi segreti. Nel 1963, Borghese diventa presidente del banco di Credito Commerciale e Industriale, un incarico di prestigio davvero remunerativo, assegnatogli per valorizzare le sue capacità. Questa banca è stata la prima ad essere acquisita dal finanziere ex-fascista siciliano Michele Sindona, che successivamente avrebbe riciclato per conto della mafia i guadagni ricavati dal traffico d'eroina, e sarebbe diventato uno dei potenti della P2. La banca di Borghese era strettamente legata a vasti settori economici di tendenza conservatrice, che includevano il figlio del dittatore della Repubblica Domenicana Rafael Trujillo, la Spagna di Franco, e circoli reazionari del Vaticano e della Democrazia Cristiana. Successivamente la banca fallì, ma Borghese riuscì a cavarsela. “La cosa significativa” scrivono Greene e Massignani, “è che Borghese aveva molti contatti a livello nazionale e internazionale. Questi contatti raggiungevano livelli molto alti. Appare anche chiaro che i mezzi finanziari che gli servivano per sopravvivere potevano arrivargli, dopo la fine della guerra, da fonti diverse.” Gli autori notano anche che la sua carriera procede parallelamente a quella dell'ex comandante SS Otto Skorzeny, in Spagna». Il saggio si sofferma quindi sull'impressionante sequenza di trame eversive e di tentativi di colpi di Stato che segnano la storia dell'Italia repubblicana durante la Guerra fredda, e non solo dell'Italia. Si comincia col “Piano Solo”, di cui Borghese fu uno dei protagonisti. Secondo Greene e Massignani, l'obiettivo del tentato golpe non fu solamente quello di bloccare l'alleanza politica di centrosinistra voluta da Aldo Moro, ma mirava soprattutto al sabotaggio dello sviluppo economico nazionale. L'allora presidente della repubblica Antonio Segni, complice dei golpisti, fu influenzato dal colonnello Renzo Rocca, agente della divisione economica del SIFAR, che operava per conto dei grandi monopoli industriali e finanziari italiani, il cui passato politico era strettamente intrecciato al regime fascista. Il presidente Segni incaricò quindi il generale De Lorenzo di preparare una lista di oppositori politici da internare nei campi militari della GLADIO in Sardegna (furono schedate 731 persone, tra parlamentari comunisti, sindacalisti e intellettuali) . «A supporto dei carabinieri fu impiegato personale civile in gran parte proveniente dalla vecchia X MAS, paramilitari, ex combattenti della Repubblica Sociale di Salò. Borghese era un amico di De Lorenzo». «Nel maggio del 1965, fu organizzato un convegno all'Hotel Parco dei Principi di Roma sul tema “La guerra rivoluzionaria”, che i pubblici ministeri italiani considerano l'incontro preparatorio per la “Strategia della tensione” degli anni '69-'74. Esso era sponsorizzato da un centro studi dello Stato maggiore dell'esercito italiano. Oggetto di studio era la “guerra controrivoluzionaria” per contrastare la presunta minaccia rappresentata dal PCI (il PCI aveva costantemente aumentato la sua percentuale elettorale per tutta la seconda metà degli anni '60). Erano presenti i capi dei gruppi terroristi fascisti, Avanguardia nazionale (AN ) e Ordine Nuovo (ON), giornalisti di destra, militari e diversi agenti dei servizi segreti. Uno dei giornalisti presenti era Guido Giannettini, con ruolo anche di agente dello spionaggio italiano, che quattro anni prima aveva tenuto un seminario per l'Accademia navale americana sul tema “ tecniche e prospettive di un colpo di Stato”. Borghese, assente, era rappresentato dal suo luogotenente Stefano delle Chiaie, leader ufficiale di Avanguardia Nazionale. Delle Chiaie era stato probabilmente reclutato dalla UAR, l'unità segreta del Ministero degli interni italiano, fin dal 1960, e fu il “comandante in campo” di Borghese nel colpo di Stato del '70. Durante gli anni '60, fino al tentato golpe del '70, Borghese fondò o fu strettamente coinvolto