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Appunti in pillole
5 giugno 2007 - Scrive Massimo Fini: «Vorrei essere un talebano, avere
valori fortissimi che santificano il sacrificio della vita, propria e
altrui. Vorrei essere, per lo stesso motivo, un kamikaze islamico. Vorrei
essere un afgano, un iracheno, un ceceno che si batte per la libertà del
proprio Paese dall’occupante, arrogante e stupido. Avrei voluto essere un
bolscevico, un fascista, un nazista che credeva in quello che faceva. O un
ebreo che, nel lager, lottava con tutte le sue forze interiori per
rimanere un uomo. Vorrei far parte dei “boat people” che vengono ad
approdare e spesso a morire sulle nostre coste. Perché sono spinti almeno
da una speranza. Come dargli torto?
22 maggio 2007 - Ho avuto occasione di conoscere Sherif el Sebaie, l'autore del Blog da cui ho tratto questa interessante riflessione. È un giovane egiziano, colto (insegna al Politecnico di Torino), dall'aspetto "occidentalizzato", ha studiato in una scuola salesiana del Cairo, parla 5 lingue e collabora con diverse testate giornalistiche. È il tipico rappresentante di un cosmopolitismo intellettuale che sta crescendo nei paesi una volta del Terzo Mondo e oggi in pieno sviluppo, soprattutto culturale e civile. Un cosmopolitismo che si nutre di coraggio, cultura, apertura e interesse per gli altri, umiltà e coscienza dei propri mezzi; un cosmopolitismo che vent'anni di berlusconismo e tv commerciale in Italia hanno devastato, cancellato, bruciato in un catastrofico olocausto delle menti che ha tra le sue prime vittime gli intellettuali e i giornalisti, ormai "enbedded" nel più totale senso della parola con i poteri forti. Sodomizzati da inserzionisti e sponsor, drogati da una volgarità autoreferenziale che impedisce loro di vergognarsi persino del proprio assordante e servile silenzio - che neppure percepiscono, convinti come sono di esercitare ancora informazione (!) -, nessuna delle firme oggi sugli altari (del culto della personalità) avrebbe certamente il coraggio di scrivere queste poche, chiare, semplici e immediate banalità, che nel panorama "nazistificato" in cui viviamo brillano addirittura di luce accecante:
Per
chi di voi non ha avuto l'opportunità di guardare il documentario della
BBC riproposto su questo blog come
quinta puntata di questa lunga serie sulla Carta dei Valori - ormai
finalmente arrivata alla conclusione - cercherò di riassumerlo in poche
righe: il documentario è incentrato sul Crimen sollicitationis, un
documento segreto emesso dal Santo Ufficio del Vaticano (oggi
Congregazione per la Dottrina della Fede) nel 1962, che fornisce
istruzioni ai vescovi cattolici su come trattare i casi nei quali i
preti sono accusati di fare avances sessuali ai fedeli. La prima volta
che il Crimen sollicitationis apparve sotto i riflettori fu nel 2001 in
quanto ne fu fatta menzione in una lettera scritta in latino dall'allora
Cardinale Ratzinger ai vescovi del mondo, riguardante nuove procedure
atte a fronteggiare le accuse sugli abusi sessuali minorili da parte di
preti cattolici. Le procedure si possono riassumere in poche parole: "Le
cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio" e in
particolare "Ogni volta che l’ordinario o il prelato avesse notizia
almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine
preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede,
la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la
causa, comanda all’ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di
procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale.
Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo
patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e
unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della
medesima Congregazione". In altre parole: i panni sporchi si lavano in
famiglia, pena la scomunica.
Si è tentati, a questo punto, di immaginare quantomeno delle punizioni
esemplari e severissime. E invece si scopre con sbigottimento che il
Vaticano si è specializzato nello spostare preti conosciuti per la loro
tendenza pedofila da una parrocchia all'altra, concedendo spesso e
volentieri persino un asilo politico romano a preti statunitensi raggiunti
da mandati di cattura internazionali emessi a loro carico dalle autorità
americane. Un caso abbastanza esemplare è accaduto invece in Italia, ed è
quello di
un parroco che per anni ha violentato bambine di 10-17 anni. Il
Cardinale che ha accolto le lamentele dei fedeli violati, ha scritto alle
vittime che al termine di un “processo penale amministrativo” tutto
interno alla curia e sentita per l’appunto la Congregazione per la
dottrina della Fede, l’ex parroco “non potrà né confessare, né celebrare
la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno
dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le
litanie della Madonna”. Ovviamente voi vi chiederete cosa c'entra tutto
questo con la Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell'Integrazione.
