Progetto Novecento

        Lo scopo di «PROGETTO NOVECENTO» è quello di rileggere la storia della Guerra Fredda alla luce delle nuove conoscenze rese oggi possibili dalla pubblicazione dei documenti riservati della CIA - l'agenzia centrale di spionaggio statunitense -, nonché dei documenti provenienti dal National archives and records administration (Nara) di College Park, nel Maryland. «PROGETTO NOVECENTO» non vuol fare concorrenza all'editoria scolastica, ma affiancarsi al lavoro di docenti e studenti dell'ultimo anno delle superiori per una revisione della storia del secondo Novecento di cui i testi tradizionali non possono o non vogliono ancora render conto. Non vogliamo dunque offrire un panorama esauriente della storia del XX secolo, ma un archivio di dati e documenti relativi a un limitato numero di eventi e problematiche, attorno a cui solo oggi è disponibile una documentazione esauriente e decisiva ai fini di una corretta interpretazione. Attraverso numerosi collegamenti Internet ai siti specializzati, i nostri utenti potranno comunque attingere tutte le informazioni utili a completare il quadro storico complessivo. Per l'uso di questo sito è desiderabile, ma non indispensabile, la conoscenza della lingua inglese; l'accessibilità ai documenti originali è infatti garantita dal lavoro di traduzione dei nostri studenti.

    Poiché l'uso del "Segreto di Stato"  è il tema centrale di questo sito, riteniamo importante avvertire come tale pratica caratterizzi ancora oggi il rapporto tra potere e cittadini. La censura non è una caratteristica esclusiva delle dittature: le grandi democrazie occidentali praticano ancora oggi impunemente questa grave forma di violazione dei diritti fondamentali. Pertanto, accanto alla storia dei segreti del Novecento, sarà nostra premura redigere periodicamente una sezione di controinformazione contenente quelle notizie che le testate giornalistiche nazionali e le televisioni pubbliche e private oscurano sistematicamente, notizie che quasi sempre concernono la violazione dei diritti dell'uomo e delle convenzioni internazionali. Accade a volte, nella storia, che il "diritto di sapere" si trasformi in Dovere.