con tre organizzazioni terroristiche fasciste: l'Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie, Ordine Nuovo e il Fronte Nazionale, che Borghese fondò nel '68 al solo scopo, secondo i documenti del SID (nuovo nome del SIFAR dal '65), “di sovvertire le istituzioni dello Stato con disegni eversivi”». Certamente, tutte queste unità operative furono strumentalizzate e supportate dalla NATO, attraverso i mezzi logistici della GLADIO . «Nel Fronte Nazionale, Borghese era conosciuto come “il Comandante”, ed egli organizzò “gruppi d'azione” su tutto il territorio. FN, così come AN, aveva una doppia struttura: i gruppi “A”, l'apparato pubblico dell'organizzazione, e i gruppi clandestini “B”, la cui esistenza era generalmente ignorata anche dai membri dei gruppi “A”. I gruppi “B” furono usati nelle azioni terroristiche, in quella “Strategia della tensione” tesa a produrre un cambiamento nel governo italiano, che esplose con il massacro di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, nel quale morirono 18 persone e ne rimasero ferite 58. Alcuni membri di ordine Nuovo furono arrestati in relazione a quel crimine, ma l'organizzazione clandestina della P2 e i servizi segreti ne assicurarono l'impunità». La strategia del terrore aumentò sotto la presidenza Nixon. Attraverso la mediazione del piduista Ligio Gelli, amico di Henry Kissinger, l'amministrazione repubblicana inviò in Italia circa 10 milioni di dollari. «I soldi incanalati dall'ambasciatore statunitense Graham Martin, arrivarono attraverso la Banca Vaticana e l'amico di Borghese, avvocato Sindona». «Il 1 giugno 1970, Borghese collocò Delle Chiaie alla guida dei gruppi “B”, e diede vita ai piani per il colpo di Stato. L'ambasciatore USA Martin si occupò dei finanziamenti attraverso il suo principale contatto, il generale Vito Miceli, che sarebbe diventato capo del SID nell'ottobre del '70. Dopo avere assunto il comando dl SID, Miceli incontrò diverse volte Borghese in casa di Remo Orlandini, suo aiutante. (…) Borghese organizzò il quartier generale militare e politico per il golpe a Roma. Nella notte del 7 dicembre 1970, un gruppo di 50 paramilitari di Avanguardia Nazionale guidati da Delle Chiaie fu introdotto nell'armeria del Ministero degli interni, come da istruzioni del capo dell'UAR Federico d'Amato, vecchia recluta di Angleton. Secondo la ricostruzione giornalistica, lo stesso Angleton arrivò a Roma poco prima del golpe e se ne andò poco dopo. Altre truppe furono dislocate qua e là a Roma, Milano, e in vari altri luoghi, mentre era previsto che anche la mafia calabrese giocasse un suo ruolo sotto il travestimento della divisa dei carabinieri. Borghese preparò una dichiarazione da leggere in TV a giustificazione del golpe, ed egli intendeva inviare truppe italiane in Vietnam. All'ultimo minuto egli ricevette una telefonata e dovette annullare il golpe. Borghese si rifugiò nella Spagna di Franco, e le sue attività fino alla morte, avvenuta nel '74, rimangono ancora oggi misteriose. Si sa che, assieme a Delle Chiaie, egli incontrò il dittatore Augusto Pinochet in Cile il 29 aprile del '74. era anche presente il capo della polizia segreta cilena colonnello Jorge Carrasco, un protagonista nelle torture e negli omicidi dell'”Operazione Condor”. Borghese morì in Spagna nel 1974. Delle Chiaie sostiene che fu avvelenato, probabilmente perché in Italia era in corso l'inchiesta sul tentato golpe del '70. Dopo la morte di Franco, l'anno successivo, Delle Chiaie scappò in Cile, dove ebbe un ruolo chiave nell'Operazione Condor, e successivamente ne continuò le gesta in Bolivia, a fianco dell'infame comandante della Gestapo Klaus Barbie». Leggi la relazione del senatore Giovanni Pellegrino, presidente dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia, relativa al "golpe Borghese" [sito esterno]
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