C'entra eccome: immaginate se domani venisse fuori che un' organizzazione
islamica nazionale ha emesso e poi addirittura convalidato un documento
segreto, redatto in arabo, in cui si raccomanda agli Imam venuti a
conoscenza di casi di violenza su bambini di guardarsi bene dal denunciare
l'accaduto alle forze dell'ordine italiane o dal collaborare con esse,
pena "l'esclusione dall'Islam". Immaginate se venisse fuori che in quello
stesso documento viene raccomandato agli Imam di deferire i casi di questa
natura ad un tribunale islamico che giudichi in base alla Sharia.
Immaginate, poi, se dopo un processo simile venisse fuori che l'Imam
incriminato è stato condannato a fare offerta caritativa per un anno e
recitare ogni giorno una sura del Corano o le "litanie di Maometto".
Non so voi, ma io lo vedo già che cosa direbbero i mezzi di informazione e
i politici. E non mi azzardo ad immaginare le carte dei valori e le leggi
speciali che verranno pretese a gran voce e approvate in fretta e furia.
Credo che il Crimen sollicitationis si commenti da solo, e che la dica
lunga sul mancato percorso di evoluzione della Chiesa, sul rapporto
sussistente tra questa e lo Stato Italiano, sui due pesi e due misure
adottati quando si parla di Islam e musulmani. Ma c'è un'altro concetto,
molto importante, sotteso dal Crimen sollicitationis, un concetto
strettamente connesso al tema della "Tradizione ebraico-cristiana", la
grande mistificazione storica con cui viene introdotta la Carta dei
Valori. Così come la Chiesa intima il silenzio sui reati commessi dai
preti pedofili, poiché teme lo scandalo che ne deriverebbe, relegando le
sorti delle vittime ad un piano secondario, essa vorrebbe stendere
definitivamente il velo dell'obblìo sulle sue colpe dirette nel dramma
dell'Olocausto. Altrimenti non si spiega per quale motivo non apre gli
Archivi segreti relativi al periodo della Seconda Guerra Mondiale,
pretende il cambio della didascalia sotto la fotografia di Papa Pio XII
nel Museo dell'Olocausto di Gerusalemme, si appresta a dichiarare
quest'ultimo Beato quindi Santo, e - proprio mentre accade tutto questo -
avalla il concetto dell'inesistente tradizione ebraico-cristiana.
In un saggio interessante sul "Cristianesimo, Nazismo e Olocausto"
pubblicato nel '99, l'autore - Francesco Buccafusca - riassume quanto
sopra espresso quando scrive: "Oggi la comune interpretazione di gran
parte degli storici, anche di cultura cristiana, è che la Chiesa con la
sua ufficiale neutralità , ha voluto soltanto salvaguardare i suoi
interessi. Secondo ciò, tutto era secondario, anche le sorti di un intero
popolo e quello che poteva comportare un conflitto mondiale, inclusa la
pace nel mondo. Tutto poteva assumere un aspetto secondario, rispetto alla
prospettiva che essa stessa potesse essere distrutta. (...) Per tanto la
posizione degli storici è talmente dimostrabile che non ha più ragione di
essere definita teoria ma ha tutto il diritto di rientrare a pieni titoli
nelle pagine della storiografia di questo secolo. Quello che invece non
vuole ancora essere omologato in forma ufficiale da molti storici è il
reale rapporto che ha avuto l'antisemitismo di matrice cristiana con
l'Olocausto". Inutile dire che è proprio per confondere definitivamente le
acque che è stata inventata la "tradizione ebraico-cristiana". L'autore lo
spiega benissimo quando scrive: "Ma poiché la Chiesa dopo tanti anni non
mostra nessuna intenzione nel voler riconoscere eventuali errori,
arrocandosi ancora su una difesa senza riscontri storici, tutto fa
supporre, quindi, che i suoi silenzi sul popolo ebraico che veniva
sterminato potessero nascere da altri interessi (...) Nascondendosi con la
sua neutralità ufficialmente dichiarata e tanto meno praticata possiamo
pensare che ha soltanto nell'esteriorità manifestato il suo ruolo di
spettatrice impotente, ma vivendo probabilmente con l'emotività di chi
stava giocando anche la sua parte, il cui esito comportava il predominio
assoluto in tutta l'Europa del monopolio della religione". Il disinteresse
verso quella "millenaria vergogna generica del Cristianesimo", e cioè
l'Ebraismo, diventava ancor più motivato man mano che si delineava
all'orizzonte un nuovo nemico: Il Comunismo. Ma ora che il Comunismo non
c'è più, e che l'Islam ha preso il suo posto come "entità nemica" e
concorrente, soprattutto in Europa, l'interesse nella rivalutazione
dell'Ebraismo e dello Stato mediorientale che in esso si identifica, è
diventato di importanza vitale per la Chiesa. Ecco spiegato perché Magdi
Allam ha sfornato il suo ultimo libro, "Viva Israele". Chi meglio di lui -
l'islamico pentito - avrebbe potuto sostenere che "Oggi più che mai sono
convinto che Israele, assieme a Papa Benedetto XVI, sono la residua
speranza di salvezza della Civiltà Occidentale che, più di altre civiltà,
incarna la sacralità della vita e la libertà della persona"? [fonte:
salamelik.blogspot.com]
20 maggio 2007 -
«Alla fase
della secolarizzazione e della "morte di Dio" è dunque seguita, nel ciclo
della "civiltà occidentale", una fase di rievangelizzazione all'insegna di
una parodistica religione postmoderna che è stata chiamata religio
holocaustica. Si tratta di una religio (nel senso lucreziano e oraziano di
"superstizione") [...] per cui non abbiamo più un "avanti Cristo" e un
"dopo Cristo", ma un "prima di Auschwitz" e un "dopo Auschwitz".»
