Progetto Novecento

 

I brani originali di questo documento sono tratti da: Nicola Tranfaglia, Come nasce la Repubblica. La mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documenti americani e italiani, 1943/1947 - Saggi Bompiani, Milano 2004, pagg. 91-98

CLASS.: SEGRETO
DESTINAI.: Oss Algeri
MITTENTE: Oss Palermo (Sicilia)
OGGETTO: Attività dell'Oss
DATA: 13 agosto 1943

 Ciò di cui gli americani si resero subito conto fu che:
1) l'apporto della mafia sarebbe stato imprescindibile per il mantenimento dell'ordine pubblico; la repressione militare della potente organizzazione criminale non sarebbe stata compresa dalla popolazione e avrebbe creato un vuoto di potere ingestibile per un esercito di occupazione, se non a costo di ingenti danni.

«Per quanto riguarda le nostre attività in Sicilia, non dobbiamo mai dimenticare che la mafia gioca un ruolo importante. La mafia, a sua volta, è divisa in due tendenze: quella alta (composta da intellettuali e professionisti) e quella bassa, in cui troviamo elementi che svolgono lavori di manovalanza (ne fanno parte anche i borsaioli e i criminali). Solo la mafia è in grado di sopprimere il mercato nero e di influenzare i contadini, che costituiscono la maggioranza della popolazione. (...)
    Al momento, possiamo contare sul Pd'a [il Partito d'Azione, nato nel '42 con un programma antifascista, entra dal '43 a far parte del CLN; in Sicilia è guidato da Vincezo Purpura, che diventerà un agente segreto dell'Oss in Italia] e sulla mafia. Ci siamo incontrati con i loro leader. Gli accordi prevedono che essi agiscano secondo i nostri ordini o suggerimenti. Da queste parti, un patto non si spezza facilmente. A riprova della buona fede del Pd'a, abbiamo ricevuto i nomi dei loro leader più importanti in tutta Italia. Gli esponenti del Pd'a hanno poi sottolineato di non avere contatti con altri servizi di intelligence. In risposta alla loro lealtà nei nostri confronti, abbiamo spiegato che il nostro obiettivo è quello di vedere la Sicilia liberata di fatto. Ogni movimento che appoggia la sua separazione dal continente deve quindi essere guardato con sospetto, dal momento che l'isola potrebbe essere coinvolta in un nuovo conflitto per il controllo del Mediterraneo. Abbiamo ascoltato le loro difficoltà, rassicurandoli sul fatto che basta chiedere per ricevere la nostra cooperazione (anche se scarsa). Abbiamo utilizzato molti di loro come informatori. Alcuni hanno rifiutato di ricevere un compenso. Grazie a loro, dislocamenti permettendo, avremo presto una rete informativa estesa a tutta l'isola. Abbiamo agito nella più assoluta segretezza. Solo cinque persone sono al corrente delle nostre identità. »


2) la situazione socio-economica era a un livello di totale disfacimento e si rivelava impossibile creare una nuova leva di amministratori locali; era quindi indispensabile appoggiarsi su quanti da sempre detenevano il potere nell'isola, che fossero ex fascisti o "uomini d'onore".

«In questo paese vi è un conflitto sociale che, da un giorno all'altro, potrebbe sfociare in una serie di sommosse popolari e, forse, in una rivoluzione. Per vent'anni la popolazione ha sofferto una terribile oppressione, e negli ultimi tré anni è stata messa a dura prova dalla mancanza di beni di prima necessità come il pane, la pasta, l'olio, il sapone e l'abbigliamento. Le città sono state quasi completamente distrutte e molti villaggi rasi al suolo. Migliala di persone hanno quindi perduto le loro case e soffrono di denutrizione. In molte aree sono scoppiate delle epidemie. Subito dopo il nostro arrivo, nessuno ha messo mano al governo delle varie comunità. Non si è provveduto all'epurazione delle autorità fasciste, come si era pensato all'inizio. Il risultato è che, come liberatori, perdiamo credito di giorno in giorno. La frase "Per ogni fascista che se ne va, uno nuovo ne arriva" è diventata un'espressione comune. Il popolo ci ha accolti a cuore aperto e con sincerità, poiché la nostra propaganda e la nostra reputazione lo avevano convinto che arrivavamo come liberatori, non come conquistatori. La Sicilia non è stata liberata dal fascismo. I fascisti sono ancora al potere e il popolo li vuole cacciare. Fino a quel momento, il popolo si rifiuterà di credere alle nostre parole. Molti sono disposti a continuare a soffrire la fame purché i fascisti siano rimossi dai loro incarichi. Si ripete la medesima situazione dell'Africa settentrionale, con l'eccezione che in Sicilia la popolazione non aspetterà che noi provvediamo ai necessari cambiamenti. Al momento, in molte città operano comitati che intendono prendere il potere con la forza. L'unica cosa che li trattiene dall'agire è la presenza della polizia militare americana e il fatto che in Sicilia i combattimenti non sono ancora cessati. I comitati non desiderano pregiudicare la nostra sicurezza militare, ma è certo che finiranno per ritenerla logorata se continueremo a mantenere in carica gli elementi a noi ostili fino al 10 luglio del 1943.