    Il passaggio al XXI secolo è stato un evento carico di valore simbolico. Quello che qui interessa di più è il fatto che esso ha segnato la transizione dell'intero Novecento tra gli eventi del passato, facendone a tutti gli effetti oggetto possibile di ricerca storica.
    La ricerca storica si basa essenzialmente sull'interpretazione dei documenti originali appartenenti all'epoca che si intende ricostruire e conoscere. Ma il problema è: quali documenti? Chi intendesse oggi produrre un testo scolastico sul Seicento, o il Settecento, o l'Ottocento, potrebbe comodamente trovare tutto quello che gli serve in una vastissima produzione editoriale che mette a disposizione di chiunque il secolare lavoro di ricerca effettuato dagli specialisti. Questo lavoro ha già selezionato e diviso ciò che è ritenuto più significativo da ciò che lo è di meno, sulla base di canoni di giudizio periodicamente rivisti ma già inscritti in un orizzonte di riferimento che difficilmente potrebbe mutare. Si possono così discutere i particolari e i giudizi di valore sui fatti, ma non l'esistenza, poniamo, del processo di formazione degli Stati nazionali, o il colonialismo europeo, o il Risorgimento italiano.
    Scrivere la storia del Secondo Novecento è invece stata, almeno fino agli anni '90, tutta un'altra questione. La gran parte dei documenti a disposizione degli storici non erano infatti quel tipo di documenti che possano essere loro di qualche effettiva utilità. Perché i documenti che "fanno la storia" sono quelli che i governi, gli Stati, le cancellerie, gli uomini politici tengono accuratamente nascosti alla pubblica opinione fino a quando la loro segretezza non abbia più ragion d'essere, cioè fino a che lo richiede l'"interesse nazionale" (o quella che nel passato era chiamata "Ragion di Stato"). È vero, come hanno dimostrato gli Annalisti francesi negli anni '40, o il nostro Benedetto Croce ben prima, che la storia è anche fatta di pensiero, cultura, costumi; ma è altrettanto vero che in politica le ragioni non dette hanno un peso maggiore di quelle conclamate.
    Ora che i "segreti" della Guerra Fredda stanno venendo alla luce, ci accorgiamo di quanto debole sia una storiografia basata solo sui "fatti", sul pensiero, sulle intuizioni dello storico. Ci accorgiamo che i testi scolastici sul Secondo Novecento, anche i più seri, assomigliano troppo alle cronache e alle inchieste giornalistiche, le stesse che hanno segnato il dibattito politico negli anni che essi vorrebbero interpretare. I testi scolastici dicono della Guerra Fredda quello che "si vedeva", che "si diceva". Certamente erano molti gli studiosi, o le persone comuni "dal cuore vigile", che sospettavano, o intuivano, o arguivano per intelligenza politica verità diverse nascoste nel gioco spietato degli interessi economici contrapposti. Ma a ciò che queste persone erano in grado di dire mancava ancora un tassello fondamentale, l'elemento che è in grado di mettere a tacere chi mente e di aprire le orecchie a chi non vuol sentire. Mancavano le prove.
    Ora le "prove" stanno uscendo allo scoperto: l'amministrazione del presidente Clinton ha reso accessibili  i documenti segreti americani del primo cinquantennio post bellico, che è poi la storia della Guerra Fredda. I fatti, quello che "si vedeva", che "si sapeva", stanno ricevendo quella profondità di significato che loro mancava per essere autentici, essere Storia, e questa profondità viene loro concessa dalla conoscenza delle ragioni prime, che sono poi le ragioni che condizionano le decisioni di chi detiene il potere di agire.
    Purtroppo il panorama è tutt'altro che completo. Come scrive Nicola Tranfaglia «... pur di fronte a queste nuove fonti, parziali ma preziose, non ci si può nascondere che altri archivi di notevole importanza per la ricostruzione del periodo in questione e dei problemi politici, economici e culturali a esso attinenti siano ancora inaccessibili: in primo luogo quelli dell'ex Unione Sovietica che, aperti per due o tre anni subito dopo il crollo dell'URSS nei primi anni Novanta, successivamente sono stati totalmente chiusi.
    Quindi gli archivi del Vaticano, di non minore importanza (...)
    Anche per quanto riguarda gli archivi inglesi le limitazioni sono numerose...
».
    È un fatto però che la storia degli Stati Uniti è la storia della più grande potenza della modernità, e che la conoscenza dei suoi segreti getta una luce forse un po' troppo tagliente sulle cose, ma indubbiamente efficacie per dirigere i nostri passi verso una corretta interpretazione. Studiare la Guerra Fredda leggendo i documenti declassificati - desecretati - dei governi USA da Roosevelt a Clinton è un po' come voler scrivere la storia di Roma conoscendo solo il latino. Ma è certamente un passo avanti rispetto alla pretesa di voler comprendere l'Impero romano conoscendo solo il persiano. O, appunto, di voler comprendere il Secondo Novecento proponendo le cronache del Parlamento italiano.
    La storia delle operazioni segrete della CIA coincide quasi perfettamente con la storia della politica estera statunitense, e la storia della politica estera statunitense è la storia del mondo negli ultimi sessant'anni. Che piaccia o no, i segreti della CIA dicono del mondo tutto quello che il mondo non era tenuto a sapere, in nome della sicurezza nazionale americana. Non credo affatto, quindi, che la nostra operazione di ricostruzione storica sia parziale e di parte; non intendiamo porre gli Stati Uniti sul banco degli imputati di un immaginario "tribunale della storia", per il semplice motivo che, caso mai, questo "tribunale" se lo sono aperto proprio loro, i padri fondatori della nostra democrazia.

Maurizio Chatel