14 maggio 2007 -
CAMP
PENDLETON, California, 9 Maggio.
La guerra non cambia il suo volto, neppure alle soglie
del XXI secolo. L’appunto di oggi non si ferma a questa banale
considerazione, ma vuole andare oltre. Da anni i nostri organi
d’informazione (?) - che qualcuno ha giustamente ribattezzato “organi di
distrazione di massa” - ci bombardano con la ossessionante ripetizione di
uno schema razzista, secondo cui il Mullah talebano è una vile bestia
feroce, un moderno tagliatore di teste, un nemico della civiltà. I poveri
innocenti che cadono nelle mani di simili vigliacchi (l’epiteto è di un tal
Mastrogiacomo, giornalista italiano rapito e rilasciato dai guerriglieri
afghani mentre operava in una zona di guerra) subiscono la barbarie
sanguinaria di una morte ignominiosa e orrenda in nome di un fanatismo cieco
e intollerabile, privo di ogni umanità. - Il soldatino americano non ha solo versato sangue… ci ha aggiunto l’urina - I nostri soldati non usano volgari coltellacci, ma fucili altamente tecnologici frutto di una cultura decisamente superiore - Almeno i soldati occidentali hanno l’accortezza di nascondere le loro porcate e poi di negarle fino a che è possibile, non mandano video osceni in giro per il mondo a propagandare la loro guerra - Il vile talebano uccide in nome di dio, il soldatino americano uccide bestemmiando, cosa decisamente più civile - Il talebano fa dei prigionieri e li giudica secondo la sua legge; l’americano rinchiude i suoi prigionieri in un carcere illegale e non li processa, facendoli semplicemente scomparire nel disinteresse di tutto il mondo Altre considerazioni:
11 maggio 2007 - Dalla rubrica dell'Unità - S'ode a destra -
di Bruno Ugolini:
7 maggio 2007 - Articolo non firmato apparso su «Il foglio» del 3 maggio:
«La Volta
che Veltroni mandò un messaggio commosso alla comunità filippina, peccato
però che l’eroica baby-sitter morta per i bambini era honduregna, è il
capolavoro degli scivoloni cui può condurre la correttezza politica, che
nasconde sempre una punta inconsapevole di razzismo: la tata è sempre
filippina. Ma il caso di Vanessa Russo, la ragazza uccisa nella
metropolitana di Roma, riporta bruscamente l’orrore dello stereotipo
dall’altra parte del pendolo. “La rumena”, “le rumene”. Basta
l’indicazione geografica e, da violenza metropolitana, il delitto diventa
subito faccenda etnica, emergenza razziale. I giornali non soltanto
titolano “Omicidio volontario per la rumena”, ma addirittura, nei
trafiletto, il complice diventa, “l’argentino che l’ospitava”. «Il foglio» è, come si suol dire, un foglio di
destra. «La Repubblica» invece si considera di centro-sinistra. Stiamo
parlando degli organi di informazione italiani più schierati, accanto ai
normali “organi di partito” come «Il giornale» o «L’Unità». Oggi, per chi
legge, ci sono vari modi possibili per perdere le staffe: leggere i
giornali schierati, come «Il foglio», se sei di sinistra, o come «Le
Repubblica», se sei di destra. Oppure leggere “il tuo” giornale, come «La
Repubblica» se sei di sinistra, o «Il foglio» se sei di destra, e non
trovarvi quello che vorresti.
6 maggio 2007 - Scrive Eduardo
Galeano:
«Il Muro
di Berlino era la notizia di ogni giorno. Dal mattino alla sera leggevamo,
vedevamo, ascoltavamo: il Muro della Vergogna, il Muro dell'Infamia, la
Cortina di Ferro... La globalizzazione genera muri. Il problema è capire chi sta di qua del muro, "dalla nostra parte", e chi di là. Dall'elenco di Galeano risulta una cosa evidente: di là dal muro stanno tutti quelli che non partecipano alla globalizzazione. Gli esclusi. La globalizzazione infatti non è un bene comune, è solo l'ultima maschera dietro cui il colonialismo occidentale nasconde il suo vero volto. Forse l'unica novità è che allo stesso banchetto oggi siedono anche i nostri vecchi nemici comunisti. La Cina è vicina.
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