    Dal punto di vista economico, è probabile che nell'isola si verifichi una carestia nell'arco del prossimo inverno, a meno che gli alimenti non vengano importati. Alimenti basilari, come il pane e la pasta (senza i quali i siciliani non potrebbero vivere) vengono distribuiti in razioni da sussistenza. La piaga della situazione alimentare è il mercato nero. Il salario di un lavoratore è di L. 40 al giorno. Nei centri di distribuzione, il pane viene venduto a L. 3,60 al chilo (quando si trova). Ma la maggioranza della popolazione è costretta a comprarlo alla borsa nera a un prezzo che oscilla tra L. 20 e L. 25 al chilo. A queste condizioni un lavoratore non è in grado di mantenere una famiglia. La borsa nera si estende anche ad altri beni di prima necessità e non si è fatto alcun serio tentativo per eliminarla. L'Amgot sostiene che esisteva prima del nostro arrivo e che non siamo in grado di spazzarla via. Abbiamo suggerito all'Amgot che il prezzo del grano venga aumentato per incoraggiare il proprietario terriero a collocare il suo raccolto sul mercato, aumentando così il prezzo del pane. In tal modo vi sarebbe un certo margine di profitto.

    Per acquistare un po' di pane, le persone sono obbligate a stare in fila dalle prime ore del mattino fino a tarda notte. Una nostra indagine ha rivelato che le code per il pane si formano alle 11.00 di sera. Le persone rimangono in fila fino alle 7.30 del mattino successivo. Uomini, donne e bambini, troppo poveri per acquistare il pane ai prezzi del mercato nero, vengono presi a calci, spintonati e insultati dalla polizia locale, che urla loro: "Avete applaudito all'arrivo degli americani ed ecco il risultato!" Abbiamo riferito la circostanza all'Amgot, che non ha potuto fare a meno di licenziare sette agenti della pubblica sicurezza. Abbiamo insistito, dicendo che il licenziamento dei sette uomini non era sufficiente. Ci è stato quindi chiesto se, per caso, eravamo a favore della cancellazione di tutte le forze di polizia e, in modo enfatico, abbiamo risposto di sì. I motivi? Gli agenti della pubblica sicurezza e gli squadristi costituivano il braccio armato del regime fascista. Sono le stesse persone che negli ultimi vent'anni hanno mantenuto al potere il fascismo con la violenza, il terrore e il manganello. E ora si vantano pubblicamente "di aver comandato in passato, di comandare ora e che occore soltanto più manganello". Li consideriamo quindi pericolosi per la nostra sicurezza militare.

    Costoro sono troppo addentro ai metodi del regime fascista perché sia loro consentito di rimanere al potere. Ovviamente, la risposta è stata negativa. Ci è stato detto: "I mèmbri delle forze di pubblica sicurezza possono essere allontanati solo nel caso emergano prove concrete contro gli stessi." Di fatto, quattro agenti sono stati riammessi nei ranghi delle forze di polizia agli ordini del colonnello Poletti. Scomparsi prima del nostro arrivo a Palermo, sono poi tornati senza spiegare dove erano stati e i motivi della loro fuga.

    Che Poletti obbedisca o meno a ordini superiori, di fatto non sta governando la città o lo Stato di New York. Poletti non comprende la situazione siciliana, la popolazione o le dinamiche inteme della politica isolana. Finché rimarrà in carica, continuerà a commettere errori, gravi errori. Invece di essere arrestati, il questore, il capo della guardia di pubblica sicurezza e il comandante dei carabinieri conservano intatti poteri e incarichi. In pratica, si verifica la medesima situazione in tutte le città da noi occupate, con l'eccezione di alcuni villaggi dove il coordinatore degli affari civili è in sintonia con gli elementi antifascisti. Sebbene nella provincia di Palermo e nel resto dell'isola tutti ammettano i legami fascisti del cardinale, al momento questi ricopre l'incarico di consigliere del generale Patton. Numerosi fascisti di alto rango godono di privilegi speciali, altri vengono impiegati dall'Amgot; altri ancora sono usciti dai campi di internamento e dal carcere per intercessione del cardinale. Siamo in grado di confermare i suddetti avvenimenti perché abbiamo avuto il piacere di incontrare quotidianamente il colonnello Poletti e i quattro responsabili delle varie forze di polizia. Siamo coscienti dell'atteggiamento assunto dal colonnello nei confronti della situazione siciliana. Non si può dire che egli agisca in malafede ma, piuttosto, che non comprenda bene il contesto.»

3) nelle condizioni date, il pericolo maggiore agli occhi degli alleati si rivelò il potente e organizzato partito comunista, l'unico in grado di opporsi alla mafia, di garantire una pulizia radicale della classe politica siciliana,  e di sollevare la popolazione contro i feudatari che detenevano le terre con modalità economiche da Terzo mondo.

«Tali metodi condurranno la Sicilia verso un'aperta e pericolosa sommossa e getteranno il popolo nelle braccia del comunismo, che in Italia è forte e ben organizzato. Prima di addentrarci nella penisola, dobbiamo essere ben decisi ad attuare il piano preparato in origine per la Sicilia. In Italia troveremo masse più organizzate, soprattutto nel nord industrializzato, che non tollereranno i suddetti metodi per più di un mese.»

    Gli obiettivi immediati delle forze alleate in Sicilia furono dunque: a) mantenere l'ordine conservando nello stesso tempo buoni rapporti con la popolazione; b) ripristinare un tessuto sociale affidabile e conforme agli interessi anglo-americani, come si venivano delineando nel quadro strategico internazionale; c) stroncare le forze di sinistra prima di un loro troppo profondo radicamento sociale.

Tutti questi elementi sono confermati in un successivo  rapporto sulla situazione generale della Sicilia qualche mese dopo la sbarco alleato.