Progetto Novecento

 

I brani originali di questo documento sono tratti da: Nicola Tranfaglia, Come nasce la Repubblica. La mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documenti americani e italiani, 1943/1947 - Saggi Bompiani, Milano 2004, pagg. 99-103

CLASS.: SEGRETO
DESTINAZ.: colonnello Edward Glavin, comandante del teatro nordafricano dell'Oss; Whitney Shepardson, direttore del Si (Washington); Earl Brennan, capo del settore italiano del Si (Washington)
MITTENTE: Vincent J. Scamporino
OGGETTO: Rapporto generale
DATA: 14 dicembre 1943

«Sicilia

Le condizioni generali della Sicilia sono peggiorate nel periodo successivo al mio ultimo rapporto. Si verifica una chiara conflittualità sociale dovuta ai seguenti fattori: l'assoluta incapacità degli enti governativi incaricati di amministrare l'isola a provvedere agli alimenti, al vestiario e alle abitazioni; la negazione delle libertà di stampa, parola e assemblea, che sono naturalmente condizionate dalla censura militare; il mancato allontanamento dei mèmbri del regime fascista dai pubblici uffici. Molti fascisti conservano impieghi e incarichi vecchi e nuovi e in molti casi incitano la popolazione contro il governo alleato; la mancata riorganizzazione della pubblica sicurezza, benché si ammetta l'esistenza della corruzione in tutti i settori della polizia. La pubblica sicurezza è minacciata, i crimini sono quotidiani e il mercato nero continua a prosperare. Tutte le colpe vengono gettate sul governo alleato o sulla popolazione. Per protestare contro una simile situazione, la folla ha attaccato e appiccato il fuoco a numerose sedi municipali. È stata dichiarata la legge marziale per restaurare la legge e l'ordine.

A Ragusa, il capo del governo civile (così viene ora denominato l'AMGOT) è il colonnello Thunburn, un galantuomo inglese affabile ma fragile e indeciso. E' condizionato dal maggiore britannico Gilshnan (responsabile per l'educazione, la stampa, la comunicazione e la giustizia), un reazionario che tenta di sabotare l'opera delle autorità civili, ossia dei sindaci e dei prefetti provinciali. Il maggiore Giishnan ha nominato sovraintendente di tutte le scuole della provincia un certo Gurrieri, un ex ispettore delle ferrovie. Prima del nostro arrivo in Sicilia, costui ha tenuto un comizio sul mare nostrum, attaccando l'imperialismo britannico e il gangsterismo americano. Il prefetto ha invece deciso di mantenere al suo posto il professor Di Giacomo, un noto antifascista autore di varie opere filosofiche apprezzate da Benedetto Croce.
Inoltre, il maggiore Gilshnan appoggia apertamente un certo La Rocca (attuale sindaco di Ragusa), che in passato è stato segretario federale del Partito fascista.

Un altro elemento disprezzato da numerosi circoli è il capitano britannico Harris, che si è distinto per i modi bruschi e arroganti nei rapporti con le autorità civili. In contrasto con i suddetti galantuomini, troviamo il maggiore britannico Young, responsabile per la distribuzione alimentare. È amato da tutti per i modi affabili, l'intelligenza e gli sforzi messi in atto per cercare di risolvere i problemi più difficili.

La bancarotta italiana è totale. Il popolo non crede né al re né al governo. I membri delle forze armate non hanno fiducia alcuna nei vertici militari. Assieme alla carenza di alimenti e ai bombardamenti sulle città (che continuano), tale situazione ha infiacchito il morale della popolazione al punto tale che non dobbiamo aspettarci alcun aiuto dall'Italia nel corso di questa guerra. Lo status di nazione cobelligerante non ha alcun senso, giacché l'Italia non è in grado di equipaggiare nemmeno una singola divisione. E non è sufficiente che l'Italia addestri i suoi soldati, che devono essere risoluti a combattere. Questi uomini non si batteranno finché saranno guidati da chi si è reso responsabile della drammatica situazione in cui attualmente versa la nazione. Lo abbiamo già affermato; se vogliamo che partecipi alla guerra, l'Italia dovrà dotarsi di un nuovo comando.»

Il nuovo fattore emergente da questa relazione è la differenza di atteggiamento tra il comando inglese e quello statunitense nei confronti della realtà locale italiana. Esso riflette ancora i due diversi punti di vista sul ruolo dell'Italia e sul concetto stesso di democrazia che caratterizzavano Churchill e F.D. Roosevelt.